Giornata mondiale dell'obesità: incontri individuali con gli specialisti del team per il trattamento della malattia
L’Italia è il primo Paese al mondo che ha ricosciuto per legge l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante, come da tempo sostiene la comunità scientifica internazionale. Un riconoscimento che ha un grande valore civile e sociale contro lo stigma che ancora grava sulle persone obese, colpevolizzate ed emarginate per il loro aspetto.
In quanto malattia molto complessa e fattore di rischio elevato di altre gravi patologie (malattie cardiovascolari, tumori, diabete…) richiede un trattamento specifico, personalizzato e multidisciplinare.
All’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria opera un team di specialisti per la presa in carico delle persone affette da obesità, composto da chirurghi bariatrici, dietisti, psicologi e medici di medicina interna.
In occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità, il prossimo 4 marzo, il team di specialisti è a disposizione per illustrare i percorsi clinico-chirurgici finalizzati al trattamento dell’obesità e per colloqui individuali.

L’evento si terrà presso l’Auditorium del Centro Polifunzionale Don Calabria e gli ambulatori del Centro Diagnostico Terapeutico situati nella stessa area, in via San Marco 121, a Verona.
Si può scegliere tra due fasce orarie: dalle ore 9 alle ore 13 e dalle ore 14 alle ore 18.
E’ gradita la prenotazione telefonando ai numeri 045.6013024 o 045.6013493 oppure on line https://obesityday.sacrocuore.it/
Nel video l’intervista della dottoressa Irene Gentile, chirurgo bariatrico, rilasciata alla trasmissione in diretta “Med-Il Medico risponde” in onda su Radioverona e Telearena.
(testi a cura dell’Ufficio Stampa)
Don Luigi Pedrollo: 40 anni fa moriva il primo successore di San Giovanni Calabria

Il Servo di Dio don Luigi Pedrollo morì il 16 febbraio 1986 all’età di 97 anni. Fu tra i primissimi collaboratori di San Giovanni Calabria e nel 1955 ne divenne il primo successore alla guida dell’Opera. Con lui Casante venne costruito l’ospedale geriatrico “Don Calabria”. Nel 2024 è stato intitolato a lui il nuovo hospice della Cittadella della Carità. Attualmente è in corso la causa di canonizzazione.
Oggi tutta la Famiglia Calabriana nel mondo ricorda il Servo di Dio don Luigi Pedrollo, vicario e primo successore di San Giovanni Calabria alla guida dell’Opera di cui fa parte anche l’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria. Era infatti il 16 febbraio 1986, esattamente 40 anni fa, quando don Pedrollo lasciava questa terra alla veneranda età di 97 anni.

Incontrò don Calabria per la prima volta nel 1908, quando ancora studiava in seminario a Vicenza. Entrò nell’Opera nel 1914 e da allora fu sempre molto vicino al Fondatore. Dopo la morte di don Calabria, nel 1954, don Pedrollo fu eletto Casante al Capitolo del 1955, ricoprendo l’incarico fino al 1967. Durante questi anni vennero aperte le prime missioni all’estero in Uruguay. Inoltre vennero avviati il Centro Polifunzionale di via Roveggia, a Verona, e l’ospedale geriatrico “Don Calabria” a Negrar.
Un legame, quello di don Pedrollo con la Cittadella della Carità di Negrar, che è stato sempre molto sentito e profondo. Per questo nel 2024 si è deciso di dedicare a lui l’hospice inaugurato dall’allora presidente della Regione Luca Zaia.
Anche negli ultimi anni della sua vita don Pedrollo continuò ad essere vera e propria immagine viva di don Calabria, testimone capace di mostrare con la sua vita la santità e lo «spirito puro e genuino» del Fondatore. Inoltre nel suo apostolato fu vicino a tantissime persone, dentro e fuori dall’Opera. A testimonianza di questa poliedricità, nel gennaio di quest’anno è stato a lui intitolato il teatro del carcere milanese di Opera.
Dal 2018 al 2020 si è svolta la causa diocesana di beatificazione per lui. Attualmente la “Positio super virtutibus” è al vaglio del Dicastero per le Cause dei Santi, al quale spetta il compito di decretarne l’esercizio eroico delle virtù cristiane.
(articolo a cura dell’Ufficio Stampa)
Tumore al polmone: grazie alla robotica diagnosi ed intervento in sole 4 ore

