Pronto Soccorso ampliato e completamente rinnovato: boom di accessi negli ultimi anni

Il Pronto Soccorso dell’IRCCS di Negrar è stato ampliato e completamente rinnovato. I lavori si sono resi necessari per il progressivo aumento degli accessi che negli ultimi anni ha sfiorato il numero di 60mila. Ambienti più funzionali per gli operatori e più accoglienti per i cittadini, a cominciare dalla sala di attesa la cui grandezza è stata raddoppiata.
E’ un Pronto Soccorso completamente rinnovato quello inaugurato lo scorso venerdì 20 febbraio alla presenza del Presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani.

I lavori del Pronto Soccorso hanno riguardato l’ampliamento e il miglioramento del Servizio che negli ultimi anni ha registrato un progressivo aumento degli accessi, sfiorando i 60mila e ponendosi come la seconda struttura per numero di ingressi di Verona e provincia.
“Il progressivo aumento degli accessi ha reso necessario un intervento strutturale tempestivo che ha portato, tra le altre cose, alla creazione di altri quattro posti di Osservazione Breve Intensiva, oltre ai 6 già esistenti, e un’area open space con 9 posti letto per pazienti barellati, anch’essi tutti monitorati”, ha spiegato il primario, dottor Flavio Stefanini. “Inoltre sono state raddoppiate da 1 a 2 le postazioni della sala di emergenza intensiva”. (vedi il video qui sotto)
A fronte dei circa 9mila pazienti del Pronto Soccorso che ogni anno vengono sottoposti a Tac in Radiologia, è stato collocato in Ps un 
“Oggi disponiamo di ambienti più funzionali per il lavoro degli operatori e più accoglienti per i pazienti, a cominciare dalla sala di attesa le cui dimensioni sono state raddoppiate”.
“Il Pronto Soccorso serve un territorio molto vasto – ha concluso Cracco – Circa il 60% dei pazienti che si rivolgono a noi non è residente nelle zone di competenza assegnate a Negrar dal 118. Inoltre fa parte della Rete IMA (Infarto Miocardico Acuto), della rete neurologica (stroke) ed è Centro trauma di zona.”
(testi, foto e video a cura dell’Ufficio Stampa)
Il Presidente AIOM Di Maio relatore alla Scuola di metodologia della ricerca clinica

Il prof. Massimo Di Maio, Presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica e Ordinario di Oncologia Medica dell’Università di Torino ha tenuto una relazione nel corso del secondo modulo della Scuola di metodologia della ricerca clinica, giunta alla dodicesima edizione.
Si terrà dal 26 al 28 marzo, presso l’Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, il terzo modulo della
Il secondo modulo, che si è chiuso il 14 febbraio, ha visto tra i relatori il prof. Massimo Di Maio, Presidente di AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), Ordinario di Oncologia Medica dell’Università di Torino, che ha presentato una lettura sulla valutazione del reale vantaggio clinico di un nuovo approccio terapeutico.
I temi trattati nei tre giorni di formazione sono stati le revisioni sistematiche, le meta-analisi, i confronti indiretti e le linee guida per la pratica clinica.

(articolo a cura dell’Ufficio Stampa)
Il Presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, inaugura i nuovi robot e l’ampliamento del Pronto Soccorso

