4 febbraio-Giornata mondiale contro il cancro: l'Oasi del Cancer Center per i pazienti in terapia orale

E’ un’OASI (acronimo di Oncology Assistence Support Information) di nome e di fatto quella allestita nella Farmacia Ospedaliera dell’IRCCS di Negrar all’interno del Servizio di distribuzione diretta dei farmaci e dedicata ai pazienti in terapia anti-tumorale orale a domicilio. Un’inziativa che ha ha l’obiettivo di supportare il paziente nella corretta assunzione del farmaco, evitando così errori dannosi che possono compromettere l’efficacia e la continuità della terapia
In occasione della Giornata mondiale contro il cancro, che ricorre il 4 febbraio, il Cancer Center dell’Ospedale di Negrar nei giorni scorsi ha presentato i dati dell’attività del 2025, anno che ha visto oltre 18mila persone con malattia oncologica (con un aumento del 4% rispetto al 2024) rivolgersi al “Sacro Cuore Don Calabria” durante il loro percorso di diagnosi, cura e riabilitazione. E’ stato anche un anno con importanti acquisizioni tecnologiche ma anche di rafforzamento dell’accoglienza del paziente con la creazione, presso la Farmacia Ospedaliera, di un Servizio dedicato ai pazienti in terapia antitumorale orale a domicilio. Vediamo di cosa si stratta.
E’ un’OASI (acronimo di Oncology Assistence Support Information) di nome e di fatto quella allestita nella Farmacia Ospedaliera dell’IRCCS di 
Creato nell’agosto dello scorso anno, iI Servizio ha registrato fino ad oggi oltre 2.000 accessi per un totale di 400 pazienti, affetti dalla gran parte delle neoplasie, in quanto i farmaci antiblastici ‘in compresse’ coprono ormai molte tipologie di tumore.
Il lavoro nasce dalla crescente diffusione dei farmaci incologici orali, che offrono numerosi vantaggi (minori accessi in ospedale, maggiore autonomia, migliorare qualità di vita), ma comportano anche criticità importanti: rischio di scarsa aderenza alla terapia da parte dei pazienti, errori di assunzione, interazioni farmacologiche e sottostima degli effetti collaterali). In questo contesto, il farmacista ospedaliero assume un ruolo centrale non solo nella dispensazione del farmaco, ma anche nel counseling, nel monitoraggio dell’aderenza e nella farmacovigilanza.

In soli cinque mesi sono stati rilevati oltre novanta reazioni avverse che sono state comunicate alla rete di Farmacovigilanza. “E’ un Servizio pensato per la sicurezza del paziente ma che va oltre al paziente stesso, perché con le nostre segnalazioni contribuiamo a far sì che i farmaci siano sempre più sicuri”, sottolinea il dottor Tessari.
OASI rientra a pieno titolo nell’organizzazione multidisciplinare del Cacer Center che vede il paziente al centro di una rete di specialisti che collaborano al fine di garantire il migliore trattamento per una patologia così complessa, come è quella tumorale, che non può essere presa in carico da un solo medico.

Testi e video a cura dell’Ufficio Stampa
Le potenzialità della telemedicina per il paziente affetto da asma e BPCO