Per la prima volta in Italia l’uso combinato del broncoscopio robotico e del robot chirurgico da Vinci 5 ha consentito la diagnosi e l’asportazione di un tumore al polmone nella stessa seduta operatoria e con una sola anestesia. Il dottor Gavezzoli: “E’ una procedura innovativa che coniuga la precisione e la mini-invasività chirurgica con l’azzeramento dei tempi tra la fase diagnostica e quella terapeutica, importante ai fini di una guarigione”
Nella foto l’équipe dell’Unità clinico chirurgica toraco-polmonare: Gianluca Perroni, Rosalia Romano, Simona Paiano, Diego Gavezzoli, Carlo Pomari, Arjola Ustalli e Luca Assante
Dalla diagnosi all’asportazione di un tumore del polmone in sole 4 ore e con un’unica anestesia. E’ quanto è stato possibile all’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar martedì 3 febbraio: il paziente, un uomo di 65 anni, sta bene ed è stato dimesso dopo pochi giorni.
L’intervento è stato eseguito dal dottor Diego Gavezzoli, direttore dell’Unità clinico chirurgica toraco-polmonare, e dalla sua équipe utilizzando

per la prima volta in Italia, il broncoscopio robotico diagnostico ION e il robot chirurgico da Vinci 5 nella stessa seduta operatoria.
“Si tratta di una procedura innovativa che coniuga la precisione e la mini-invasività chirurgica della robotica avanzata con l’azzeramento dei tempi tra la fase diagnostica e quella terapeutica – spiega il dottor Gavezzoli – Intervenire il prima possibile sul tumore significa maggiori possibilità di guarigione. Inoltre la somministrazione di un’unica anestesia per l’intera procedura riduce al massimo il disagio per il paziente”.
Il paziente presentava un nodulo di 1,5 cm rilevato in crescita dalla TAC ed evidenziato anche dalla PET. Dopo un primo tentativo di biopsia con le metodiche tradizionali non andato a buon fine a causa delle piccole dimensioni e della posizione della lesione, “abbiamo deciso di procedere nella stessa seduta in sala operatoria alla biopsia con il broncoscopio robotico, indicato proprio per i tumori con queste caratteristiche, e poi all’intervento di resezione”, prosegue il dottor Gavezzoli. “ION è una sorta di navigatore satellitare che guida l’operatore attraverso una mappa realizzata dall’elaborazione delle immagini Tac. Grazie a una sonda particolarmente sottile e alla possibilità, a differenza della mano umana, di eseguire un movimento a 360° e di mantenere un’assoluta stabilità, siamo riusciti a raggiungere il nodulo e a prelevare del materiale utile per l’esame istologico e citologico, eseguito in sala operatoria dall’anatomopatologo”.
La biopsia ha confermato la presenza di un tumore e quindi il paziente è stato immediatamente sottoposto a lobectomia polmonare con il da Vinci 5, il sistema robotico più evoluto per la chirurgia mini-invasiva.

“Senza l’utilizzo di questo broncoscopio robotico – sottolinea il chirurgo – il percorso tradizionale prevede il monitoraggio del nodulo attraverso ripetuti esami radiologici per verificarne il comportamento. Una procedura che inevitabilmente sottrae tempo prezioso all’intervento terapeutico, quando sappiamo che la diagnosi precoce unita all’accesso rapido alla chirurgia porta alla guarigione nel 90% dei casi, anche per un tumore, come quello del polmone, che rappresenta ancora la prima causa di morte oncologica”.
L’utilizzo di ION garantisce una precisione di diagnosi anche quando per varie ragioni la biopsia non riesce a prelevare materiale utile e sufficiente per l’anatomopatologo. “Il broncoscopio robotico ci permette di circoscrivere agevolmente l’area tumorale con minore complicanza rispetto ad altre procedure – prosegue -. Individuare con precisione il nodulo consente di asportarlo e di analizzarlo in tempo reale, al fine di decidere, se benigno, di limitarci alla sua semplice resezione, o, nel caso contrario, di procedere con l’asportazione di un intero lobo polmonare”.
Dopo la biopsia, il dottor Gavezzoli è passato dalla consolle di ION a quella del robot da Vinci 5 con il quale ha condotto l’intervento. “Se ION rappresenta una vera e propria rivoluzione nell’ambito della diagnosi del cancro polmonare, il da Vinci 5 facilita come mai prima il lavoro del chirurgo e lo rende più sicuro. Questo grazie a una consolle munita di un monitor che offre la visione 3D più realistica mai realizzata, potenziata quattro volte rispetto ai precedenti modelli e un sistema di sensori posizionati sulle punte degli strumenti che consentono di calibrare la forza sui tessuti – conclude il chirurgo – Per il paziente questo significa minor dolore e minor rischio di complicanze post operatorie, e una più rapida ripresa dopo l’intervento”.
(testo e foto a cura dell’Ufficio Stampa)
L'IRCCS di Negrar nella rete nazionale per contrastare i "super batteri" resistenti agli antibiotici