Il taglio del nastro è avvenuto nella hall dell’Ospedale, dove sono stati portati i robot chirurgici da Vinci 5 e da Vinci single port, affiancati dal broncoscopio robotico ION. I lavori al Pronto Soccorso si sono resi necessari per il progressivo aumento del numero degli accessi che ha sfiorato i 60mila negli ultimi anni.
Il Presidente Stefani: “Quello di Negrar è un Centro di eccellenza riconosciuto non solo per i dati della sua attività, ma da un comune sentire della popolazione che è importante ascoltare per chi amministra una Regione. Questa è una struttura capace di affrontare le esigenze sanitarie del nostro territorio, è un presidio ospedaliero e rappresenta, insieme ad altre realtà, un punto di forza del nostro sistema sanitario
Doppia inaugurazione ieri pomeriggio (20 febbraio) all’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria. A tagliare il nastro il Presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, per la prima volta come Governatore all’Ospedale di Negrar.
La hall della struttura si è trasformata per poche ore in una “sala operatoria” dove sono stati collocati i robot chirurgici da Vinci 5 e da Vinci single port, i più avanzati sistemi robotici per la chirurgia mini-invasiva. Accanto ad essi, il broncoscopio robotico ION, l’ultima frontiera per la diagnosi precoce del tumore del polmone, in particolare di quelle neoplasie difficilmente raggiungibili dai sistemi di biopsia tradizionale. L’inaugurazione ha riguardato anche i lavori di ampliamento e restyling del Pronto Soccorso, che sono stati illustrati attraverso un video.
Alla cerimonia erano presenti oltre ai vertici dell’Ospedale, il Prefetto di Verona, Demetrio Martino, il sindaco di Negrar, Fausto Rossignoli, il Comandante provinciale dei Carabinieri, Claudio Papagno, quello della Guardia di Finanza, Italo Savarese e la direttrice generale dell’Ulss 9 Scaligera, Patrizia Benini. Ha impartito la benedizione inaugurale il vescovo di Verona, mons. Domenico Pompili. Era presente anche il Superiore Generale dell’Opera Don Calabria, don Massimiliano Parrella.
“Sono felice di essere qui a Negrar, in un Centro di eccellenza riconosciuto dai cittadini del Veneto e di altre regioni”, ha detto il presidente Stefani. “Un Ospedale riconosciuto non solo per i dati della sua attività, ma da un comune sentire da parte della popolazione che è importante ascoltare per chi amministra una Regione. Questa è una struttura capace di affrontare le esigenze sanitarie del nostro territorio, è un presidio ospedaliero e rappresenta, insieme ad altre realtà, un punto di forza sistema sanitario veneto. Il nostro impegno, sin dall’inizio della legislatura, mira a potenziare il rapporto tra ospedali e territorio, a portare le cure e l’assistenza sempre più vicine alla persona, ai suoi bisogni e a quelli dei suoi familiari. Puntando anche sulle nuove tecnologie, come nel caso di questi robot chirurgici e diagnostici”.

“L’inaugurazione di oggi riguarda la nuova dotazione robotica (chirurgica e diagnostica) e l’ampliamento e il restyling del Pronto Soccorso”, ha detto l’Amministratore Delegato, Claudio Cracco. “Due interventi che sono coerenti nel rispondere alle esigenze sanitarie vitali (patologia oncologica e urgenze), confermano l’impegno di questo ospedale a favore dei cittadini del territorio e contribuiscono alla riconosciuta qualità della sanità veneta, di cui l’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria è parte integrante”.
La robotica nelle sale operatorie del Sacro Cuore Don Calabria è entrata nel 2014 con il da Vinci Xi. Nel 2025 un ulteriore salto di qualità con l’arrivo delle nuove tecnologie come il da Vinci 5, il quale attraverso i sensori collegati sulla punta degli strumenti, permette al chirurgo di calibrare la forza sui tessuti, salvaguardando le strutture più delicate. La mini-invasività è espressa ulteriormente dal robot da Vinci single port, che consente di intervenire attraverso una sola micro-incisione, contro le 5-6 degli altri sistemi robotici.

“Le caratteristiche tecnologiche di queste piattaforme, facilitando il lavoro del chirurgo, lo rende più sicuro – ha sottolineato Cracco -. Questo ha una ricaduta immediata sul paziente in termini di minor dolore e minor rischio di complicanze post operatorie, ridotti giorni di degenza e una ripresa più rapida”.
Nelle scorse settimane grazie all’utilizzo “combinato” del broncoscopio robotico ION e del robot chirurgico da Vinci 5, sono state effettuate la diagnosi e l’asportazione di un tumore del polmone in sole 4 ore e con una sola anestesia. “Senza il broncoscopio robotico il percorso tradizionale prevedrebbe il monitoraggio del nodulo polmonare attraverso ripetuti esami radiologici per verificarne l’evoluzione nel tempo. Una procedura che inevitabilmente sottrae tempo prezioso all’intervento terapeutico, quando sappiamo che la diagnosi precoce unita all’accesso rapido alla chirurgia porta alla guarigione nel 90% dei casi, anche per un cancro, come quello del polmone, che rappresenta ancora la prima causa di morte per tumore”.
I lavori del Pronto Soccorso hanno riguardato l’ampliamento e il miglioramento del Servizio che negli ultimi anni ha registrato un progressivo aumento degli accessi, sfiorando i 60mila e ponendosi come la seconda struttura per numero di ingressi di Verona e provincia.