A causa dell’aumento della popolazione anziana, si assiste ad un costante incremento della domanda di prestazioni di medicina sia generale che specialistica ambulatoriale, finalizzate ad una presa in carico prolungata nel tempo. Un fenomeno che è alla base delle lunghe liste di attesa per accedere a visite ed esami con conseguenti ricadute sulla salute dei pazienti. Una soluzione arriva dalla sanità digitale, in particolare dalla telemedicina e dal telecontrollo, di cui si è parlato in un convegno che si è tenuto oggi all’IRCCS di Negrar. Il tema è stato sviluppato soprattutto per quanto riguarda il paziente respiratorio cronico.
Quanto la sanità digitale, e in particolare la telemedicina, potrebbero migliorare l’assistenza del paziente respiratorio cronico affetto da asma, asma grave e BPCO (Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva)? Il tema è stato sviluppato nel corso del convegno che si è tenuto oggi, 31 gennaio, presso la sala congressi dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria e promosso dal dottor Carlo Pomari, coordinatore della Diagnostica Funzionale dell’Unità Toraco-Polmonare, in collaborazione con il professor Massimo Guerriero, biostatistico (vedi programma). L’incontro scientifico è giunto alla terza edizione.
L’evoluzione demografica ed epidemiologica che sta caratterizzando questo periodo vede sempre più soggetti, in particolare anziani, con più patologie croniche e un conseguente cambiamento dei bisogni di salute della popolazione generale. Pertanto si assiste ad un costante incremento della domanda di prestazioni di medicina sia generale che specialistica ambulatoriale, le quali sono finalizzate ad una presa in carico prolungata nel tempo: ciò può complicare non poco la quotidiana capacità recettiva degli ambulatori dei medici.
In particolare, in ambito ospedaliero le richieste di visite specialistiche incidono sempre più pesantemente sulle liste di attesa. Ne discende un’evidente difficoltà organizzativa con conseguenti ritardi diagnostico terapeutici, ricadute sia sul controllo della malattia sia sull’aderenza terapeutica. Dunque è necessario un ridisegno strutturale ed organizzativo della rete dei servizi, sfruttando al meglio l’innovazione tecnologica.
Lo sviluppo di strumenti per la Telemedicina potrebbe contribuire a spostare l’osservazione e la cura del paziente dall’ospedale al territorio, facilitando una medicina integrata in grado di offrire migliori performance in termini di monitoraggio, prevenzione secondaria, diagnosi, cura e riabilitazione.
Questa possibile trasformazione radicale della gestione della sanità comporta quindi la necessità di un continuo confronto per originare progetti che consentano di sviluppare una presa in carico del paziente con nuovi sistemi di Telemedicina e di Telecontrollo. Sistemi che possano garantire, e sperabilmente migliorare, l’aderenza alla terapia e la sicurezza dei pazienti.
In questa terza edizione, l’evento si è concentrato sulle malattie croniche respiratorie ed in particolare sugli aspetti etici, giuridici ed organizzativi ospedale-territorio connessi all’uso della telemedicina in asma e BPCO.
(testo a cura dell’Ufficio Stampa)
Giornata mondiale delle malattie tropicali neglette: perché è importante ricordarle

Il 30 gennaio ricorre la Giornata mondiale delle malattie tropicali neglette (NTDs) indetta dall’OMS per accendere i riflettori su questo gruppo di patologie che colpiscono oltre 1 miliardo di persone al mondo. Il focolaio autoctono di chikungunya di questa estate nel Veronese insegna ancora una volta che le NTDs sono un problema di salute globale e non limitato alle aree tropicali. Gli esperti dell’IRCCS di Negrar: “Sicuramente nei prossimi anni durante il periodo estivo-autunnale vi saranno in Italia diversi focolai autoctoni di queste malattie. La prevenzione richiede la collaborazione di tutti: se al rientro dall’estero si avvertono febbre e altri sintomi, è necessario rivolgersi a un centro di malattie infettive, solo così possiamo impedire che altre persone vengano infettate”
Nel video il professor Federico Gobbi, ospite di Elisir su Rai 3
Il 2025 sarà ricordato in Veneto anche come l’anno del primo focolaio autoctono di chikungunya: 69 i casi di infezione in persone che non si erano recate di recente all’estero, tutti nel Veronese. E questo non è stato l’unico cluster in Italia: 384 casi si sono registrati anche a Carpi e 2 a Bologna. A dimostrazione che le malattie tropicali neglette (NTDs-Neglected Tropical Diseases), di cui fa parte la chikungunya, non sono “solo” una questione delle aree tropicali, ma una realtà che ci riguarda da vicino.