Il problema dei “super batteri” resistenti agli antibiotici è un’emergenza globale. Colpisce in particolare l’Italia che vanta il triste primato in Europa del numero più alto di morti per infezioni resistenti. L’IRCCS di Negrar è partner del network promosso dalla Spallanzani e dall’Istituto Superiore di Sanità a cui hanno aderito altri quattro Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico
L’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria nel network nazionale per contrastare la resistenza antimicrobica, cioè la capacità dei microrganismi di sopravvivere o crescere nonostante la presenza di agenti, quali per esempio gli antibiotici, che dovrebbero inibirli o ucciderli. Una vera e propria emergenza sanitaria globale che in Europa provoca ogni anno 35mila morti. In Italia si stimano annualmente 200mila infezioni resistenti agli antibiotici e 12mila decessi (il numero più alto nell’ambito UE). Le previsioni a livello mondiale sono ancora più drammatiche: se non saranno messe in campo misure sufficienti per arginare il fenomeno saranno 10 milioni le morti associate a infezioni resistenti agli antibiotici. Resistenza imputabile a varie cause, una delle principali è il consumo eccessivo e inappropriato di antibiotici sia per uso umano che animale. Anche il singolo cittadino fa la sua parte quando per una semplice influenza (infezione virale) assume gli antibiotici senza prescrizione o quando la terapia viene interrotta prima del tempo di efficacia.
Proprio per rispondere alla particolare urgenza nel nostro Paese, l’Istituto Nazionale Malattie Infettive Spallanzani di Roma insieme all’Istituto Superiore di Sanità hanno promosso il progetto di ricerca “Network collaborativo a carattere nazionale per la realizzazione di un modello clinico-gestionale per l’ottimizzazione dell’uso dei farmaci antimicrobici”. Al progetto partecipano all’Ospedale di Negrar anche altri quattro Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS): l’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano; l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, l’Istituto Mediterraneo per il Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione (ISMETT) di Palermo.
“L’obiettivo centrale è quello di costruire una piattaforma digitale integrata che consenta la raccolta e l’analisi in tempo reale dei dati sulle infezioni, sui casi di infezioni antibiotico-resistenti e sull’uso stesso degli antibiotici, favorendo così interventi tempestivi mirati”, spiega il dottor Andrea Tedesco, medico del Dipartimento di Malattie infettive e tropicali e responsabile del progetto per l’IRCCS di Negrar. “La piattaforma prevede inoltre moduli di apprendimento interattivo per favorire maggiore appropriatezza nella prescrizione di antibiotici. Tutto questo è finalizzato a creare un modello nazionale di stewardship antimicrobica, adattabile in vari contesti. Lo scopo è innanzitutto quello di tutelare la salute dei cittadini e inoltre di ridurre i costi dell’assistenza sanitaria”. Il modello proposto integra sistemi informatici avanzati per collegare e analizzare dati provenienti da diverse fonti; percorsi diagnostici innovativi, con l’uso di test molecolari per identificare rapidamente le resistenze: strumenti digitali e di comunicazione per supportare i clinici.
Nella foto: la firma dell’accordo a cui ha partecipato l’Amministratore Delegato dell’IRCCS di Negrar, Claudio Cracco (il secondo da sinistra)
(testo a cura dell’Ufficio Stampa)
Nuove terapie mediche e chirurgiche per combattere i tumori ginecologici