Giornata mondiale dell'obesità: incontri individuali con gli specialisti del team per il trattamento della malattia
L’Italia è il primo Paese al mondo che ha ricosciuto per legge l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante, come da tempo sostiene la comunità scientifica internazionale. Un riconoscimento che ha un grande valore civile e sociale contro lo stigma che ancora grava sulle persone obese, colpevolizzate ed emarginate per il loro aspetto.
In quanto malattia molto complessa e fattore di rischio elevato di altre gravi patologie (malattie cardiovascolari, tumori, diabete…) richiede un trattamento specifico, personalizzato e multidisciplinare.
All’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria opera un team di specialisti per la presa in carico delle persone affette da obesità, composto da chirurghi bariatrici, dietisti, psicologi e medici di medicina interna.
In occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità, il prossimo 4 marzo, il team di specialisti è a disposizione per illustrare i percorsi clinico-chirurgici finalizzati al trattamento dell’obesità e per colloqui individuali.

L’evento si terrà presso l’Auditorium del Centro Polifunzionale Don Calabria e gli ambulatori del Centro Diagnostico Terapeutico situati nella stessa area, in via San Marco 121, a Verona.
Si può scegliere tra due fasce orarie: dalle ore 9 alle ore 13 e dalle ore 14 alle ore 18.
E’ gradita la prenotazione telefonando ai numeri 045.6013024 o 045.6013493 oppure on line https://obesityday.sacrocuore.it/
Nel video l’intervista della dottoressa Irene Gentile, chirurgo bariatrico, rilasciata alla trasmissione in diretta “Med-Il Medico risponde” in onda su Radioverona e Telearena.
(testi a cura dell’Ufficio Stampa)
Don Luigi Pedrollo: 40 anni fa moriva il primo successore di San Giovanni Calabria

Il Servo di Dio don Luigi Pedrollo morì il 16 febbraio 1986 all’età di 97 anni. Fu tra i primissimi collaboratori di San Giovanni Calabria e nel 1955 ne divenne il primo successore alla guida dell’Opera. Con lui Casante venne costruito l’ospedale geriatrico “Don Calabria”. Nel 2024 è stato intitolato a lui il nuovo hospice della Cittadella della Carità. Attualmente è in corso la causa di canonizzazione.
Oggi tutta la Famiglia Calabriana nel mondo ricorda il Servo di Dio don Luigi Pedrollo, vicario e primo successore di San Giovanni Calabria alla guida dell’Opera di cui fa parte anche l’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria. Era infatti il 16 febbraio 1986, esattamente 40 anni fa, quando don Pedrollo lasciava questa terra alla veneranda età di 97 anni.

Incontrò don Calabria per la prima volta nel 1908, quando ancora studiava in seminario a Vicenza. Entrò nell’Opera nel 1914 e da allora fu sempre molto vicino al Fondatore. Dopo la morte di don Calabria, nel 1954, don Pedrollo fu eletto Casante al Capitolo del 1955, ricoprendo l’incarico fino al 1967. Durante questi anni vennero aperte le prime missioni all’estero in Uruguay. Inoltre vennero avviati il Centro Polifunzionale di via Roveggia, a Verona, e l’ospedale geriatrico “Don Calabria” a Negrar.
Un legame, quello di don Pedrollo con la Cittadella della Carità di Negrar, che è stato sempre molto sentito e profondo. Per questo nel 2024 si è deciso di dedicare a lui l’hospice inaugurato dall’allora presidente della Regione Luca Zaia.
Anche negli ultimi anni della sua vita don Pedrollo continuò ad essere vera e propria immagine viva di don Calabria, testimone capace di mostrare con la sua vita la santità e lo «spirito puro e genuino» del Fondatore. Inoltre nel suo apostolato fu vicino a tantissime persone, dentro e fuori dall’Opera. A testimonianza di questa poliedricità, nel gennaio di quest’anno è stato a lui intitolato il teatro del carcere milanese di Opera.
Dal 2018 al 2020 si è svolta la causa diocesana di beatificazione per lui. Attualmente la “Positio super virtutibus” è al vaglio del Dicastero per le Cause dei Santi, al quale spetta il compito di decretarne l’esercizio eroico delle virtù cristiane.
(articolo a cura dell’Ufficio Stampa)
Tumore al polmone: grazie alla robotica diagnosi ed intervento in sole 4 ore