Nessun allarmismo, ma la massima attenzione affinché queste infezioni non si radichino anche nelle nostre zone, diventando un possibile problema di salute pubblica è il messaggio da parte degli esperti dell’Ospedale di Negrar, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico per le malattie infettive e tropicali, in occasione della Giornata mondiale delle malattie tropicali neglette indetta dall’OMS il 30 gennaio.
Il Dipartimento di Malattie infettive e tropicali è Centro collaboratore dell’OMS per queste patologie e, in particolare, un centro di riferimento nazionale per le arbovirosi, di cui fanno parte la chikungunya e la dengue, la famigerata “febbre spaccaossa”, di cui nel 2020 si è sviluppato un focolaio autoctono anche in Veneto.
Le NTDs sono un gruppo eterogeneo di circa 20 patologie – dovute a virus, batteri, funghi, protozoi, vermi e tossine – che colpiscono oltre 1 miliardo di persone al mondo, distribuite soprattutto nelle zone più povere del pianeta. A loro volta sono veicoli di povertà, perché causano gravi invalidità ed emarginazione. Le più conosciute sono lebbra, rabbia, scabbia, leishmaniosi, oltre alla dengue e alla chikungunya. Sono state definite “neglette” (dimenticate) perché di scarso interesse economico per la ricerca farmaceutica e poco considerate dalle agende sanitarie dei singoli Stati.
“Tuttavia, grazie al piano strategico dell’OMS, nel maggio dello scorso anno, 56 Paesi avevano eliminato almeno una malattia negletta, dimostrando progressi significativi verso l’obiettivo finale, che prevede l’eliminazione delle NTDs in 100 Paesi nel 2030. Progressi ora ad alto rischio dopo il drastico ritiro dei finanziamenti per la cooperazione e lo sviluppo da parte degli Stati Uniti”, afferma la dottoressa Dora Buonfrate, direttrice del Centro collaboratore OMS per la strongiloidosi e altre NTDs di Negrar.
“Le malattie tropicali neglette sono un’emergenza umanitaria e un problema di salute globale, sconfiggerle significa rispondere al diritto alla salute di ogni uomo ed eliminarle nei Paesi di origine previene la diffusione in altre aree del mondo”, spiega Federico Gobbi, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive/Tropicali e Microbiologia (DITM) dell’IRCCS di Negrar e professore associato all’Università di Brescia (vedi la sua intervista a Elisi del 29 gennaio 2026). “Insieme alle persone e alle merci, viaggiano anche i virus, batteri e parassiti. I cambiamenti climatici hanno creato ambienti favorevoli per la permanenza e la proliferazione di vettori, come la zanzara tigre, che trasmette sia la chikungunya che la dengue”.
L’unica prevenzione per far sì che queste patologie non diventino autoctone anche nelle nostre zone è il controllo della proliferazione delle zanzare tigre unito alla “sorveglianza affinché un viaggiatore infetto di rientro dall’estero non si trasformi, punto da una zanzara, nel caso zero di un focolaio autoctono, come è successo la scorsa estate per la chikungunya – sottolinea il prof. Gobbi – Il sistema veneto di sorveglianza per le arbovirosi è efficace, ma serve la collaborazione di tutti: quando al rientro soprattutto da Paesi tropicali e subtropicali si avvertono sintomi come febbre, malessere, problemi intestinali o rash cutanei è fondamentale recarsi un centro di malattie infettive o contattare il medico di famiglia. Facendo così è possibile effettuare una diagnosi precoce e avviare la procedura che prevede la disinfestazione in un raggio di 150 metri dall’abitazione del paziente”.
Impossibile fare previsioni per la prossima estate. “Tuttavia uno studio recentemente pubblicato dal nostro Dipartimento su Lancet Regional Health Europe mostra che il trend delle infezioni autoctone di dengue e chikungunya in Europa dal 2007 al 2023 è in costante aumento – conclude l’infettivologo – . Sicuramente nei prossimi anni durante il periodo estivo-autunnale vi saranno in Italia diversi focolai autoctoni di queste patologie. In un’ottica One-Health, una rete che comprenda la collaborazione dei cittadini, del personale medico, di quello di laboratorio e della salute pubblica, dei servizi veterinari è l’unica strategia per ridurre l’impatto di queste infezioni sul nostro territorio”.
(testo a cura dell’Ufficio Stampa)
Il Cancer Center ha due nuovi direttori: il dottor Teodoro Sava e la dottoressa Alessandra Invento

Dall’inizio dell’anno il Cancer Center dell’Ospedale di Negrar ha due nuovi primari: il dottor Teodoro Sava per l’Oncologia Medica e la dottoressa Alessandra Invento per la Chirurgia senologica
Il Cancer Center dell’Ospedale di Negrar dall’inizio dell’anno ha due nuovi direttori

La dottoressa Sefania Gori ha lasciato il testimone dell’Oncologia Medica al dottor Teodoro Sava (vedi l’intervista). Trevigiano di nascita, classe 1969, è stato primario dell’Oncologia di Cittadella – Camposampiero (Padova) e dell’Oncologia di Legnago. Vanta un’ampia esperienza nel campo della clinica dei tumori solidi dell’adulto, in particolar modo genito-urinari e mammari.

