Tubercolosi: l'infezione ritenuta "scomparsa", che miete più di 1 milione di morti all'anno nel mondo

Il 24 marzo è la Giornata mondiale della lotta contro la tubercolosi, una malattia che ogni anno miete 1,3 milioni di morti in tutto il mondo. Scarso accesso ai farmaci, resistenza alle terapie, guerre, migrazioni di massa e drastico calo dei finanziamenti per la diagnosi, la cura e la ricerca: il dottor Lorenzo Guglielmetti, responsabile dell’UOS di Tubercolosi e Micobatteri dell’IRCCS di Negrar, indica le cause per cui dopo 150 dalla scoperta del micobatterio responsabile dell’infezione ogni anno si registrano  ancora 10 milioni di nuovi casi

Dr. Lorenzo Guglielmetti

Il 24 marzo è la Giornata mondiale contro la tubercolosi. La data non è casuale: lo stesso giorno nel 1882 Robert Koch scopriva il micobatterio responsabile della tubercolosi. Da allora sono trascorsi quasi 150 anni e da circa 60 esiste un trattamento efficace. Eppure da ormai 20 anni, cioè da quando sono disponibili i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il numero dei nuovi casi all’anno di tubercolosi restano costanti: più di 10 milioni in tutto il mondo e sono 1,3 milioni le persone che perdono la vita ogni anno per questa patologia. “Ancora oggi la tubercolosi è la malattia infettiva che provoca il maggior numero di morti ed è tra le prime 10 cause di mortalità al mondo. Si stima che ogni 3 minuti nel mondo un bambino muore di tubercolosi”, sottolinea il dottor Lorenzo Guglielmetti, responsabile dell’Unità Operativa Semplice  Tubercolosi e Micobatteri del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali dell’Irccs di Negrar.

Il “Sacro Cuore Don Calabria” ogni anno registra una trentina di casi di tubercolosi. I pazienti provengono da contesti diversi: in molti casi si tratta di persone provenienti da aree del mondo dove la malattia è più frequente, mentre in altri riguarda persone in cui l’infezione, contratta in passato senza sviluppare la malattia, si è riattivata.

“L’epidemiologia del nostro ospedale è in linea con quella nazionale e di gran parte dell’Europa occidentale”, spiega. “Spesso leggiamo titoli che gridano il ritorno della tubercolosi – prosegue – ma la vera notizia è che non è mai scomparsa. Inoltre, la tubercolosi può riattivarsi. E’ stimato che una persona su quattro nel mondo contragga un’infezione tubercolare asintomatica. In questi casi, il micobatterio può rimanere latente e ridiventare pericoloso quando si indeboliscono le difese dell’organismo, come per esempio negli anziani e nei pazienti trattati con terapie immunodepressive, come quelle chemioterapiche contro i tumori o biologiche per il controllo delle malattie reumatiche. Oggi questi pazienti vengono sottoposti tutti a test specifici per verifica la presenza di infezione tubercolare ed eventualmente a profilassi. Ogni anno, al “Sacro Cuore” effettuiamo circa 150 trattamenti profilattici. Prevenire lo sviluppo della malattia nelle persone con infezione tubercolare è fondamentale per impedire nuovi contagi. Ma dobbiamo essere più incisivi in questo senso allargando la platea delle persone in cui effettuare lo screening per infezione tubercolare, come per esempio i diabetici, e rafforzando gli interventi precoci nei contesti di maggiore vulnerabilità, come per esempio nei migranti da Paesi ad elevata incidenza. Come Ospedale collaboriamo con le strutture di accoglienza del territorio che supportano i richiedenti asilo.

La tubercolosi quindi non è la malattia dei migranti…

Assolutamente no. Potenzialmente possiamo tutti ammalarci se veniamo in contatto con il micobatterio della tubercolosi. Detto questo, ci sono fasce di popolazione più a rischio per la loro condizione socio-economica, spesso associata a precarietà abitativa, e per la presenza di barriere amministrative che complicano l’accesso ai servizi sanitari. Se a tutto questo si aggiungono la provenienza da un Paese ad alta incidenza di malattia e percorsi migratori complessi, i migranti diventano persone più a rischio rispetto ad altre. Anche se arrivano in salute nel nostro Paese, perché poi vivono in comunità, svolgono lavori duri e precari… pensiamo agli stagionali. Purtroppo lo stigma per quanto riguarda la tubercolosi fa fatica a morire, soprattutto nei contesti di maggiore vulnerabilità.