Per la prima volta in Italia l’uso combinato del broncoscopio robotico e del robot chirurgico da Vinci 5 ha consentito la diagnosi e l’asportazione di un tumore al polmone nella stessa seduta operatoria e con una sola anestesia. Il dottor Gavezzoli: “E’ una procedura innovativa che coniuga la precisione e la mini-invasività chirurgica con l’azzeramento dei tempi tra la fase diagnostica e quella terapeutica, importante ai fini di una guarigione”
Nella foto l’équipe dell’Unità clinico chirurgica toraco-polmonare: Gianluca Perroni, Rosalia Romano, Simona Paiano, Diego Gavezzoli, Carlo Pomari, Arjola Ustalli e Luca Assante
Dalla diagnosi all’asportazione di un tumore del polmone in sole 4 ore e con un’unica anestesia. E’ quanto è stato possibile all’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar martedì 3 febbraio: il paziente, un uomo di 65 anni, sta bene ed è stato dimesso dopo pochi giorni.
L’intervento è stato eseguito dal dottor Diego Gavezzoli, direttore dell’Unità clinico chirurgica toraco-polmonare, e dalla sua équipe utilizzando

per la prima volta in Italia, il broncoscopio robotico diagnostico ION e il robot chirurgico da Vinci 5 nella stessa seduta operatoria.
“Si tratta di una procedura innovativa che coniuga la precisione e la mini-invasività chirurgica della robotica avanzata con l’azzeramento dei tempi tra la fase diagnostica e quella terapeutica – spiega il dottor Gavezzoli – Intervenire il prima possibile sul tumore significa maggiori possibilità di guarigione. Inoltre la somministrazione di un’unica anestesia per l’intera procedura riduce al massimo il disagio per il paziente”.
Il paziente presentava un nodulo di 1,5 cm rilevato in crescita dalla TAC ed evidenziato anche dalla PET. Dopo un primo tentativo di biopsia con le metodiche tradizionali non andato a buon fine a causa delle piccole dimensioni e della posizione della lesione, “abbiamo deciso di procedere nella stessa seduta in sala operatoria alla biopsia con il broncoscopio robotico, indicato proprio per i tumori con queste caratteristiche, e poi all’intervento di resezione”, prosegue il dottor Gavezzoli. “ION è una sorta di navigatore satellitare che guida l’operatore attraverso una mappa realizzata dall’elaborazione delle immagini Tac. Grazie a una sonda particolarmente sottile e alla possibilità, a differenza della mano umana, di eseguire un movimento a 360° e di mantenere un’assoluta stabilità, siamo riusciti a raggiungere il nodulo e a prelevare del materiale utile per l’esame istologico e citologico, eseguito in sala operatoria dall’anatomopatologo”.
La biopsia ha confermato la presenza di un tumore e quindi il paziente è stato immediatamente sottoposto a lobectomia polmonare con il da Vinci 5, il sistema robotico più evoluto per la chirurgia mini-invasiva.

“Senza l’utilizzo di questo broncoscopio robotico – sottolinea il chirurgo – il percorso tradizionale prevede il monitoraggio del nodulo attraverso ripetuti esami radiologici per verificarne il comportamento. Una procedura che inevitabilmente sottrae tempo prezioso all’intervento terapeutico, quando sappiamo che la diagnosi precoce unita all’accesso rapido alla chirurgia porta alla guarigione nel 90% dei casi, anche per un tumore, come quello del polmone, che rappresenta ancora la prima causa di morte oncologica”.
L’utilizzo di ION garantisce una precisione di diagnosi anche quando per varie ragioni la biopsia non riesce a prelevare materiale utile e sufficiente per l’anatomopatologo. “Il broncoscopio robotico ci permette di circoscrivere agevolmente l’area tumorale con minore complicanza rispetto ad altre procedure – prosegue -. Individuare con precisione il nodulo consente di asportarlo e di analizzarlo in tempo reale, al fine di decidere, se benigno, di limitarci alla sua semplice resezione, o, nel caso contrario, di procedere con l’asportazione di un intero lobo polmonare”.
Dopo la biopsia, il dottor Gavezzoli è passato dalla consolle di ION a quella del robot da Vinci 5 con il quale ha condotto l’intervento. “Se ION rappresenta una vera e propria rivoluzione nell’ambito della diagnosi del cancro polmonare, il da Vinci 5 facilita come mai prima il lavoro del chirurgo e lo rende più sicuro. Questo grazie a una consolle munita di un monitor che offre la visione 3D più realistica mai realizzata, potenziata quattro volte rispetto ai precedenti modelli e un sistema di sensori posizionati sulle punte degli strumenti che consentono di calibrare la forza sui tessuti – conclude il chirurgo – Per il paziente questo significa minor dolore e minor rischio di complicanze post operatorie, e una più rapida ripresa dopo l’intervento”.
(testo e foto a cura dell’Ufficio Stampa)
L'IRCCS di Negrar nella rete nazionale per contrastare i "super batteri" resistenti agli antibiotici

