Lo scorso sabato, 11 maggio, il Ministro della Ricerca e dell’Università, Anna Maria Bernini, è stata in visita ufficiale all’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria dove ha incontrato i vertici dell’Ospedale e quelli dell’Università di Verona. Tanti i temi sul tavolo: si è parlato della partnership tra l’IRCCS di Negrar e l’Ateno scaligero, ma anche in generale di ricerca e di sanità.

Lo scorso sabato, 11 maggio, il Ministro della Ricerca e dell’Università, Anna Maria Bernini, è stata in visita ufficiale all’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria dove ha incontrato i vertici dell’Ospedale e quelli dell’Università di Verona. Tanti i temi sul tavolo: si è parlato della partnership tra l’IRCCS di Negrar e l’Ateno scaligero, ma anche in generale di ricerca e di sanità.

Erano presenti per il “Sacro Cuore Don Calabria”, il Presidente, fratel Gedovar Nazzari, l’Amministratore Delegato, dottor Claudio Cracco, il Direttore Sanitario, dottor Fabrizio Nicolis, e il Direttore Generale della ricerca con delega per i rapporti con l’Università, dottor Mario Piccinini. Per l’Università, il Magnifico Rettore, professor Pierfrancesco Nocini, era accompagnato dal Direttore Generale, dottor Federico Gallo.

Sono sempre molto contenta quando posso visitare strutture di eccellenza che lavorano in maniera altrettanto eccellente con l’Università, come l’IRCCS di Negrar. La collaborazione tra il “Sacro Cuore” e l’Ateneo scaligero è un fatto storico oltre che significativo e per, quanto mi riguarda, è una collaborazione che deve essere implementata”, ha detto ai giornalisti il Ministro Bernini.  “Ho in programma di far crescere in Italia più strutture di ricerca. Qui, per esempio, non abbiamo solo in IRCCS di Malattie infettive e tropicali, ma anche un ciclotrone che lavora con le Medicine Nucleari della regione – ha proseguito -. Il modo migliore per far tornare i nostri cervelli che sono migrati all’estero è creare strutture di ricerca, perché i ricercatori sono come le rondini: vanno dopo possono fare ricerca.  L’IRCCS Sacro Cuore è una grande struttura che cura il territorio, ma anche un’occasione per far ritornare in Italia i nostri ricercatori e attrarne altri dall’estero”.