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Vivere con l'endometriosi

12/03/2010

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Organizzato dall'Ospedale Sacro Cuore - Don Calabria di Negrar e presieduto dal dottor Luca Minelli, il convegno affronterà la malattia dell'endometriosi con un approccio multidisciplinare, non ultimo attraverso le testimonianze dirette delle pazienti, nella tavola rotonda aperta al pubblico moderata dal giornalista RAI Michele Mirabella, conduttore di Elisir (sabato 27 dalle ore 12.00).

L'endometriosi è una patologia frequentemente associata ad infertilità e dolore pelvico cronico. Verosimilmente, la sua prevalenza nella popolazione femminile in età fertile è stata sottostimata. Infatti, studi recenti ne evidenziano non solo la diffusione ma anche l'importante rilievo sociale. Alcuni studi ne riportano un'incidenza fino al 20% delle donne in età fertile, benché in vari gradi. Nonostante le numerose ricerche scientifiche condotte, ben pochi progressi sono stati compiuti nella conoscenza della malattia mentre sono stati riportati significativi miglioramenti nella diagnostica e nel trattamento. Nelle sue forme severe, la malattia può seriamente compromettere la funzionalità di diversi organi addomino-pelvici (tratto intestinale e urinario), provocare infertilità e dolore cronico.
La parte scientifica del congresso si concentrerà sulla diagnostica e sul trattamento dell'endometriosi severa.
La prima sezione presenterà le attuali conoscenze e possibilità di diagnosi della malattia e soprattutto della sua estensione. Una corretta diagnosi delle strutture coinvolte permette di programmare un trattamento medico/chirurgico opportuno.
La seconda sezione sarà dedicata alle ultime conoscenze nel trattamento medico e chirurgico, la cui efficacia si basa sempre più sulla collaborazione tra competenze multidisciplinari.
Il dibattito pubblico che conclude il convegno vuole evidenziare l'impatto sociale della malattia. Nel 2009 l'endometriosi è stata oggetto di una capillare campagna di comunicazione da parte del Ministero della Salute perché, a fronte dei 150 milioni di donne nel mondo che ne soffrono (di cui 14 milioni in Europa e 3 milioni in Italia) la percezione popolare di questa patologia è ancora troppo esigua.

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