Il problema dei “super batteri” resistenti agli antibiotici è un’emergenza globale. Colpisce in particolare l’Italia che vanta il triste primato in Europa del numero più alto di morti per infezioni resistenti. L’IRCCS di Negrar è partner del network promosso dalla Spallanzani e dall’Istituto Superiore di Sanità a cui hanno aderito altri quattro Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico
L’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria nel network nazionale per contrastare la resistenza antimicrobica, cioè la capacità dei microrganismi di sopravvivere o crescere nonostante la presenza di agenti, quali per esempio gli antibiotici, che dovrebbero inibirli o ucciderli. Una vera e propria emergenza sanitaria globale che in Europa provoca ogni anno 35mila morti. In Italia si stimano annualmente 200mila infezioni resistenti agli antibiotici e 12mila decessi (il numero più alto nell’ambito UE). Le previsioni a livello mondiale sono ancora più drammatiche: se non saranno messe in campo misure sufficienti per arginare il fenomeno saranno 10 milioni le morti associate a infezioni resistenti agli antibiotici. Resistenza imputabile a varie cause, una delle principali è il consumo eccessivo e inappropriato di antibiotici sia per uso umano che animale. Anche il singolo cittadino fa la sua parte quando per una semplice influenza (infezione virale) assume gli antibiotici senza prescrizione o quando la terapia viene interrotta prima del tempo di efficacia.
Proprio per rispondere alla particolare urgenza nel nostro Paese, l’Istituto Nazionale Malattie Infettive Spallanzani di Roma insieme all’Istituto Superiore di Sanità hanno promosso il progetto di ricerca “Network collaborativo a carattere nazionale per la realizzazione di un modello clinico-gestionale per l’ottimizzazione dell’uso dei farmaci antimicrobici”. Al progetto partecipano all’Ospedale di Negrar anche altri quattro Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS): l’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano; l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, l’Istituto Mediterraneo per il Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione (ISMETT) di Palermo.
“L’obiettivo centrale è quello di costruire una piattaforma digitale integrata che consenta la raccolta e l’analisi in tempo reale dei dati sulle infezioni, sui casi di infezioni antibiotico-resistenti e sull’uso stesso degli antibiotici, favorendo così interventi tempestivi mirati”, spiega il dottor Andrea Tedesco, medico del Dipartimento di Malattie infettive e tropicali e responsabile del progetto per l’IRCCS di Negrar. “La piattaforma prevede inoltre moduli di apprendimento interattivo per favorire maggiore appropriatezza nella prescrizione di antibiotici. Tutto questo è finalizzato a creare un modello nazionale di stewardship antimicrobica, adattabile in vari contesti. Lo scopo è innanzitutto quello di tutelare la salute dei cittadini e inoltre di ridurre i costi dell’assistenza sanitaria”. Il modello proposto integra sistemi informatici avanzati per collegare e analizzare dati provenienti da diverse fonti; percorsi diagnostici innovativi, con l’uso di test molecolari per identificare rapidamente le resistenze: strumenti digitali e di comunicazione per supportare i clinici.
Nella foto: la firma dell’accordo a cui ha partecipato l’Amministratore Delegato dell’IRCCS di Negrar, Claudio Cracco (il secondo da sinistra)
(testo a cura dell’Ufficio Stampa)
Nuove terapie mediche e chirurgiche per combattere i tumori ginecologici