Lo scorso anno il Time lo ha inserito nella lista delle 100 persone più influenti al mondo dal punto di vista sanitario, grazie uno studio sulla tubercolosi resistente ai farmaci pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica New England Journal of Medicine.

L’antibiotico-resistenza è un problema globale per tutte le malattie infettive, ma lo è ancora di più per la tubercolosi perché richiede un trattamento costante e molto lungo, di almeno sei mesi e fino a due anni. Nell’Europa dell’Est l’aumento di forme di tubercolosi resistente ai farmaci è una vera emergenza, in particolare nelle repubbliche ex sovietiche, dove in passato i pazienti hanno avuto ampio accesso ai trattamenti di prima e seconda linea. Quando con la fine dell’URSS sono crollati anche i sistemi sanitari, questo accesso si è interrotto, favorendo così lo sviluppo di resistenza anche a più farmaci. Lo stesso accade in tutti i Paesi sconvolti da eventi – non da ultimo i conflitti e le migrazioni di massa – che complicano il lungo trattamento della tubercolosi. Il nostro gruppo, per esempio, sta partecipando a uno studio internazionale per migliorare il trattamento della tubercolosi multi-resistente in Niger.

In quali altri studi siete impegnati?

Stiamo contribuendo a un progetto di ricerca, pilotato dall’IRCCS San Raffaele di Milano, per identificare i nuovi test rapidi urinari fondamentali in Paesi a basso reddito e risorse limitate. Inoltre, siamo coinvolti in due studi clinici prospettici: il primo, di cui siamo coordinatori, sull’ottimizzazione della posologia di un farmaco di prima linea, come la rifampicina, e il secondo su pazienti trattati con farmaci antitubercolari di seconda linea, inclusi anche nuovi farmaci.

Globalmente si sta investendo in ricerca sulla tubercolosi?

Questo è un tasto dolente. Per ragioni politiche ed ideologiche stiamo assistendo a un grosso calo di investimenti per la diagnosi e per il trattamento della malattia soprattutto nei Paesi ad incidenza elevata come il Sudest asiatico e l’Africa che fino a poco tempo fa potevano contare sugli aiuti da parte di Stati Uniti ed Europa. Si stima che a causa dei tagli dei finanziamenti nei prossimi 10 anni ci potrebbero essere fino a 10 milioni di casi di tubercolosi in più nel mondo. Lo stesso sta accadendo per la ricerca: molti studi sono stati interrotti, alcuni dei quali avrebbero potuto migliorare concretamente l’attuale terapia che dura almeno 6 mesi e comporta effetti collaterali anche rilevanti. Poi ci sono i paradossi: anche in Europa abbiamo difficoltà di accesso ai farmaci.

In Europa?

Esiste un farmaco, la rifapentina, che permetterebbe di ridurre il trattamento da sei a quattro mesi per la tubercolosi attiva e da tre a un mese per l’infezione tubercolare. Questo antibiotico è stato registrato dalla FDA (Food and Drug Administration), l’autorità regolatoria americana per i farmaci, ma non da quella europea, l’EMA (European Medicines Agency). Non c’è nessuna motivazione clinica, semplicemente la casa farmaceutica non ha interesse economico a registrarlo in Europa. Il nostro Dipartimento, essendo anche un IRCCS, può importare questo farmaco dall’estero, con una procedura complessa e costosa. Immagino quali siamo le difficoltà dei centri minori. Poi ci sono carenze ricorrenti e frequenti dovute a una produzione europea insufficiente, perfino della rifampicina, il trattamento cardine della tubercolosi, che costringe l’acquisto in altri continenti. A questo si aggiunge la disponibilità ancora limitata di formulazioni pediatriche adeguate, che rende più complessa la gestione della tubercolosi nei bambini. Infine abbiamo il problema dei nuovi farmaci impiegati per i casi di multiresistenza. Qui il costo elevato: la bedaquilina, su cui ho fatto molto ricerche, comporta una spesa di circa 20mila euro per sei mesi, capace di mettere in difficoltà anche i centri europei.