Sono oltre 14mila le donne che ogni anno vengono colpite da neoplasie ginecologiche in Italia. Grazie alla conoscenza sempre più approfondita della “carte di identità” di ogni forma tumorale attraverso tecniche, per esempio, di sequenziamento genico, sono stati creati farmaci innovativi che hanno portato a un progressivo aumento della sopravvivenza anche nei casi metastatici. Inoltre l’introduzione di nuove tecnologie chirurgiche, come la robotica, consentono interventi oncologici radicali, ma sempre meno invasivi, in grado di preservare la qualità di vita della donna. Intervista alla professoressa Domenica Lorusso, al dottor Marcello Ceccaroni e alla dottoressa Anna Pesci
Sono oltre 14mila le donne che ogni anno vengono colpite da neoplasie ginecologiche in Italia. Il tumore più frequente è quello all’endometrio con quasi 8mila nuovi casi all’anno, seguono quello dell’ovaio, della cervice uterina, della vulva e della vagina.
I numeri potrebbero essere minori se ci fosse maggiore adesione ai programmi di vaccinazione (gratuita) contro il virus dell’HPV (Papilloma virus) che è responsabile del 100% dei tumori della cervice, del 78% dei tumori vaginali e del 25% di quelli vulvari. I nuovi studi confermano che la vaccinazione contro l’HPV può prevenire lo sviluppo della maggior parte di questi tumori, soprattutto se somministrata prima dell’inizio dell’attività sessuale, ma è efficace anche negli adulti dopo i 40 anni.
Tuttavia anche riguardo alla lotta contro i tumori ginecologici possiamo avere uno sguardo ottimistico. Grazie alla conoscenza sempre più approfondita della “carte di identità” di ogni forma tumorale attraverso tecniche, per esempio, di sequenziamento genico, sono stati creati farmaci innovativi che hanno portato a un progressivo aumento della sopravvivenza anche nei casi metastatici. Inoltre l’introduzione di nuove tecnologie chirurgiche, come la robotica, consentono interventi oncologici radicali, ma sempre meno invasivi, in grado di preservare la qualità di vita della donna.
Le intervsite alla professoressa Domenica Lorusso, ordinario all’Humanitas University di Milano e consulente dell’IRCCS di Negrar; al dottor Marcello Ceccaroni, direttore della Ginecologia e Ostetricia dell’IRCCS di Negrar, e alla dottoressa Anna Pesci, responsabile della Patologia ginecologica presso l’Anatomia Patologica e Biologia Molecolare dell’IRCCS di Negrar.
(testi e video a cura dell’Ufficio Stampa)
4 febbraio-Giornata mondiale contro il cancro: l'Oasi del Cancer Center per i pazienti in terapia orale

E’ un’OASI (acronimo di Oncology Assistence Support Information) di nome e di fatto quella allestita nella Farmacia Ospedaliera dell’IRCCS di Negrar all’interno del Servizio di distribuzione diretta dei farmaci e dedicata ai pazienti in terapia anti-tumorale orale a domicilio. Un’inziativa che ha ha l’obiettivo di supportare il paziente nella corretta assunzione del farmaco, evitando così errori dannosi che possono compromettere l’efficacia e la continuità della terapia
In occasione della Giornata mondiale contro il cancro, che ricorre il 4 febbraio, il Cancer Center dell’Ospedale di Negrar nei giorni scorsi ha presentato i dati dell’attività del 2025, anno che ha visto oltre 18mila persone con malattia oncologica (con un aumento del 4% rispetto al 2024) rivolgersi al “Sacro Cuore Don Calabria” durante il loro percorso di diagnosi, cura e riabilitazione. E’ stato anche un anno con importanti acquisizioni tecnologiche ma anche di rafforzamento dell’accoglienza del paziente con la creazione, presso la Farmacia Ospedaliera, di un Servizio dedicato ai pazienti in terapia antitumorale orale a domicilio. Vediamo di cosa si stratta.
E’ un’OASI (acronimo di Oncology Assistence Support Information) di nome e di fatto quella allestita nella Farmacia Ospedaliera dell’IRCCS di 
Creato nell’agosto dello scorso anno, iI Servizio ha registrato fino ad oggi oltre 2.000 accessi per un totale di 400 pazienti, affetti dalla gran parte delle neoplasie, in quanto i farmaci antiblastici ‘in compresse’ coprono ormai molte tipologie di tumore.
Il lavoro nasce dalla crescente diffusione dei farmaci incologici orali, che offrono numerosi vantaggi (minori accessi in ospedale, maggiore autonomia, migliorare qualità di vita), ma comportano anche criticità importanti: rischio di scarsa aderenza alla terapia da parte dei pazienti, errori di assunzione, interazioni farmacologiche e sottostima degli effetti collaterali). In questo contesto, il farmacista ospedaliero assume un ruolo centrale non solo nella dispensazione del farmaco, ma anche nel counseling, nel monitoraggio dell’aderenza e nella farmacovigilanza.