Sono oltre 14mila le donne che ogni anno vengono colpite da neoplasie ginecologiche in Italia. Grazie alla conoscenza sempre più approfondita della “carte di identità” di ogni forma tumorale attraverso tecniche, per esempio, di sequenziamento genico, sono stati creati farmaci innovativi che hanno portato a un progressivo aumento della sopravvivenza anche nei casi metastatici. Inoltre l’introduzione di nuove tecnologie chirurgiche, come la robotica, consentono interventi oncologici radicali, ma sempre meno invasivi, in grado di preservare la qualità di vita della donna. Intervista alla professoressa Domenica Lorusso, al dottor Marcello Ceccaroni e alla dottoressa Anna Pesci
Sono oltre 14mila le donne che ogni anno vengono colpite da neoplasie ginecologiche in Italia. Il tumore più frequente è quello all’endometrio con quasi 8mila nuovi casi all’anno, seguono quello dell’ovaio, della cervice uterina, della vulva e della vagina.
I numeri potrebbero essere minori se ci fosse maggiore adesione ai programmi di vaccinazione (gratuita) contro il virus dell’HPV (Papilloma virus) che è responsabile del 100% dei tumori della cervice, del 78% dei tumori vaginali e del 25% di quelli vulvari. I nuovi studi confermano che la vaccinazione contro l’HPV può prevenire lo sviluppo della maggior parte di questi tumori, soprattutto se somministrata prima dell’inizio dell’attività sessuale, ma è efficace anche negli adulti dopo i 40 anni.
Tuttavia anche riguardo alla lotta contro i tumori ginecologici possiamo avere uno sguardo ottimistico. Grazie alla conoscenza sempre più approfondita della “carte di identità” di ogni forma tumorale attraverso tecniche, per esempio, di sequenziamento genico, sono stati creati farmaci innovativi che hanno portato a un progressivo aumento della sopravvivenza anche nei casi metastatici. Inoltre l’introduzione di nuove tecnologie chirurgiche, come la robotica, consentono interventi oncologici radicali, ma sempre meno invasivi, in grado di preservare la qualità di vita della donna.
Le intervsite alla professoressa Domenica Lorusso, ordinario all’Humanitas University di Milano e consulente dell’IRCCS di Negrar; al dottor Marcello Ceccaroni, direttore della Ginecologia e Ostetricia dell’IRCCS di Negrar, e alla dottoressa Anna Pesci, responsabile della Patologia ginecologica presso l’Anatomia Patologica e Biologia Molecolare dell’IRCCS di Negrar.
(testi e video a cura dell’Ufficio Stampa)
4 febbraio-Giornata mondiale contro il cancro: l'Oasi del Cancer Center per i pazienti in terapia orale

E’ un’OASI (acronimo di Oncology Assistence Support Information) di nome e di fatto quella allestita nella Farmacia Ospedaliera dell’IRCCS di Negrar all’interno del Servizio di distribuzione diretta dei farmaci e dedicata ai pazienti in terapia anti-tumorale orale a domicilio. Un’inziativa che ha ha l’obiettivo di supportare il paziente nella corretta assunzione del farmaco, evitando così errori dannosi che possono compromettere l’efficacia e la continuità della terapia
In occasione della Giornata mondiale contro il cancro, che ricorre il 4 febbraio, il Cancer Center dell’Ospedale di Negrar nei giorni scorsi ha presentato i dati dell’attività del 2025, anno che ha visto oltre 18mila persone con malattia oncologica (con un aumento del 4% rispetto al 2024) rivolgersi al “Sacro Cuore Don Calabria” durante il loro percorso di diagnosi, cura e riabilitazione. E’ stato anche un anno con importanti acquisizioni tecnologiche ma anche di rafforzamento dell’accoglienza del paziente con la creazione, presso la Farmacia Ospedaliera, di un Servizio dedicato ai pazienti in terapia antitumorale orale a domicilio. Vediamo di cosa si stratta.
E’ un’OASI (acronimo di Oncology Assistence Support Information) di nome e di fatto quella allestita nella Farmacia Ospedaliera dell’IRCCS di 
Creato nell’agosto dello scorso anno, iI Servizio ha registrato fino ad oggi oltre 2.000 accessi per un totale di 400 pazienti, affetti dalla gran parte delle neoplasie, in quanto i farmaci antiblastici ‘in compresse’ coprono ormai molte tipologie di tumore.
Il lavoro nasce dalla crescente diffusione dei farmaci incologici orali, che offrono numerosi vantaggi (minori accessi in ospedale, maggiore autonomia, migliorare qualità di vita), ma comportano anche criticità importanti: rischio di scarsa aderenza alla terapia da parte dei pazienti, errori di assunzione, interazioni farmacologiche e sottostima degli effetti collaterali). In questo contesto, il farmacista ospedaliero assume un ruolo centrale non solo nella dispensazione del farmaco, ma anche nel counseling, nel monitoraggio dell’aderenza e nella farmacovigilanza.