(articolo a cura dell’Ufficio Stampa)


Il dottor Marcello Ceccaroni vincitore del Premio speciale "Un uomo per le donne"

Un riconoscimento speciale nell’ambito del Premio “Donne per le donne” promosso dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori – LILT di Roma e l’Associazione Professionisti d’Azienda Crisi d’Impresa-PACI. La motivazione: “Un alleato autentico delle donne, che mette la propria professionalità al servizio del rispetto, della Cura e della dignità della persona”.

“Un alleato autentico delle donne, che mette la propria professionalità al servizio del rispetto, della Cura e della dignità della persona”. Con queste parole il Comitato del Premio “Donne per le donne” ha conferito il riconoscimento speciale “Un uomo per le donne” al dottor Marcello Ceccaroni, direttore della Ginecologia e Ostetricia dell’IRCCS di Negrar.

Promosso dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori – LILT di Roma e l’Associazione Professionisti d’Azienda Crisi d’Impresa-PACI, il Premio “Donne per le donne” ha l’obiettivo di rendere merito a professioniste che, nei rispettivi ambiti, diffondono la cultura della cura e sostengono le situazioni di maggiore fragilità.

Una cultura della cura che il dottor Ceccaroni promuove da sempre in favore delle donne affette da endometriosi, una malattia per troppo tempo ignorata,  come è stata ignorata la sofferenza di coloro che ne sono colpite. “Per aver contribuito in modo decisivo alla salute e alla dignità delle donne, innovando il trattamento del dolore pelvico complesso e dell’endometriosi, dando impulso alla neuroginecologia e diffondendo approcci chirurgici “nerve sparing” che tutelano funzioni e qualità di vita – questa la motivazione completa  del Premio speciale – Per una visione della medicina che unisce rigore scientifico, competenza tecnica, responsabilità etica ed empatia, riportando al centro una sofferenza troppo a lungo invisibile e trasformando la cura in un metodo capace di restituire voce e dignità alle donne”.

La cerimonia di consegna è avvenuta lunedì 9 marzo a Roma, presso l’Avvocatura dello Stato. Le premiate della prima edizione sono: Ippolita di Majo, sceneggiatrice e curatrice di adattamenti teatrali, per aver valorizzato la scrittura delle donne attraverso una costante ricerca letteraria e drammaturgica; Anna Fendi, imprenditrice per la moda e la creatività, per aver messo esperienze e risorse maturate in ambito internazionale al servizio della rigenerazione urbana e culturale; Livia De Gennaro, magistrato di Cassazione, per l’affermazione dei valori della Cura e della protezione delle fragilità attraverso il diritto; Maria Pia Ammirati, direttore Rai Fiction, per aver valorizzato la figura femminile nella sua consapevolezza e resilienza, attraverso giornalismo, scrittura e produzione audiovisiva; Cinzia Niolu, psichiatra e ricercatrice dell’Università di Tor Vergata, per aver posto la ricerca sui disturbi mentali al servizio di un’etica civile attenta al disagio femminile.

(articolo a cura dell’Ufficio Stampa)


Reumatologo e medico di famiglia: la sinergia vincente per i pazienti con patologie reumatologiche

Sabato scorso si è tenuto il XIV seminario di Reumatologia in Valpolicella, organizzato dall’Unità Operativa Semplice di Reumatologia, di cui è responsabile il dottor Antonio Marchetta. Un’occasione preziosa di confronto tra diversi specialisti, ma soprattutto con i medici di medicina generale, che sono i primi interlocutori a cui si rivolge il paziente.