In soli cinque mesi sono stati rilevati oltre novanta reazioni avverse che sono state comunicate alla rete di Farmacovigilanza. “E’ un Servizio pensato per la sicurezza del paziente ma che va oltre al paziente stesso, perché con le nostre segnalazioni contribuiamo a far sì che i farmaci siano sempre più sicuri”, sottolinea il dottor Tessari.
OASI rientra a pieno titolo nell’organizzazione multidisciplinare del Cacer Center che vede il paziente al centro di una rete di specialisti che collaborano al fine di garantire il migliore trattamento per una patologia così complessa, come è quella tumorale, che non può essere presa in carico da un solo medico.

Testi e video a cura dell’Ufficio Stampa
Le potenzialità della telemedicina per il paziente affetto da asma e BPCO

A causa dell’aumento della popolazione anziana, si assiste ad un costante incremento della domanda di prestazioni di medicina sia generale che specialistica ambulatoriale, finalizzate ad una presa in carico prolungata nel tempo. Un fenomeno che è alla base delle lunghe liste di attesa per accedere a visite ed esami con conseguenti ricadute sulla salute dei pazienti. Una soluzione arriva dalla sanità digitale, in particolare dalla telemedicina e dal telecontrollo, di cui si è parlato in un convegno che si è tenuto oggi all’IRCCS di Negrar. Il tema è stato sviluppato soprattutto per quanto riguarda il paziente respiratorio cronico.
Quanto la sanità digitale, e in particolare la telemedicina, potrebbero migliorare l’assistenza del paziente respiratorio cronico affetto da asma, asma grave e BPCO (Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva)? Il tema è stato sviluppato nel corso del convegno che si è tenuto oggi, 31 gennaio, presso la sala congressi dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria e promosso dal dottor Carlo Pomari, coordinatore della Diagnostica Funzionale dell’Unità Toraco-Polmonare, in collaborazione con il professor Massimo Guerriero, biostatistico (vedi programma). L’incontro scientifico è giunto alla terza edizione.
L’evoluzione demografica ed epidemiologica che sta caratterizzando questo periodo vede sempre più soggetti, in particolare anziani, con più patologie croniche e un conseguente cambiamento dei bisogni di salute della popolazione generale. Pertanto si assiste ad un costante incremento della domanda di prestazioni di medicina sia generale che specialistica ambulatoriale, le quali sono finalizzate ad una presa in carico prolungata nel tempo: ciò può complicare non poco la quotidiana capacità recettiva degli ambulatori dei medici.
In particolare, in ambito ospedaliero le richieste di visite specialistiche incidono sempre più pesantemente sulle liste di attesa. Ne discende un’evidente difficoltà organizzativa con conseguenti ritardi diagnostico terapeutici, ricadute sia sul controllo della malattia sia sull’aderenza terapeutica. Dunque è necessario un ridisegno strutturale ed organizzativo della rete dei servizi, sfruttando al meglio l’innovazione tecnologica.
Lo sviluppo di strumenti per la Telemedicina potrebbe contribuire a spostare l’osservazione e la cura del paziente dall’ospedale al territorio, facilitando una medicina integrata in grado di offrire migliori performance in termini di monitoraggio, prevenzione secondaria, diagnosi, cura e riabilitazione.
Questa possibile trasformazione radicale della gestione della sanità comporta quindi la necessità di un continuo confronto per originare progetti che consentano di sviluppare una presa in carico del paziente con nuovi sistemi di Telemedicina e di Telecontrollo. Sistemi che possano garantire, e sperabilmente migliorare, l’aderenza alla terapia e la sicurezza dei pazienti.
In questa terza edizione, l’evento si è concentrato sulle malattie croniche respiratorie ed in particolare sugli aspetti etici, giuridici ed organizzativi ospedale-territorio connessi all’uso della telemedicina in asma e BPCO.
(testo a cura dell’Ufficio Stampa)
Giornata mondiale delle malattie tropicali neglette: perché è importante ricordarle

