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- Modulo di richiesta per le strutture che vogliono segnalare pazienti in vista dell'accoglimento.
(da mandare via fax).
- Un piano integrato di cura e accoglienza per le gravi cerebrolesioni:
Accordo stipulato tra Ospedale di Negrar, Azienda Ospedaliera e ULSS 20 di Verona.
Un esempio di realizzazione delle due conferenze di consenso sulle gravi cerebrolesioni.
- A tutti i pazienti e ai loro famigliari:
una lettera del direttore del Dipartimento, dott. Renato Avesani.
La realtà riabilitativa all'interno dell'Opera Don Calabria di Verona è sempre stata caratterizzata dall'evoluzione delle proposte riabilitative nate per lo più su sollecitazione dei bisogni espressi da persone in difficoltà. Fin dagli anni '70 le due strutture dell'Opera Don Calabria (l'Ospedale di Negrar e l'allora Centro Professionale di Verona) hanno iniziato a rivolgere la loro attenzione al mondo della disabilità fisica e/o cognitivo-comportamentale. 
Da allora, seguendo il mutare delle esigenze, ma anche recependo le sollecitazioni del sistema socio-sanitario nazionale, la nostra organizzazione è divenuta via via più complessa.
Uno degli obiettivi che ci si è prefissi di realizzare nel corso degli anni, è stato quello di offrire un percorso riabilitativo il più completo possibile, in ottemperanza alle linee guida nazionali e alle direttive regionali in tale ambito. A questo scopo si è cercato di differenziare le offerte, rivolgendole sia a persone con intensi bisogni di tipo "medico" e "riabilitativo", sia a persone con quadri clinici meno pesanti, che necessitano cioè di interventi non intensivi.
Nel suo complesso, infatti, l'offerta riabilitativa si suddivide in tre gradi:

Da qualche anno, grazie alla creazione di un Dipartimento di Riabilitazione che unisce la realtà Ospedaliera di Negrar a quella del Centro Polifunzionale Don Calabria di Verona, è stato possibile rafforzare i percorsi di riabilitazione con l'aggiunta di programmi specifici per il reinserimento professionale e sociale.
Tutto ciò rende ragione della complessità della nostra organizzazione riabilitativa: vediamo quindi di spiegarla!
Per saperne di più sul Dipartimento di Riabilitazione scarica la brochure in pdf
Direzione Dipartimento: dr. Renato Avesani.
Riabilitazione Intensiva - UGC/US: dr. Giuseppe Armani.
Reparto Medicina Fisica e Riabilitazione: dr. Zeno Cordioli.
SMFR: dr. Renato Avesani.
RSA-SUAP: dr. Giorgio Carbognin.
Servizio G.C.A. - Presidio Polifunzionale di Verona: dr.ssa Maria Grazia Gambini.
Unità Operativa Adulti - Presidio Polifunzionale di Verona: dr.ssa M.D. Lobbia.
Il polo ospedaliero del Dipartimento di Riabilitazione comprende
Il polo extraospedaliero comprende:
Il significato stretto è quello di rendere una persona colpita da disabilità nuovamente in grado di "fare" (non necessariamente quello che faceva prima!), attraverso un percorso che la conduca a raggiungere il miglior livello di recupero, interpretando in modo positivo, come " diversa abilità", la sua eventuale situazione di svantaggio.
Per meglio comprendere il significato del termine riabilitazione è bene rifarsi a ciò che scrive l'Organizzazione Mondiale della Sanità (W.H.O World Health Organisation): "la riabilitazione è l'utilizzo di tutti i sistemi finalizzati alla riduzione dell'impatto della disabilità e della condizione di handicap con mezzi che, al tempo stesso, possono aiutare le persone disabili a raggiungere un reinserimento sociale ottimale".
Il raggiungimento di questi obiettivi avviene all'interno della Medicina Fisica Riabilitativa che è una specialità medica indipendente che ha lo scopo di promuovere la salute fi sica, il funzionamento cognitivo, le attività, la partecipazione e la qualità della vita delle persone che vivono le conseguenze di una condizione di malattia, attraverso la modificazione di fattori personali e ambientali.
Si tratta di un lavoro integrato, che prevede la stesura di un progetto riabilitativo comune, formulato sulla base dei bisogni del singolo paziente e periodicamente rivalutato e rimodulato a seconda dell'evoluzione clinica. L'obiettivo è cercare di sfruttare tutte le potenzialità residue della persona disabile, in modo da ridurre il grado di dipendenza e, quando possibile, ricondurla alla piena autonomia.
La persona colpita da menomazioni neurologiche, neuropsicologiche, ortopedico-degenerative e/o dalle possibili complicanze secondarie alla patologia iniziale, viene sottoposta a trattamenti medici e riabilitativi di tipo motorio, neuropsicologico, occupazionale e strumentale. Le risposte che si ottengono in termini di miglioramento variano da individuo a individuo e non sono mai totalmente prevedibili. Infatti le manifestazioni della malattia e il carattere di ogni paziente sono diversi e mutano nel tempo. Proprio in relazione alle modificazioni temporali della disabilità gli interventi si diversificano in intensità e modalità (ricovero ospedaliero e non, Day Hospital, ambulatoriale).