Nuovo direttore anche per la Chirurgia senologica. La dottoressa Alessandra Invento prende la guida del reparto finora diretto dal dottor Alberto Massocco. Veronese, 40 anni, una delle più giovani primari donna in Italia, la dottoressa Invento ha lavorato prima all’Istituto Oncologico Europeo di Milano e poi all’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona. Ha eseguito oltre 600 interventi da primo operatore in chirurgia mammaria e nel corso della sua ultima esperienza professionale ha perfezionato l’utilizzo della robotica per gli interventi di mastectomia.
Al dottor Sava e alla dottoressa Invento i migliori auguri di buon lavoro e alla dottoressa Gori – ora a supporto della ricerca clinica oncologica – e al dottor Massocco un sincero ringraziamento per la professionalità e la dedizione al paziente che hanno espresso nei loro anni di lavoro all’IRCCS di Negrar.
(testo a cura dell’Ufficio Stampa)
Giornata mondiale contro il cancro- Robotica e cura personalizzata del paziente: il 2025 del Cancer Center di Negrar

Tra le novità più importanti dello scorso anno, l’introduzione di due nuovi robot per la chirurgia oncologica e un broncoscopio robotico per la diagnosi precoce del tumore del polmone. Ottimizzata ulteriormente l’accoglienza del paziente con un Servizio di consulenza dedicato a coloro che assumono farmaci antitumorali orali a domicilio. Il 2026 si apre con due nuovi primari: il dottor Teodoro Sava per l’Oncologia Medica e la dottoressa Alessandra Invento per la Chirurgia senologica
In occasione della Giornata mondiale contro il cancro, che ricorre il 4 febbraio, il Cancer Center del Sacro Cuore Don Calabria ieri mattinaha fatto il punto sull’attività del 2025 presso la Camera di Commercio di Verona. Un anno in cui si è consolidata ulteriormente la crescita delle persone affette da patologia tumorale che si sono rivolte all’Ospedale di Negrar nel loro percorso di diagnosi, cura e riabilitazione: oltre 18mila con un incremento del 4% rispetto al 2024. Gli interventi chirurgici per malattia neoplastica sono stati 2.600 (su un totale di 22.500) eseguiti nella quasi totalità con tecniche laparoscopiche e robotiche.
Proprio la chirurgia robotica oncologica subirà un forte impulso nel nuovo anno grazie all’acquisizione nelle ultime settimane del 2025 di altri due robot chirurgici, che si affiancano ai due già esistenti: il Da Vinci 5 e il Da Vinci single port, l’ultima frontiera della chirurgia mini-invasiva. Diagnostico, ma non meno evoluto, è invece il broncoscopio ION, grazie al quale sarà possibile diagnosticare precocemente anche quei tumori del polmone molto piccoli o difficilmente raggiungibili con i tradizionali sistemi di biopsia.
Insieme all’ampliamento tecnologico, nel 2025 il Cancer Center dell’Ospedale di Negrar ha ottimizzato anche i percorsi di cura del paziente, 

