Sono più di mille le diagnosi di tumore al giorno, ma il 40% dei tumori potrebbe essere evitato con un sano stile di vita. La dottoressa Stefania Gori, presidente eletto AIOM, commenta i dati emersi dal censimento annuale della malattia oncologica

Sono più di mille al giorno, le diagnosi di tumore stimate per il 2017. Ma sono anche 3 milioni e trecentomila le persone che oggi vivono in Italia dopo una diagnosi di tumore, il 24% in più rispetto al 2010. Un bicchiere mezzo pieno, ma che fa sperare per il futuro anche grazie all’avvento di nuovi trattamenti farmacologici come l’immunoterapia. E’ quanto riporta “I numeri del cancro in Italia 2107”, il “censimento” della malattia oncologica nel nostro Paese, frutto del lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dell’Associazione Italiana Registri Tumori (ARTIUM) e della Fondazione AIOM.

“La mortalità, – sottolinea la dottoressa Stefania Gori (nella foto con il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin), presidente eletto AIOM e direttore dell’Oncologia Medica dell’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria -, continua a diminuire in maniera significativa in entrambi i sessi. Si tratta del risultato di più fattori: la prevenzione primaria (in particolare la lotta al tabagismo), la diffusione degli screening su base nazionale e il miglioramento diffuso delle terapie in termini di efficacia e di qualità di vita in un ambito sempre più multidisciplinare e integrato. Più pazienti hanno lunghe sopravvivenze e più persone guariscono dal cancro: e questo è un importante risultato di sanità pubblica“.

Tuttavia si stima che nel 2017 le diagnosi saranno 369mila, 3.200 in più rispetto al 2016. Si muore di meno, ma ci si ammala di più.

Un incremento delle neoplasie è dovuto certamente all’invecchiamento della popolazione. Ma non solo. Seppur sia ancora non sufficiente a livello nazionale e diversificata da regione a regione, l’adesione alle campagne di screening (mammella, colon retto e cervice uterina) ha consentito un maggior numero di diagnosi in una fase precoce del tumore, quindi una migliore prognosi. Un esempio è il tumore al seno: sono 51mila i casi nel 2017, ma in crescita solo nelle fasce di età dove si è avuto un ampliamento dello screening, cioè fra i 45-49 anni e nelle over 70. E sempre grazie ai programmi di screening è in diminuzione il tumore al colon-retto: tramite l’esame del sangue occulto nelle feci e, se è positivo, la colonscopia possiamo diagnosticare lesioni ancora in fase precancerosa. Resta tuttavia ancora molto da fare nell’ambito della prevenzione primaria: il 40% dei tumori potrebbe essere evitato adottando uno stile di vita salutare (niente fumo di sigaretta, dieta corretta e attività fisica). E aderendo alle campagne di vaccinazioni che comprendono anche i vaccini contro alcuni tumori”.

Quanto incidono gli agenti infettivi?

“Si stima che l’8,5% dei casi di tumori sia dovuto a virus. Nel nostro Paese è stato calcolato che l’Helicobacter pylori è causa del 42% dei tumori dello stomaco; il virus dell’epatite B e C del 35% dei tumori del fegato; il virus del papilloma umano (HPV) del 20% dei casi di cancro alla cervice, del pene, dell’ano e del cavo orale. Nel complesso quasi 4.400 casi ogni anno sono riconducibili all’HPV, ma oggi è disponibile un’arma fondamentale per combatterlo, la vaccinazione. Dal 2007-2008 in ogni regione è offerta gratuitamente e attivamente alle dodicenni. Inoltre, tra le vaccinazioni previste nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza e nel Piano Nazionale Vaccini 2017-2019 ora è compresa anche quella contro l’HPV nei maschi undicenni”.

Nel rapporto si legge che l’incidenza dei tumori è in netto calo negli uomini (-1,8% per anno nel 2003-2017), legato principalmente alla riduzione dei casi di cancro del polmone e della prostata, mentre è stabile nelle donne che invece registrano un notevole aumento della neoplasia polmonare. Sembra che le campagne contro il tabagismo abbiano avuto effetto solo nel mondo maschile…

“I numeri parlano chiaro: nel 2017 saranno 13.600 le diagnosi di neoplasia polmonare nella popolazione femminile, un incremento del 49% in 10 anni. E la responsabilità è sempre nel consumo di sigarette, una pratica che pochi anni fa era di prevalenza maschile”.

Dal punto di vista dei trattamenti oggi si sta assistendo a una vera e propria rivoluzione: l’immunoterapia, cioè una serie di farmaci capaci di “risvegliare” il sistema immunitario nei confronti del cancro. Siamo ad una svolta nell’ambito della lotta contro i tumori?

“L’immunoterapia si sta senza dubbio dimostrando un’arma molto efficace contro il melanoma anche in fase avanzata, ma l’indicazione si è estesa anche per altri tumori, come quello polmonare e del rene. Ma l’immunoterapia è solo uno dei trattamenti, che va ad aggiungersi alle terapie target, alla chemioterapia, alla chirurgia oncologica e alla radioterapia. Oggi disponendo di tante terapie e conoscendo molto dei meccanismi biologici di diverse forme tumorali possiamo offrire a ciascun paziente un trattamento personalizzato. Un’opportunità che sta portando progressivamente alla cronicizzazione della malattia neoplastica“.

elena.zuppini@sacrocuore.it

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