L’aumento esponenziale delle malattie reumatologiche nella popolazione a livello mondiale è realtà. In Italia ne soffrono oltre 5 milioni di persone, di queste 734.000 sono colpite dalle forme croniche: artrite reumatoide e spondiloartropatie.
Coloro che ne  sono colpiti sono spesso costretti ad abbandonare il lavoro e a dover affrontare disagi nella vita di relazione, con una sensibile riduzione della qualità della vita e costi sociali non indifferenti. Secondo l’Associazione Nazionale Malati Reumatici (ANMR) la spesa totale per le malattie reumatiche croniche nel nostro Paese supera i 4 miliardi di euro l’anno, di cui quasi la metà sono dovuti alla perdita di produttività per circa 287mila lavoratori malati.

La Reumatologia ha compiuto un cammino straordinario nell’ultimo ventennio che ha portato a conoscere molti aspetti della patogenesi e dell’evoluzione clinica di queste patologie. Di conseguenza è migliorata drasticamente la qualità dei trattamenti sempre più innovativi ed efficaci.

“Da qui l’importanza fondamentale di una diagnosi precoce per un approccio tempestivo e mirato. In questo percorso è imprescindibile e insostituibile un ruolo attivo del medico di medicina generale per il primo sospetto diagnostico e per indirizzare correttamente il paziente dallo specialista”, ha detto il dottor Marchetta. “E’ proprio dalla interazione e cooperazione di questi attori che può dipendere il destino dei pazienti reumatologici”.

L’obiettivo dei Seminari di Reumatologia in Valpolicella è proprio quello di coinvolgere attivamente anche il medico di medicina generale per la sua partecipazione diretta nei percorsi diagnostici e terapeutici

Durante il convegno si è parlato delle cosiddette “red flags” della psoriasi e dell’artropatia psoriasica, cioè i campanelli d’allarme per il medico di famiglia che possono ipotizzare l’insorgere di queste patologie. E’ stato fatto inoltre il punto sulla diagnosi e la terapia della sindrome di Sjogren, sulle novità terapeutiche per l’osteoporosi e illustrata l’esperienza del Servizio di Reumatologia dell’Irccs di Negrar riguardo i farmaci innovativi (farmaci biologici e piccole molecole). Inoltre si è approfondito il tema del legame tra reumatologia e malattie infettive emergenti, come il Parvovirus, il Chikungunya e il West Nile.

(articolo a cura dell’Ufficio Stampa)


La giungla e la savana entrano nelle stanze di Pediatria grazie agli Amatori Calcio di Pacengo

Le stanze di degenza della Pediatria hanno cambiato volto grazie alla generosità dell’Associazione Amatori Calcio di Pacengo: sulle pareti scene della ispirate a una natura incantata.

La natura ha avvolto la Pediatria dell’Ospedale di Negrar, mettendo radici in ogni stanza dei piccoli degenti e rendendole ambienti più accoglienti e rilassanti. A portarla due giovani pittori, Matteo Fasoli e Francesco Marchi, e la generosità dell’Associazione Amatori Calcio di Pacengo che ha sostenuto economicamente il progetto di affrescare le 10 camere con scene naturali ambientate da piante e animali dai tratti fiabeschi: dalla giungla con le scimmie alla savana con le giraffe, fino al Polo Nord con le foche.

Dietro a questa iniziativa, come dietro ad ogni iniziativa dell’associazione, una storia. Quella di Lorenzo Tessari colpito nel 2019 in tenerissima età da una rara malattia e guarito grazie al trapianto di cellule staminali del midollo osseo donate dalla sorellina Nina. I genitori Sara e Flavio durante il lungo e complesso percorso di cura hanno fatto una promessa: quando sarà tutto finito faremo una grande festa. Dal 2022 questa festa si è trasformata nell’appuntamento annuale “Amatori Inn Corsia” (il prossimo sarà… ), un evento che vede la partecipazione di migliaia di persone e il cui ricavato viene destinato sempre a progetti in favore di reparti pediatrici o di associazioni impegnate per il benessere dei bambini.