“La malattia oncologica rimane una delle sfide più complesse della sanità a cui però dobbiamo e possiamo guardare con ottimismo”, ha detto la dottoressa Stefania Gori, già direttore dell’Oncologia Medica e ora a supporto della ricerca oncologica (vedi l’intervista). “Dal report annuale dell’Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM) emerge che in dieci anni in Italia è scesa del 9% la mortalità per cancro e sono 3,7 milioni le persone in Italia che vivono attualmente con diagnosi di tumore, di cui un milione considerate guarite. Questo grazie alla ricerca medica e tecnologica, che ha permesso diagnosi sempre più precoci e terapie sempre più mirate ed efficaci”.
“Il Cancer Center di Negrar è parte integrante di questa sfida, investendo in ricerca, professionalità e tecnologia finalizzate alla lotta contro questa patologia, preservando la migliore qualità di vita del paziente”, prosegue il dottor Teodoro Sava, nuovo direttore dell’Oncologia Medica (vedi l’intervista). “Convinti che solo facendo squadra a tutti i livelli si ottengono i migliori risultati, il Cancer Center prevede la presa in carico multispecialistica del paziente; lo sviluppo di ulteriori collaborazioni con le associazioni dei pazienti e partnership con le Università; infine siamo parte di reti oncologiche europee come l’OECI e italiane come Alleanza contro il cancro”.
All’incontro erano presenti i vertici dell’ospedale e i direttori delle Unità Operative oncologiche, tra cui il nuovo direttore della Chirurgia Senologica, la dottoressa Alessandra Invento. Tra il pubblico anche i rappresentanti di Lilt – Lega italiana per la lotta contro i tumori e di alcune associazioni di pazienti che collaborano con il Cancer Center: Andos- Associazione nazionale donne operate al seno, Palinuro-Pazienti liberi dalle neoplasie uroteliali e Pink Darsena del Garda. La mattinata ha visto l’intervento della professoressa Domenica Lorusso, professore ordinario all’Humanitas University di Milano e consulente dell’IRCCS di Negrar tra i massimi esperti italiani dei tumori ginecologici che ha parlato di ricerca e novità in questa patologia.
I numeri del 2025
Nel 2025 sono state oltre 18mila le persone con malattia oncologica che si sono rivolte all’Ospedale di Negrar nel loro percorso di diagnosi, cura e riabilitazione, con una crescita del 4% rispetto al 2024. 3.600 i ricoveri oncologici (su un totale di 30mila) e 1.400 i casi clinici discussi nei Gruppi Oncologici Multidisciplinari (GOM), nei quali un team di medici di diverse specialità discutono il caso di malattia neoplastica che per la sua complessità non può essere presa in carico da un solo specialista.
Gli interventi chirurgici oncologici lo scorso anno hanno raggiunto il numero di 2.600 (su 22.500 complessivi). Tra gli interventi più complessi 418 hanno riguardato patologie neoplastiche urologiche (268 prostata, 116 rene, 34 vescica), 233 della mammella, 119 del colon-retto, 93 malattie tumorali ginecologiche e 128 della tiroide.
Sul fronte diagnostico è di 11.500 il numero delle prestazioni della radiologia senologica (mammografie, ecografie, biopsie, Risonanze Magnetiche).
In Anatomia Patologica la biologia molecolare ha invece effettuato oltre mille esami con metodiche di ultima generazione, grazie alle quali è possibile tracciare la mappa genetica del tumore e le eventuali mutazioni che determinano la possibilità di intraprendere terapie innovative mirate alla neoplasia come quelle a bersaglio molecolare. Nel caso di mutazioni di tipo ereditario l’attività di biologia molecolare è strettamente legata a quella della genetica oncologica, un percorso rivolto sia a pazienti sia a persone sane con una storia personale e/o familiare che potrebbero far ipotizzare un elevato rischio di contrarre la malattia. Le visite genetiche nel 2025 sono state 800.
Numeri rilevanti anche per la Medicina Nucleare (3.700 pazienti) e per la Radioterapia Oncologica (1.900 pazienti trattati). Per entrambe le specialità circa il 35% dei pazienti proviene da fuori regione.

(testi e video a cura dell'Ufficio Stampa)
L'importanza di saper valutare le novità della ricerca: si è aperta la dodicesima edizione della Scuola di metodologia della ricerca clinica

Si è aperta questo pomeriggio la 12esima edizione della Scuola di Metodologia della ricerca clinica dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore, di cui è responsabile scientifico la dottoressa Stefania Gori, già direttore dell’Oncologia Medica. Un importante aggiornamento scientifico sulle nuove conoscenze sia in campo diagnostico che terapeutico. Trentacinque i partecipanti al primo modulo, provenienti dai maggiori ospedali italiani
Si è aperta questo pomeriggio la 12esima edizione della Scuola di Metodologia della ricerca clinica dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore. Fondata dalla 
I 35 partecipanti al primo modulo – che si conclude sabato 24 – provengono dai maggiori ospedali d’Italia come il Gemelli di Roma, il Centro di riferimento oncologico- IRCCS di Aviano, l’Istituto Oncologico Veneto di Padova, l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e molti altri.
Per conoscere il programma del 2° e 3° modulo clicca qui
(testo a cura dell’Ufficio Stampa)
E' un'influenza con la K: la variante che rende il virus più contagioso