In nessun caso le terapie riabilitative devono essere interpretate come un semplice "allenamento in palestra": sono piuttosto un insieme di progetti e di azioni che si prefiggono l'obiettivo di restituire alla persona la migliore qualità di vita possibile, tenendo conto delle menomazioni procurate dalla malattia.
Ogni menomazione (danno, lesione), se grave, produce disabilità. Essere disabili vuol dire non essere più capaci di camminare come prima, udire come prima, parlare come prima e così via.
Compito della riabilitazione è quello di ridurre la disabilità valorizzando le risorse residue, viste come un "potenziale di salute", attraverso un insieme di procedure, tecniche e attenzioni che stimolano il normale processo di recupero di un organo lesionato e/o di una funzione alterata. Il cervello, e così le ossa e le altre strutture dell'organismo, hanno in sé delle potenzialità di riparazione del danno subito: la riabilitazione non fa altro che indirizzare correttamente questi processi riparativi e, quando la riparazione non sia possibile, aiutare la persona ad apprendere tecniche di compenso: fare con quello che si ha.
Nel processo riabilitativo la persona deve essere protagonista del proprio recupero, delle scelte di vita anche in condizioni di difficoltà, nella certezza che ognuno, per quanto grande sia il proprio limite, mantiene una sua unicità e un ruolo sociale.
Il recupero tuttavia può essere variabile e in percentuale diversa a seconda dell'età, dello stato fisico, dell'estensione della lesione, della motivazione personale, della... fortuna.
Non esiste una tecnica riabilitativa in grado di risolvere da sola tutti i problemi!
La rieducazione è un processo di cura e prevede fasi diverse in tempi diversi.
È buona regola, prima di tutto, rispettare i tempi della malattia e prima ancora quelli della persona: un paziente gravemente impegnato dal punto di vista clinico offrirà ben poche risorse per l'attività riabilitativa e quindi sarà necessario, ad esempio, posticipare il trattamento vero e proprio.
Durante la fase acuta la persona ammalata potrà essere seguita al letto: in tale fase l'attenzione è rivolta soprattutto a prevenire i danni da immobilità (piaghe, vizi articolari, etc).
Quando la persona può essere messa seduta inizia la riabilitazione in palestra.
Il percorso riabilitativo ha una durata variabile, dai pochi giorni o settimane per pazienti con problemi ortopedici ai molti mesi per disabilità conseguenti a gravi lesioni al cervello o al midollo spinale. Non è sempre facile fare previsioni, specie nei casi più gravi: si può affermare, tuttavia, che i tempi di riparazione e di recupero non sono infiniti, anche se modificazioni a lungo termine sono sempre possibili. Il periodo riabilitativo si conclude mediamente quando gli esiti si stabilizzano, indipendentemente dal risultato ottenuto. Nel caso di malattie cronico-degenerative un intervento riabilitativo extraospedaliero può contribuire a mantenere lo stato di salute e le capacità residue e a prevenire complicanze. Inoltre, sia nella fase ospedaliera, ma ancor più nella fase postospedaliera e nella cronicità, la riabilitazione ha l'importante compito di garantire una integrazione sociale.
In linea generale la velocità del recupero non è direttamente proporzionale al numero di ore di attività (al "fare tanta riabilitazione"): questo vale specialmente in caso di lesioni al cervello, nelle quali occorre lasciare tempo per il ridimensionamento e la riorganizzazione delle zone danneggiate. Si può affermare che un trattamento di due tre ore al giorno, inteso come intervento globale di terapisti, infermieri e familiari, possa essere adeguato.
Non è detto che l'intero iter riabilitativo si compia nel reparto che per primo ha accolto la persona, tanto più in una organizzazione di tipo dipartimentale che, come la nostra, prevede strutture con diversi livelli di intensità riabilitativa e assistenziale. È quindi possibile che, a un certo punto del suo percorso, la persona venga trasferita dalla Riabilitazione Intensiva all'unità di MFeR. Nei casi più complessi il percorso riabilitativo non si conclude neppure con la dimissione dal reparto ospedaliero, ma prosegue in forma diversa, presso lo stesso Ospedale in regime di Day Hospital o ambulatoriale, nelle strutture extraospedaliere facenti capo al Dipartimento, in altri centri o sul territorio, in strutture più vicine alla zona di residenza degli interessati.
ANNO 2008: Consulta lo standard di prodotto del Dipartimento.
ANNO 2009: Consulta lo standard di prodotto del Dipartimento.
FASE 3 Ass. Traumi Cranici - Verona (tel. 348 6552725)
associazione@fase3.it - http://fase3verona.wordpress.com/
G.A.L.M Gruppo Animazione Lesionati (tel. 045 9251241) http://www.galm.it
Pernoi, sito sul mondo delle disabilità http://pernoi.iport.it/
Risorse per l'handicap http://www.risorsehandicap.org