In soli cinque mesi sono stati rilevati oltre novanta reazioni avverse che sono state comunicate alla rete di Farmacovigilanza. “E’ un Servizio pensato per la sicurezza del paziente ma che va oltre al paziente stesso, perché con le nostre segnalazioni contribuiamo a far sì che i farmaci siano sempre più sicuri”, sottolinea il dottor Tessari.
OASI rientra a pieno titolo nell’organizzazione multidisciplinare del Cacer Center che vede il paziente al centro di una rete di specialisti che collaborano al fine di garantire il migliore trattamento per una patologia così complessa, come è quella tumorale, che non può essere presa in carico da un solo medico.

Testi e video a cura dell’Ufficio Stampa
Le potenzialità della telemedicina per il paziente affetto da asma e BPCO

A causa dell’aumento della popolazione anziana, si assiste ad un costante incremento della domanda di prestazioni di medicina sia generale che specialistica ambulatoriale, finalizzate ad una presa in carico prolungata nel tempo. Un fenomeno che è alla base delle lunghe liste di attesa per accedere a visite ed esami con conseguenti ricadute sulla salute dei pazienti. Una soluzione arriva dalla sanità digitale, in particolare dalla telemedicina e dal telecontrollo, di cui si è parlato in un convegno che si è tenuto oggi all’IRCCS di Negrar. Il tema è stato sviluppato soprattutto per quanto riguarda il paziente respiratorio cronico.
Quanto la sanità digitale, e in particolare la telemedicina, potrebbero migliorare l’assistenza del paziente respiratorio cronico affetto da asma, asma grave e BPCO (Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva)? Il tema è stato sviluppato nel corso del convegno che si è tenuto oggi, 31 gennaio, presso la sala congressi dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria e promosso dal dottor Carlo Pomari, coordinatore della Diagnostica Funzionale dell’Unità Toraco-Polmonare, in collaborazione con il professor Massimo Guerriero, biostatistico (vedi programma). L’incontro scientifico è giunto alla terza edizione.
L’evoluzione demografica ed epidemiologica che sta caratterizzando questo periodo vede sempre più soggetti, in particolare anziani, con più patologie croniche e un conseguente cambiamento dei bisogni di salute della popolazione generale. Pertanto si assiste ad un costante incremento della domanda di prestazioni di medicina sia generale che specialistica ambulatoriale, le quali sono finalizzate ad una presa in carico prolungata nel tempo: ciò può complicare non poco la quotidiana capacità recettiva degli ambulatori dei medici.
In particolare, in ambito ospedaliero le richieste di visite specialistiche incidono sempre più pesantemente sulle liste di attesa. Ne discende un’evidente difficoltà organizzativa con conseguenti ritardi diagnostico terapeutici, ricadute sia sul controllo della malattia sia sull’aderenza terapeutica. Dunque è necessario un ridisegno strutturale ed organizzativo della rete dei servizi, sfruttando al meglio l’innovazione tecnologica.
Lo sviluppo di strumenti per la Telemedicina potrebbe contribuire a spostare l’osservazione e la cura del paziente dall’ospedale al territorio, facilitando una medicina integrata in grado di offrire migliori performance in termini di monitoraggio, prevenzione secondaria, diagnosi, cura e riabilitazione.
Questa possibile trasformazione radicale della gestione della sanità comporta quindi la necessità di un continuo confronto per originare progetti che consentano di sviluppare una presa in carico del paziente con nuovi sistemi di Telemedicina e di Telecontrollo. Sistemi che possano garantire, e sperabilmente migliorare, l’aderenza alla terapia e la sicurezza dei pazienti.
In questa terza edizione, l’evento si è concentrato sulle malattie croniche respiratorie ed in particolare sugli aspetti etici, giuridici ed organizzativi ospedale-territorio connessi all’uso della telemedicina in asma e BPCO.
(testo a cura dell’Ufficio Stampa)



