La variante genetica K distingue il virus influenzale di quest’anno da quelli delle stagioni precedenti e ne determina la maggiore contagiosità in quanto la popolazione non possiede un’immunità specifica. La variante desta particolare attenzione perché la sua comparsa può, purtroppo, comportare una ridotta efficacia dei vaccini preparati per la stagione in corso. Tuttavia, i dati preliminari suggeriscono che il vaccino stagionale sia ancora in grado di ridurre il rischio di esiti gravi e ospedalizzazioni.
La fama l’aveva preceduta, con notizie poco rassicuranti dall’emisfero australe dove le stagioni sono invertite rispetto a noi. E la “super influenza” nei fatti non si è smentita, mettendo a letto da ottobre (mese in cui inizia la registrazione dei casi) dai 6 ai 7 milioni di italiani. Il picco delle infezioni è atteso nella prima metà di gennaio. Febbre alta, tosse, raffreddore, dolore alle ossa e mal di testa… Purtroppo anche molte polmoniti soprattutto tra persone più giovani. I bambini al di sotto dei 4 anni rappresentano la classe di età più colpita dal virus influenzale: se nella popolazione generale si è osservata un’incidenza di 14,7 casi ogni mille abitanti, nei più piccoli la quota è tripla (42 casi per mille). La rapidità della diffusione del virus è attribuita alla cosiddetta variante K. Ma cosa si tratta?
“La variante K, sebbene appartenga al ceppo H3N2 che circola nell’uomo sin dal 1968, presenta caratteristiche che la distinguono dai virus delle stagioni passate. Questo le ha permesso di prevalere rapidamente, rappresentando attualmente circa il 90% di tutti i casi di influenza confermati in Europa”, spiega la dottoressa Concetta Castilletti, responsabile dell’Unità Operativa Semplice di Virologia e Patogeni emergenti del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali. “La stagione influenzale guidata da questo virus è iniziata con circa quattro settimane di anticipo rispetto alla norma – prosegue -. Il motivo di tale diffusione è proprio dovuto alla sua diversità genetica. Tutti abbiamo imparato con il COVID-19 che bastano differenze genetiche molto piccole all’interno del virus per far sì che le persone non possiedano un’immunità preesistente efficace. Le continue mutazioni dei virus influenzali, quindi ci costringono a vaccinarci ogni anno con formulazioni vaccinali sempre aggiornate”.
La variante K è più contagiosa o più aggressiva rispetto ad altre? Quali sintomi sta causando più frequentemente?
Sebbene la variante K stia guidando l’attuale stagione influenzale non vi sono prove che causi una malattia più grave rispetto ai ceppi precedenti. La sua maggiore pericolosità deriva dalla rapidità di diffusione, favorita dal fatto che la popolazione non possiede un’immunità specifica. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) europei ed il Ministero della Salute la variante K mostra una sintomatologia tipica dell’influenza stagionale non complicata. I sintomi più comuni includono febbre, mal di testa, dolori muscolari, sensazione generale di malessere, tosse secca, mal di gola e raffreddore. Febbre e dolori solitamente durano pochi giorni, mentre la tosse e la sensazione di malessere possono persistere per diverse settimane. I bambini possono presentare più frequentemente sintomi gastrointestinali, come vomito o diarrea.
Ci sono fasce di popolazione che risultano più colpite o più vulnerabili a questo ceppo?
Data proprio questa differenza rispetto ai virus influenzali che hanno circolato negli anni precedenti, i bambini piccoli hanno rappresentato l’innesco dell’epidemia che si è diffusa rapidamente a tutta la comunità. Sebbene la maggior parte dei bambini guarisca senza complicazioni, quelli sotto i 5 anni (e in particolare sotto l’anno di vita) sono a maggior rischio di ospedalizzazione. La categoria più vulnerabile agli esiti gravi dell’influenza è, come sappiamo, rappresentata dagli anziani. A questa popolazione si associano le persone con patologie croniche, quali il diabete, malattie respiratorie croniche, cardiovascolari e soggetti immunodepressi.