“Dalla sanità abbiamo ricevuto molto e con queste iniziative vogliamo esprimere tutta la nostra gratitudine”, hanno affermato i coniugi Tessari. “E soprattutto aiutare e donare un po’ di conforto ai bimbi ricoverati e alle loro famiglie.

“Ringrazio di cuore Sara e Flavio Tessari e tutti gli aderenti all’Associazione Calcio Club di Pacengo per questo colorato dono”, ha detto il dottor Paolo Bonetti, direttore della Pediatria dell’Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar. “La rappresentazione della natura con i suoi colori infonde un senso di tranquillità e meraviglia ai bambini ricoverati, Anche gli studi scientifici dimostrano che la realizzazione di ambienti accoglienti e colorati negli ospedali pediatrici migliora il benessere psicologico sia dei bambini che delle loro famiglie e rende la degenza meno traumatica, favorendo la guarigione”.

L’Associazione di Pacengo non è la prima volta che manifesta attenzione verso la Pediatria di Negrar: lo scorso anno ha donato un visore di realtà aumentata per aiutare i piccoli pazienti nei momenti più critici, come un prelievo o il posizionamento di un accesso venoso.

(articolo a cura dell’Ufficio Stampa)


Alla dottoressa Invento il premio "Teuteria Mazzi 2026" per l'innovazione e la sensibilità nella Chirurgia senologica

Alla dottoressa Alessandra Invento, direttrice della Chirurgia senologica, il premio “Teuteria Mazzi 2026” nell’Area di Merito “Scienza e Innovazione”. La motivazione: “Per l’altissima professionalità e la profonda sensibilità dimostrate nel campo della Chirurgia senologica”

“Per l’altissima professionalità e la profonda sensibilità dimostrate nel campo della Chirurgia senologica”. Con questa motivazione è stato conferito alla dottoressa Alessandra Invento, direttrice della Chirurgia senologica dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria, il premio “Teuteria Mazzi 2026”.

Da sinistra Mariagrazia Ferrari, Elda Baggio, Alessandra Invento e Alessandra Zamuner.

Istituito da MyPlanet2050 e dalla Nobile Compagnia della Buona Tavola, è dedicato alle donne che si sono distinte nel sociale, nel volontariato, nella medicina, nell’innovazione e nell’imprenditoria femminile in ricordo di Teuteria Mazzi, che ha dedicato la vita per i bambini poveri o senza famiglia. Subito dopo la guerra fino alla fine degli anni Cinquanta, Teuteria ha trasformato la sua casa di Pazzon, in provincia di Verona, in un approdo sicuro per i minori meno fortunati, influendo la vita di centinaia di persone che la ricordano ancora con gratitudine.

La cerimonia di premiazione è avvenuta domenica 8 marzo in occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna al Circolo Unificato dell’Esercito di Castelvecchio, a Verona. A consegnare il premio alla dottoressa Invento, il sindaco di Negrar, Fausto Rossignoli (nella foto) che ha letto la motivazione completa: “Alessandra utilizza la maestria dei bisturi per difendere la vita e ricostruire l’armonia del corpo e dello spirito delle donne. Il suo operato incarna perfettamente il connubio tra innovazione tecnologica e umanizzazione della medicina, rendendola degna erede di quella tradizione di ‘cura dell’altro’ che ha reso grande la nostra umanità”.

Con la dottoressa Invento sono state premiate altre tre donne che si sono distinte in vari campi: Mariagrazia Ferrari, fondatrice di Alzheimer Verona, per l’impegno nella tutela della memoria e delle persone fragili; Elda Baggio, chirurga e vicepresidente di Medici senza Frontiere, sede di Verona, per l’attività umanitaria nelle aree più difficili del mondo; Alessandra Zamuner, imprenditrice vitivinicola, premiata per la capacità di innovare nel rispetto dell’identità del territorio.

