“Un fisico allenato è alla base della prevenzione di qualsiasi tipo di infortunio”: le indicazioni del dottor Roberto Filippini, direttore della Medicina dello Sport, per affrontare al meglio la pratica sciistica

L’inverno è la stagione per eccellenza dello sci, dei week end sulle piste e, per i più fortunati, della settimana bianca. Ma anche il divertimento richiede buon senso e respinge l’improvvisazione, perché giornate piacevoli all’aria aperta non si trasformino in un arriverderci alle montagne innevate per lungo tempo. Ma come come prepararsi per affrontare al meglio le piste? Risponde il dottor Roberto Filippini (nella PhotoGallery), direttore della Medicina dello Sport dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria.

“La regola vale per lo sci ma anche per ogni altra disciplina: non si può intraprendere uno sport senza preparazione atletica. Questo perché un fisico allenato è alla base della prevenzione di qualsiasi tipo di infortunio. Lo sci è uno sport di potenza e la maggior parte degli incidenti accadono a causa delle cadute, provocate generalmente dalla stanchezza, che diminuisce le forze e il controllo muscolare. Una buona preparazione atletica – modulata in base all’intensità dello sforzo fisico che si vuole intraprendere – abbassa notevolmente il rischio di cadute”.

Quale preparazione consiglia?

La più indicata è la ginnastica presciistica. Consiste in una base di allenamento cardio-polmonare accompagnato da una serie di esercizi – alle macchine ma anche a corpo libero – per potenziare la forza degli arti inferiori e superiori, l’equilibrio e la coordinazione.

A quali infortuni va maggiormente incontro uno sciatore?

La tipologia di infortuni causati dalle cadute è cambiata nettamente da quando è stata modificata l’attrezzatura, in particolare gli scarponi. Pochi anni fa proprio perché lo scarpone era più basso, erano più frequenti le fratture della tibia e del perone. Con l’introduzione sul mercato della calzatura più alta, l’articolazione maggiormente interessata è diventata il ginocchio, con traumi distorsivi di gravità variabile. La caduta accidentale tuttavia non risparmia gli arti superiori. Per gli sciatori sono più a rischio le spalle (lussazioni e fratture dell’omero), mentre tra gli snowbordisti sono più frequenti le fratture del polso e delle dita delle mani. Grazie all’obbligatorietà dell’uso del casco, si registrano meno traumi cranici, causati non tanto dalle cadute ma dall’impatto contro un altro sciatore o contro ostacoli di varia natura, compresi gli alberi e i piloni della seggiovia.

Quali accorgimenti adottare se non si è sportivi e non si è fatta una preparazione specifica, ma si vuole sciare lo stesso?

Innanzitutto mai abusare di se stessi, magari sciando ininterrottamente dall’alba al tramonto. Ai primi segni di stanchezza, è bene fermarsi. Anche una corretta alimentazione è importante: è sconsigliato riprendere gli sci appena mangiato soprattutto se abbondantemente, come accade spesso in montagna.

Perché?

Per due ordini di ragioni. Con il freddo si può andare incontro a problemi di tipo gastrico. Inoltre l’assunzione di cibi pesanti in quantità abbondante comporta, per consentire il processo digestivo, un maggior afflusso di sangue verso l’apparato gastroenterico e un conseguente minor apporto ematico a livello dei muscoli, che perdono così forza e tonicità. Se poi si è abusato di bevande alcoliche, tutto questo è accompagnato da una riduzione delle capacità coordinative, che facilita la caduta.

C’è chi d’inverno non scia, ma continua a svolgere attività sportiva all’aperto, come la corsa. Qualche suggerimento in proposito per praticare questo sport anche alle basse temperature?

È bene scegliere le ore più calde della giornata, come la pausa pranzo. Anche un abbigliamento corretto è fondamentale: oggi possiamo disporre di maglie tecniche che tengono caldo, ma consentono un’ottima trasudazione. Quando le condizioni atmosferiche e delle strade sono proibitive, è meglio stare a casa oppure optare per la palestra. Il terreno ghiacciato, non permettendo un’aderenza ottimale del piede, espone non solo al rischio di cadute, ma sottopone le nostre articolazioni e i nostri muscoli a movimenti biomeccanici alterati che possono essere causa di lesioni di tipo distrattivo o di problemi muscolo-tendinei.

(da L’Altro Giornale-gennaio 2019)