Il vaccino antinfluenzale di quest’anno è efficace contro la variante K?
La variante K desta particolare attenzione perché la sua comparsa può, purtroppo, comportare una ridotta efficacia dei vaccini preparati per la stagione in corso. Tuttavia, i dati preliminari suggeriscono che il vaccino stagionale sia ancora in grado di ridurre il rischio di esiti gravi e ospedalizzazioni. Tutti sappiamo quanto sia importante vaccinarsi annualmente contro l’influenza. Soprattutto i soggetti fragili come gli anziani, le persone affette da patologie croniche, le donne in gravidanza e gli operatori sanitari che sono considerati un gruppo prioritario per la vaccinazione al fine di proteggere la propria salute e quella dei pazienti fragili con cui entrano in contatto.
C’è ancora una percezione sottovalutata dell’influenza rispetto ad altri virus più “mediatici”?
Credo che l’influenza sia spesso oggetto di una percezione sottovalutata, venendo frequentemente considerata una malattia stagionale minore a fronte di un impatto pesante sulla salute pubblica e sull’economia. Nonostante la vaccinazione sia lo strumento più efficace per prevenire l’ospedalizzazione (riducendo il rischio tra il 26% e il 41% negli anziani), i tassi di adesione rimangono al di sotto delle soglie raccomandate dall’OMS in quasi tutti i Paesi europei. In sintesi, mentre virus più “mediatici” catturano l’attenzione per la loro novità o imprevedibilità, l’influenza rimane uno dei virus più dannosi della storia a causa della sua capacità di evolversi costantemente e della tendenza della popolazione a trascurare le misure preventive, come la vaccinazione o il ricorso tempestivo alle cure.
Oltre al virus influenzale, quali altri virus respiratori stanno circolando in questo periodo?
Il clima invernale favorisce la diffusione dei virus respiratori in particolare dal Virus Respiratorio Sinciziale (VRS), causa della bronchiolite nei più piccoli, e dal SARS-CoV-2, responsabile del Covid 19. A questi si sommano altri patogeni, sia virus che batteri, che contribuiscono al carico sui sistemi sanitari.
Come si possono distinguere i sintomi dell’influenza da quelli di altri virus?
Distinguere i sintomi dell’influenza da quelli causati da altri virus respiratori è una sfida complessa, poiché molti agenti infettivi (sia virus che batteri) provocano quadri clinici estremamente simili.
È possibile contrarre più virus contemporaneamente? E in quel caso cosa succede?
Sì e le co-infezioni possono causare malattie più gravi. Sono infatti associate ad un aumento di complicanze secondarie e della mortalità e, conseguenza da non sottovalutare, anche ad un aumento delle ospedalizzazioni, con una ancor più difficile gestione delle risorse ospedaliere. I virus che circolano frequentemente insieme e che possono causare infezioni multiple includono l’influenza, il SARS-CoV-2 ed il virus Respiratorio Sinciziale. Proprio a causa del rischio di contrarre co-infezioni, è assolutamente raccomandata la vaccinazione sia per influenza, che per SARS-CoV-2 e l’VRS, specialmente per le categorie vulnerabili”.
Nonostante la stagione avanzata, è ancora utile vaccinarsi per prevenire le complicanze e ridurre la circolazione del virus, proteggendo così le persone più fragili. A questo scopo, la Regione Veneto ha stabilito che dal 1° gennaio è possibile, solo per i maggiorenni, vaccinarsi gratuitamente anche nelle farmacie aderenti all’iniziativa. Nel caso di influenza, i classici rimedi sono sempre validi: riposo e antipiretici (tachipirina) per abbassare la febbre. Altri farmaci devono essere prescritti dal medico. In particolare, gli antibiotici sono inutili contro l’influenza in quanto sono indicati per la cura di infezioni causate da batteri: devono essere assunti solo se il medico lo ritene necessario.
(testo a cura dell’Ufficio Stampa)
I desideri degli ospiti delle nostre case di riposo esauditi da "I nipoti di Babbo Natale"