(articolo a cura dell’Ufficio Stampa)


L’obesità è una malattia: no alle diete "fai da te". Per combatterla servono trattamenti specialistici

In occasione del World Obesity Day il team di specialisti per il trattamento dell’obesità dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore ha presentato i percorsi medico-chirurgici per la cura di una vera e propria patologia cronica, progressiva  e recidivante. Come tale richiede trattamenti specialistici e personalizzati supportati da medici internisti, psicologi, dietitisti e chirurghi bariatrici. Hanno portato la loro testimonianza alcuni pazienti tra cui Anita, che grazie all’intervento chirurgico ha preso in mano di nuovo la sua vita.

I dati sono allarmanti: secondo le proiezioni dell’OMS nel 2035 la metà della popolazione del mondo – 4 miliardi di persone – sarà in sovrappeso o obesa. In Italia un adulto su 10 è obeso e 1 bambino su 3 è affetto da obesità o da grave sovrappeso, quindi destinato a diventare un adulto malato. Una vera e propria emergenza riguardo a una malattia cronica, progressiva e recidivante come è stata definita lo scorso ottobre, per la prima volta al mondo, dal Parlamento italiano, aderendo a ciò che da tempo sostiene la comunità scientifica internazionale. Una patologia complessa che quindi necessita di trattamenti specialistici adeguati a ogni persona, come è stato sottolineato nel corso dell’iniziativa organizzata dall’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar in occasione della Giornata dell’obesità che ricorre in tutto il mondo il 4 marzo.

Tra la fascia oraria mattutina e pomeridiana, circa ottanta persone hanno partecipato all’incontro al Centro diagnostico terapeutico di via San Marco 121, durante il quale il team di specialisti dell’Ospedale di Negrar ha presentato i percorsi medico-chirurgici per il trattamento dell’obesità, Successivamente i singoli specialisti si sono resi disponibili per colloqui individuali: un primo passo finalizzato alla definizione di un percorso personalizzato per ogni paziente.

Il team per il trattamento dell’obesità: da sinistra Marco Di Dio Perna (medico internista), Eleonora Geccherle (psicologa), Irene Gentile (chirurgo bariatrico), Leonardo Gerard (chirurgo), Chiara Guerra (medico internista), Alessandra Misso (dietista) e Irene Bianconi (dietista)

A dare la propria testimonianza sono intervenuti quattro pazienti, tra cui Anita, 53 anni: due anni fa pesava 135 chili, ora è una persona completamente diversa, con 70 chili in meno e la gioia di vivere negli occhi. “A causa del peso in eccesso stavo male, i miei problemi di salute già esistenti si erano aggravati e a questi se ne erano aggiunti altri. Grazie a un medico ho abbandonato le tante diete ‘fai da te’ e ho preso la decisione di affidarmi agli specialisti del “Sacro Cuore Don Calabria” che mi hanno accompagnato fino all’intervento chirurgico e sono ancora il mio punto di riferimento. Oggi sto bene, sono stabile con il peso, alcune mie patologie sono regredite, altre addirittura sparite. Ho imparato che il cibo non è un nemico, ma un alleato che bisogna gestire bene”.

“Il riconoscimento per legge dell’obesità come malattia rappresenta un passaggio storico, prima di tutto culturale”, afferma la dottoressa Irene Gentile, chirurgo bariatrico della Chirurgia generale, diretta dal dottor Giacomo Ruffo, e componente del team per il trattamento dell’obesità dell’IRCCS di Negrar. “Per troppo tempo l’obesità è stata considerata un problema estetico e la conseguenza di scelte individuali, quando invece è una patologia dovuta a più fattori: genetici, biologici, ambientali e sociali. E non dimentichiamo che a sua volta l’obesità aumenta il rischio di altre gravi patologie come quelle cardiovascolari, tumorali, respiratorie, diabete…”.

Proprio per complessità della malattia, al “Sacro Cuore Don Calabria” il paziente viene preso in carico da un’équipe di specialisti: medici di medicina generale, dietisti, psicologi e chirurghi bariatrici. “Un approccio multidisciplinare permette di scegliere il trattamento giusto per ogni persona – prosegue la dottoressa -. Interventi sullo stile di vita, farmaci e chirurgia non sono alternative in competizione, ma strumenti diversi, e integrati, in uno stesso percorso di cura”. E in particolare i farmaci anti-obesità – spesso presentati, a torto, come una sorta di pozione magica per ritornare in forma – “sono indicati per persone con obesità o con sovrappeso associato a complicanze, quando le modifiche dello stile di vita da sole non sono sufficienti – sottolinea Gentile – La scelta va sempre personalizzata e vagliata da specialisti”.