Il 30 gennaio ricorre la Giornata mondiale delle malattie tropicali neglette (NTDs) indetta dall’OMS per accendere i riflettori su questo gruppo di patologie che colpiscono oltre 1 miliardo di persone al mondo. Il focolaio autoctono di chikungunya di questa estate nel Veronese insegna ancora una volta che le NTDs sono un problema di salute globale e non limitato alle aree tropicali. Gli esperti dell’IRCCS di Negrar: “Sicuramente nei prossimi anni durante il periodo estivo-autunnale vi saranno in Italia diversi focolai autoctoni di queste malattie. La prevenzione richiede la collaborazione di tutti: se al rientro dall’estero si avvertono febbre e altri sintomi, è necessario rivolgersi a un centro di malattie infettive, solo così possiamo impedire che altre persone vengano infettate”
Nel video il professor Federico Gobbi, ospite di Elisir su Rai 3
Il 2025 sarà ricordato in Veneto anche come l’anno del primo focolaio autoctono di chikungunya: 69 i casi di infezione in persone che non si erano recate di recente all’estero, tutti nel Veronese. E questo non è stato l’unico cluster in Italia: 384 casi si sono registrati anche a Carpi e 2 a Bologna. A dimostrazione che le malattie tropicali neglette (NTDs-Neglected Tropical Diseases), di cui fa parte la chikungunya, non sono “solo” una questione delle aree tropicali, ma una realtà che ci riguarda da vicino.

Nessun allarmismo, ma la massima attenzione affinché queste infezioni non si radichino anche nelle nostre zone, diventando un possibile problema di salute pubblica è il messaggio da parte degli esperti dell’Ospedale di Negrar, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico per le malattie infettive e tropicali, in occasione della Giornata mondiale delle malattie tropicali neglette indetta dall’OMS il 30 gennaio.
Il Dipartimento di Malattie infettive e tropicali è Centro collaboratore dell’OMS per queste patologie e, in particolare, un centro di riferimento nazionale per le arbovirosi, di cui fanno parte la chikungunya e la dengue, la famigerata “febbre spaccaossa”, di cui nel 2020 si è sviluppato un focolaio autoctono anche in Veneto.
Le NTDs sono un gruppo eterogeneo di circa 20 patologie – dovute a virus, batteri, funghi, protozoi, vermi e tossine – che colpiscono oltre 1 miliardo di persone al mondo, distribuite soprattutto nelle zone più povere del pianeta. A loro volta sono veicoli di povertà, perché causano gravi invalidità ed emarginazione. Le più conosciute sono lebbra, rabbia, scabbia, leishmaniosi, oltre alla dengue e alla chikungunya. Sono state definite “neglette” (dimenticate) perché di scarso interesse economico per la ricerca farmaceutica e poco considerate dalle agende sanitarie dei singoli Stati.
“Tuttavia, grazie al piano strategico dell’OMS, nel maggio dello scorso anno, 56 Paesi avevano eliminato almeno una malattia negletta, dimostrando progressi significativi verso l’obiettivo finale, che prevede l’eliminazione delle NTDs in 100 Paesi nel 2030. Progressi ora ad alto rischio dopo il drastico ritiro dei finanziamenti per la cooperazione e lo sviluppo da parte degli Stati Uniti”, afferma la dottoressa Dora Buonfrate, direttrice del Centro collaboratore OMS per la strongiloidosi e altre NTDs di Negrar.
“Le malattie tropicali neglette sono un’emergenza umanitaria e un problema di salute globale, sconfiggerle significa rispondere al diritto alla salute di ogni uomo ed eliminarle nei Paesi di origine previene la diffusione in altre aree del mondo”, spiega Federico Gobbi, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive/Tropicali e Microbiologia (DITM) dell’IRCCS di Negrar e professore associato all’Università di Brescia (vedi la sua intervista a Elisi del 29 gennaio 2026). “Insieme alle persone e alle merci, viaggiano anche i virus, batteri e parassiti. I cambiamenti climatici hanno creato ambienti favorevoli per la permanenza e la proliferazione di vettori, come la zanzara tigre, che trasmette sia la chikungunya che la dengue”.
L’unica prevenzione per far sì che queste patologie non diventino autoctone anche nelle nostre zone è il controllo della proliferazione delle zanzare tigre unito alla “sorveglianza affinché un viaggiatore infetto di rientro dall’estero non si trasformi, punto da una zanzara, nel caso zero di un focolaio autoctono, come è successo la scorsa estate per la chikungunya – sottolinea il prof. Gobbi – Il sistema veneto di sorveglianza per le arbovirosi è efficace, ma serve la collaborazione di tutti: quando al rientro soprattutto da Paesi tropicali e subtropicali si avvertono sintomi come febbre, malessere, problemi intestinali o rash cutanei è fondamentale recarsi un centro di malattie infettive o contattare il medico di famiglia. Facendo così è possibile effettuare una diagnosi precoce e avviare la procedura che prevede la disinfestazione in un raggio di 150 metri dall’abitazione del paziente”.
Impossibile fare previsioni per la prossima estate. “Tuttavia uno studio recentemente pubblicato dal nostro Dipartimento su Lancet Regional Health Europe mostra che il trend delle infezioni autoctone di dengue e chikungunya in Europa dal 2007 al 2023 è in costante aumento – conclude l’infettivologo – . Sicuramente nei prossimi anni durante il periodo estivo-autunnale vi saranno in Italia diversi focolai autoctoni di queste patologie. In un’ottica One-Health, una rete che comprenda la collaborazione dei cittadini, del personale medico, di quello di laboratorio e della salute pubblica, dei servizi veterinari è l’unica strategia per ridurre l’impatto di queste infezioni sul nostro territorio”.
(testo a cura dell’Ufficio Stampa)
Il Cancer Center ha due nuovi direttori: il dottor Teodoro Sava e la dottoressa Alessandra Invento