Le case di riposo della Cittadella della Carità hanno aderito al progetto “I nipoti di Babbo Natale” dell’Associazione “Un sorriso in più”: grazie a questa iniziativa 20 ospiti hanno visto realizzare da perfetti sconosciuti i loro desideri. Emozione e gratificazione, soprattutto da parte dei più soli. Dietro la richiesta di qualche oggetto, tante storie e soprattutto il desiderio di un incontro.
“Caro Nipote di Babbo Natale, mi piace molto tenere in ordine le mie cose e scrivere per non dimenticare nulla. Sono una persona curiosa e mi piace ascoltare quello che le persone hanno da raccontare…. ma anche io ho molto da raccontare! Amo la storia e la geografia… Se avessi voglia anche di fare una chiacchierata con me, non lo dimenticherò!” (Francesco, 82 anni).
“Partiamo dalla cosa semplice: un berrettino invernale! Sono allergica alla lana e faccio sempre fatica a trovare qualcosa di adatto alla mia pelle. Sarei contenta di averlo per passeggiare e uscire con il mio amico A. Sono anche una persona che ama i quadri: in camera vorrei tanto avere un quadro raffigurante una Madonna con Gesù Bambino. Non una cosa preziosa, vorrei una cosa tenera, che mi ricordi ogni giorno che siamo amati, nonostante tutto. (Marisa, 72 anni).
Mi piace molto tenere curate le mie mani e mettere lo smalto! Per Natale mi piacerebbe ricevere un set per la manicure (così l’operatrice che mi aiuta farà meno fatica) e qualche smalto colorato! Ti ringrazio di cuore e ti auguro buone e serene feste. (Maria Rosa, Nini, 85 anni).
“La mia mamma ha sempre desiderato una pelliccia – finta eh – e una collana da mettere nei giorni di festa. Eravamo poveri e non ha mai potuto permettersi tutto questo. Potessi tornare indietro gliele regalerei io queste cose per vederla felice. Questi oggetti mi farebbero pensare tanto a lei che non ha mai avuto nulla per sé”. (Elda, 93 anni).
Sono solo quattro dei 20 desideri espressi, ed esauditi, da altrettanti ospiti delle strutture socio-sanitarie della Cittadella della Carità (Casa Nogarè, Casa Perez, Casa Clero) grazie al progetto “I nipoti di Babbo Natale”. Si tratta di un’iniziativa dell’associazione “Un sorriso in più”, con sede a Como, che, come scrive sulle sue pagine web, dal 2004 porta “benessere, gioia e serenità alle persone più sole: anziani in casa di riposo, in ospedale e a domicilio; bambini e ragazzi ospiti di comunità educative del territorio. Un lavoro quotidiano, fatto di relazione e di attenzione, di altruismo e di calore umano, di passioni condivise” (www.unsorrisoinpiu.it).
Diventare nipoti di Babbo Natale è “un’impresa” alla portata di tutti. Basta andare all’indirizzo web www.nipotidibabbonatale.it, scegliere uno o più desideri proposti, e approvati dagli organizzatori, da parte delle strutture che hanno aderito al progetto. Accanto all’oggetto del desiderio anche una breve storia di chi lo esprime e del perché chiede che sia realizzato. Oltre al range di spesa per esaudirlo. La struttura ha poi il compito di contattare il “nipote” per concordare la consegna
“Abbiamo aderito al progetto ‘I nipoti di Babbo Natale’ perché alla base c’è l’idea di creare una relazione, non semplicemente quella di fare beneficienza attraverso l’acquisto di un regalo”, spiega Martina Brigo, dirigente dei Servizi socio-sanitari della Cittadella della Carità. “Il ‘nipote’, che possiamo essere ciascuno di noi, sceglie il desiderio in base anche alla breve storia della persona che lo avanza ed ha anche la possibilità di consegnarlo personalmente”. Un semplice regalo si trasforma così nel dono reciproco: per gli anziani, soprattutto per i più soli, la gratificazione per il fatto che qualcuno ha pensato a loro; per il “nipote” la gioia di riscoprire il vero significato del Natale.
Una relazione che diventa presenza. Molti dei “nipoti” hanno voluto consegnare personalmente il dono, altri hanno potuto assaporare il momento tramite video e foto. “E’ stato molto emozionante – racconta la dottoressa Brigo – Soprattutto quando gli anziani si sono resi conto che il loro desiderio era stato esaudito veramente da persone che non conoscevano. Iones Maria, una signora di 91 anni, aveva chiesto una pashmina di un “bell’azzurro cielo”. La indossa sempre e ogni volta che si avvicina qualcuno racconta con entusiasmo di come ha ricevuto quel prezioso dono”.
Difficile non immaginare che il “suo” nipote di Babbo Natale non sia stato conquistato dal motivo per cui Iones Maria ha chiesto proprio una sciarpa: “Nella mia vita sono stata sempre molto sola, per questo desidererei una morbida pashmina di cotone, da poter indossare sempre, che mi tenga calda e coccolata quando sono un po’ triste. Mi piacerebbe di un bell’azzurro cielo…. Ti ringrazio di cuore, e sono certa che penserò anche a te in questo caldo abbraccio e nelle mie preghiere”.
(testo a cura dell’Ufficio Stampa)
2025: un anno di eventi e passione al "Sacro Cuore" raccontato in un video
Il 2025 è stato un anno speciale per la nostra Cittadella della Carità, grazie all’impegno di tantissime persone. Come ormai da tradizione, con il video qui sotto ricordiamo alcuni momenti significativi, cogliendo l’occasione per ringraziare tutti i collaboratori che hanno reso possibili questi risultati attraverso il lavoro fatto ogni giorno con passione e spesso nel silenzio. E auguriamo a tutti un sereno 2026!
(testi e video a cura dell’Ufficio Stampa)
I tre regali del Casante per il Natale della Famiglia Calabriana
Nel suo messaggio natalizio, quest’anno il Casante don Massimliano Parrella fa un regalo speciale a tutti coloro che sono parte della grande famiglia dell’Opera Don Calabria. Si tratta di tre parole: disarmo, esposizione e gioia. Parole che, come spiega padre Massimiliano, possono aiutare a vivere un periodo natalizio all’insegna del Vangelo nel solco di San Giovanni Calabria. Ci uniamo al messaggio del Casante, visibile nel video qui sotto, e porgiamo i più sinceri auguri di un Santo Natale a tutti i collaboratori della Cittadella della Carità, ai pazienti e alle loro famiglie.