(articolo a cura dell’Ufficio Stampa)


Il dottor Nicosia nominato professore associato di Radioterapia all'Università di Brescia

Con la nomina di professor associato del dottor Luca Nicosia, si rafforza l’attività scientifica e didattica del Dipartimento di Radioterapia Oncologica Avanzata che vede già il direttore Alongi professore ordinario all’Università di Brescia. Ateneo che all’IRCCS di Negrar ha una delle sedi della Scuola di Specializzazione in Radioterapia.

Dal 2 marzo il dottor Luca Nicosia ha assunto l’incarico di professore associato di Radioterapia presso il Dipartimento di Scienze Medico-Chirurgiche della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Brescia. Il dottor Nicosia fa parte dell’équipe del Dipartimento di Radioterapia Oncologica Avanzata dell’IRCCS di Negrar, diretto dal professor Filippo Alongi.

Quarantuno anni, originario di Ragusa, il dottor Nicosia si è laureato in Medicina e Chirurgia nel 2011 all’Università Cattolica di Roma e specializzato nel 2018 in Radioterapia Oncologica alla “Sapienza”. Nel frattempo ha svolto un periodo di formazione all’Ospedale Universitario di Friburgo presso il Dipartimento di Radioterapia Oncologica e poi all’Ospedale Molinette di Torino.

Nel 2018 ha iniziato la sua attività lavorativa all’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, dove nel 2023 gli è stato conferito l’incarico di coordinatore dell’attività scientifica e della ricerca clinica del Dipartimento di Radioterapia Oncologica Avanzata, anno in cui ha ottenuto l’abilitazione scientifica nazionale per professore universitario di seconda fascia.

Il professor Nicosia vanta 120 pubblicazioni scientifiche ed è membro a vario titolo di società scientifiche, con incarichi, in particolare, in ESTRO (European Society for Radiotherapy and Oncology) e in AIRO (Associazione Italiana Radioterapia e Oncologia Clinica).

Con la nomina di professor associato del dottor Nicosia, si rafforza l’attività scientifica e didattica del Dipartimento di Radioterapia Oncologica Avanzata che vede già il direttore Alongi professore ordinario all’Università di Brescia. Ateneo che all’IRCCS di Negrar ha una delle sedi della Scuola di Specializzazione in Radioterapia.

(articolo a cura dell’Ufficio Stampa)


La diagnosi in malattie tropicali: il valore della logica clinica

“La logica clinica in medicina tropicale” è il tema del convegno che si è tenuto il 26 e il 27 febbraio all’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar. Organizzato dal Dipartimento di Malattie infettive e tropicali, la due giorni è stata dedicata al ragionamento clinico e al processo decisionale in medicina, con particolare focus sulla medicina tropicale e malattie infettive di importazione.

Si conclude oggi la “due giorni” dedicata alla “Logica clinica in medicina tropicale”, il convegno annuale promosso dal Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria, diretto dal professor Federico Gobbi.

L’incontro scientifico ha richiamato medici specialisti e specializzandi da tutta Italia interessati alla medicina tropicale, superando una cinquantina di iscritti.

 

La prima giornata di giovedì 26 febbraio è stata dedicata ai fondamenti della logica clinica e all’analisi dell’errore diagnostico, con attenzione ai principali meccanismi cognitivi e concettuali che influenzano il processo decisionale. Oggi, invece, l’attenzione è stata focalizzata sull’applicazione pratica della logica clinica attraverso la discussione di casi complessi e scenari diagnostici.

“Il convegno ha come obiettivo quello di stimolare il pensiero critico, promuovendo una riflessione sui meccanismi cognitivi alla base della decisione medica e su come la logica possa migliorare la qualità e la sicurezza della diagnosi, soprattutto in contesti ad alta incertezza come quelli dei Paesi a medie e basse risorse”, ha spiegato Gobbi, professore associato all’Università di Brescia.