Dall’inizio dell’anno il Cancer Center dell’Ospedale di Negrar ha due nuovi primari: il dottor Teodoro Sava per l’Oncologia Medica e la dottoressa Alessandra Invento per la Chirurgia senologica
Il Cancer Center dell’Ospedale di Negrar dall’inizio dell’anno ha due nuovi direttori

La dottoressa Sefania Gori ha lasciato il testimone dell’Oncologia Medica al dottor Teodoro Sava (vedi l’intervista). Trevigiano di nascita, classe 1969, è stato primario dell’Oncologia di Cittadella – Camposampiero (Padova) e dell’Oncologia di Legnago. Vanta un’ampia esperienza nel campo della clinica dei tumori solidi dell’adulto, in particolar modo genito-urinari e mammari.

Nuovo direttore anche per la Chirurgia senologica. La dottoressa Alessandra Invento prende la guida del reparto finora diretto dal dottor Alberto Massocco. Veronese, 40 anni, una delle più giovani primari donna in Italia, la dottoressa Invento ha lavorato prima all’Istituto Oncologico Europeo di Milano e poi all’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona. Ha eseguito oltre 600 interventi da primo operatore in chirurgia mammaria e nel corso della sua ultima esperienza professionale ha perfezionato l’utilizzo della robotica per gli interventi di mastectomia.
Al dottor Sava e alla dottoressa Invento i migliori auguri di buon lavoro e alla dottoressa Gori – ora a supporto della ricerca clinica oncologica – e al dottor Massocco un sincero ringraziamento per la professionalità e la dedizione al paziente che hanno espresso nei loro anni di lavoro all’IRCCS di Negrar.
(testo a cura dell’Ufficio Stampa)
Giornata mondiale contro il cancro- Robotica e cura personalizzata del paziente: il 2025 del Cancer Center di Negrar

Tra le novità più importanti dello scorso anno, l’introduzione di due nuovi robot per la chirurgia oncologica e un broncoscopio robotico per la diagnosi precoce del tumore del polmone. Ottimizzata ulteriormente l’accoglienza del paziente con un Servizio di consulenza dedicato a coloro che assumono farmaci antitumorali orali a domicilio. Il 2026 si apre con due nuovi primari: il dottor Teodoro Sava per l’Oncologia Medica e la dottoressa Alessandra Invento per la Chirurgia senologica
In occasione della Giornata mondiale contro il cancro, che ricorre il 4 febbraio, il Cancer Center del Sacro Cuore Don Calabria ieri mattinaha fatto il punto sull’attività del 2025 presso la Camera di Commercio di Verona. Un anno in cui si è consolidata ulteriormente la crescita delle persone affette da patologia tumorale che si sono rivolte all’Ospedale di Negrar nel loro percorso di diagnosi, cura e riabilitazione: oltre 18mila con un incremento del 4% rispetto al 2024. Gli interventi chirurgici per malattia neoplastica sono stati 2.600 (su un totale di 22.500) eseguiti nella quasi totalità con tecniche laparoscopiche e robotiche.
Proprio la chirurgia robotica oncologica subirà un forte impulso nel nuovo anno grazie all’acquisizione nelle ultime settimane del 2025 di altri due robot chirurgici, che si affiancano ai due già esistenti: il Da Vinci 5 e il Da Vinci single port, l’ultima frontiera della chirurgia mini-invasiva. Diagnostico, ma non meno evoluto, è invece il broncoscopio ION, grazie al quale sarà possibile diagnosticare precocemente anche quei tumori del polmone molto piccoli o difficilmente raggiungibili con i tradizionali sistemi di biopsia.
Insieme all’ampliamento tecnologico, nel 2025 il Cancer Center dell’Ospedale di Negrar ha ottimizzato anche i percorsi di cura del paziente, 