(articolo a cura dell’Ufficio Stampa)


Pronto Soccorso ampliato e completamente rinnovato: boom di accessi negli ultimi anni

Il Pronto Soccorso dell’IRCCS di Negrar è stato ampliato e completamente rinnovato. I lavori si sono resi necessari per il progressivo aumento degli accessi che negli ultimi anni ha sfiorato il numero di 60mila. Ambienti più funzionali per gli operatori e più accoglienti per i cittadini, a cominciare dalla sala di attesa la cui grandezza è stata raddoppiata. 

E’ un Pronto Soccorso completamente rinnovato quello inaugurato lo scorso venerdì 20 febbraio alla presenza del Presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani.

Una parte dell’équipe del Pronto Soccorso con il Presidente Stefani

I lavori del Pronto Soccorso hanno riguardato l’ampliamento e il miglioramento del Servizio che negli ultimi anni ha registrato un progressivo aumento degli accessi, sfiorando i 60mila e ponendosi come la seconda struttura per numero di ingressi di Verona e provincia.

“Il progressivo aumento degli accessi ha reso necessario un intervento strutturale tempestivo che ha portato, tra le altre cose, alla creazione di altri quattro posti di Osservazione Breve Intensiva, oltre ai 6 già esistenti, e un’area open space con 9 posti letto per pazienti barellati, anch’essi tutti monitorati”, ha spiegato il primario, dottor Flavio Stefanini. “Inoltre sono state raddoppiate da 1 a 2 le postazioni della sala di emergenza intensiva”. (vedi il video qui sotto)

A fronte dei circa 9mila pazienti del Pronto Soccorso che ogni anno vengono sottoposti a Tac in Radiologia, è stato collocato in Ps un   tomografo dedicato, al fine di ottimizzare le tempistiche soprattutto per i pazienti colpiti da patologie tempo-dipendenti, come l’ictus.

“Oggi disponiamo di ambienti più funzionali per il lavoro degli operatori e più accoglienti per i pazienti, a cominciare dalla sala di attesa le cui dimensioni sono state raddoppiate”.

“Il Pronto Soccorso serve un territorio molto vasto – ha concluso Cracco – Circa il 60% dei pazienti che si rivolgono a noi non è residente nelle zone di  competenza assegnate a Negrar dal 118. Inoltre fa parte della Rete IMA (Infarto Miocardico Acuto), della rete neurologica (stroke) ed è Centro trauma di  zona.”

 (testi, foto e video a cura dell’Ufficio Stampa)


Il Presidente AIOM Di Maio relatore alla Scuola di metodologia della ricerca clinica

Il prof. Massimo Di Maio, Presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica e Ordinario di Oncologia Medica dell’Università di Torino ha tenuto una relazione nel corso del secondo modulo della Scuola di metodologia della ricerca clinica, giunta alla dodicesima edizione. 

Si terrà dal 26 al 28 marzo, presso l’Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, il terzo modulo della Scuola  di metodologia della ricerca clinica, giunta alla dodicesima edizione e diretta dalla dottoressa Stefania Gori, a supporto della ricerca oncologica dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria.

Il secondo modulo, che si è chiuso il 14 febbraio, ha visto tra i relatori il prof. Massimo Di Maio, Presidente di AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), Ordinario di Oncologia Medica dell’Università di Torino, che ha presentato una lettura sulla valutazione del reale vantaggio clinico di un nuovo approccio terapeutico.

I temi trattati nei tre giorni di formazione sono stati le revisioni sistematiche, le meta-analisi, i confronti indiretti e le linee guida per la pratica clinica.

Si conferma una significativa partecipazione di ricercatori provenienti dai maggiori ospedali d’Italia come Gemelli di Roma, CRO-IRCCS di Aviano, IOV di Padova, IEO di Milano e IRCCS Giovanni Paolo II di Bari.

(articolo a cura dell’Ufficio Stampa)