“La malattia oncologica rimane una delle sfide più complesse della sanità a cui però dobbiamo e possiamo guardare con ottimismo”, ha detto la dottoressa Stefania Gori, già direttore dell’Oncologia Medica e ora a supporto della ricerca oncologica (vedi l’intervista). “Dal report annuale dell’Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM) emerge che in dieci anni in Italia è scesa del 9% la mortalità per cancro e sono 3,7 milioni le persone in Italia che vivono attualmente con diagnosi di tumore, di cui un milione considerate guarite. Questo grazie alla ricerca medica e tecnologica, che ha permesso diagnosi sempre più precoci e terapie sempre più mirate ed efficaci”.
“Il Cancer Center di Negrar è parte integrante di questa sfida, investendo in ricerca, professionalità e tecnologia finalizzate alla lotta contro questa patologia, preservando la migliore qualità di vita del paziente”, prosegue il dottor Teodoro Sava, nuovo direttore dell’Oncologia Medica (vedi l’intervista). “Convinti che solo facendo squadra a tutti i livelli si ottengono i migliori risultati, il Cancer Center prevede la presa in carico multispecialistica del paziente; lo sviluppo di ulteriori collaborazioni con le associazioni dei pazienti e partnership con le Università; infine siamo parte di reti oncologiche europee come l’OECI e italiane come Alleanza contro il cancro”.
All’incontro erano presenti i vertici dell’ospedale e i direttori delle Unità Operative oncologiche, tra cui il nuovo direttore della Chirurgia Senologica, la dottoressa Alessandra Invento. Tra il pubblico anche i rappresentanti di Lilt – Lega italiana per la lotta contro i tumori e di alcune associazioni di pazienti che collaborano con il Cancer Center: Andos- Associazione nazionale donne operate al seno, Palinuro-Pazienti liberi dalle neoplasie uroteliali e Pink Darsena del Garda. La mattinata ha visto l’intervento della professoressa Domenica Lorusso, professore ordinario all’Humanitas University di Milano e consulente dell’IRCCS di Negrar tra i massimi esperti italiani dei tumori ginecologici che ha parlato di ricerca e novità in questa patologia.
I numeri del 2025
Nel 2025 sono state oltre 18mila le persone con malattia oncologica che si sono rivolte all’Ospedale di Negrar nel loro percorso di diagnosi, cura e riabilitazione, con una crescita del 4% rispetto al 2024. 3.600 i ricoveri oncologici (su un totale di 30mila) e 1.400 i casi clinici discussi nei Gruppi Oncologici Multidisciplinari (GOM), nei quali un team di medici di diverse specialità discutono il caso di malattia neoplastica che per la sua complessità non può essere presa in carico da un solo specialista.
Gli interventi chirurgici oncologici lo scorso anno hanno raggiunto il numero di 2.600 (su 22.500 complessivi). Tra gli interventi più complessi 418 hanno riguardato patologie neoplastiche urologiche (268 prostata, 116 rene, 34 vescica), 233 della mammella, 119 del colon-retto, 93 malattie tumorali ginecologiche e 128 della tiroide.
Sul fronte diagnostico è di 11.500 il numero delle prestazioni della radiologia senologica (mammografie, ecografie, biopsie, Risonanze Magnetiche).
In Anatomia Patologica la biologia molecolare ha invece effettuato oltre mille esami con metodiche di ultima generazione, grazie alle quali è possibile tracciare la mappa genetica del tumore e le eventuali mutazioni che determinano la possibilità di intraprendere terapie innovative mirate alla neoplasia come quelle a bersaglio molecolare. Nel caso di mutazioni di tipo ereditario l’attività di biologia molecolare è strettamente legata a quella della genetica oncologica, un percorso rivolto sia a pazienti sia a persone sane con una storia personale e/o familiare che potrebbero far ipotizzare un elevato rischio di contrarre la malattia. Le visite genetiche nel 2025 sono state 800.
Numeri rilevanti anche per la Medicina Nucleare (3.700 pazienti) e per la Radioterapia Oncologica (1.900 pazienti trattati). Per entrambe le specialità circa il 35% dei pazienti proviene da fuori regione.

(testi e video a cura dell'Ufficio Stampa)
















