Uveiti
L’uveite è un’infiammazione che colpisce l’uvea – la parte dell’occhio che comprende l’iride, il corpo ciliare e la coroide – ma che può coinvolgere anche la retina, il nervo ottico e il corpo vitreo. A differenza di molte patologie oculari legate all’invecchiamento, l’uveite colpisce prevalentemente persone tra i 20 e i 50 anni, spesso nel pieno della vita lavorativa.
Nei paesi sviluppati, le uveiti rappresentano la quinta causa di perdita della vista e sono responsabili di circa il 10-15% dei casi di cecità. Oltre un terzo dei pazienti con uveite sviluppa una riduzione visiva significativa. Per questo la diagnosi tempestiva e un trattamento adeguato sono fondamentali: intervenire presto significa controllare l’infiammazione, ridurre il rischio di complicanze e preservare la funzione visiva.

L’uveite può presentarsi in modo acuto – con sintomi improvvisi e intensi – oppure svilupparsi in modo più graduale nelle forme croniche. I segnali più comuni sono:
- Dolore oculare e sensazione di pesantezza intorno all’occhio
- Arrossamento dell’occhio, spesso profondo e diffuso
- Sensibilità alla luce (fotofobia), anche in ambienti normalmente confortevoli
- Vista offuscata o annebbiata, che può peggiorare rapidamente
- Comparsa di mosche volanti o punti scuri nel campo visivo
Se si presentano uno o più di questi sintomi, è importante rivolgersi tempestivamente a un oculista. L’uveite non trattata può portare a complicanze gravi, tra cui cataratta, glaucoma, edema maculare e, nei casi più severi, perdita permanente della vista.
La diagnosi di uveite si basa innanzitutto sulla visita oculistica specialistica, che consente di identificare la sede e la gravità dell’infiammazione. A questa si affiancano indagini strumentali e di laboratorio per individuare la causa e guidare il trattamento:
Tomografia a coerenza ottica (OCT)
Per valutare lo stato della retina e della coroide, individuare l’edema maculare e monitorare la risposta alla terapia
Fluorangiografia (FAG) e angiografia con verde d’indocianina (ICGA)
Per studiare la circolazione retinica e coroideale e identificare aree di infiammazione attiva o di sofferenza vascolare
Esami di laboratorio mirati
Esami del sangue immunologici, infettivologici e radiologici per individuare eventuali cause sistemiche o infettive dell’infiammazione
Prelievo dell’umore acqueo
Nei casi in cui sia necessario analizzare direttamente il liquido intraoculare per ricercare la presenza di agenti infettivi o marcatori infiammatori specifici
Il trattamento dell’uveite dipende dalla sede, dalla gravità e dalla causa dell’infiammazione. L’obiettivo è duplice: spegnere l’infiammazione nel più breve tempo possibile e prevenire le ricadute, riducendo al minimo gli effetti collaterali delle terapie.
Terapia delle uveiti non infettive
Il primo approccio prevede l’uso di corticosteroidi — in collirio per le forme anteriori, per via iniettiva locale o sistemica per le forme più gravi o posteriori. Nelle uveiti croniche o recidivanti si ricorre a farmaci immunosoppressori o a farmaci biologici, che consentono di controllare l’infiammazione nel lungo periodo riducendo progressivamente la dipendenza dai corticosteroidi.
Terapia delle uveiti infettive
Quando l’uveite è causata da un’infezione, il trattamento è specifico per il microrganismo responsabile: antibiotici, antivirali o antifungini mirati, spesso in associazione con una terapia antinfiammatoria locale o sistemica.
Trattamento chirurgico
Nei casi in cui l’uveite abbia determinato complicanze – come cataratta, glaucoma o patologie vitreoretiniche – può essere necessario un intervento chirurgico. La decisione viene presa in stretta collaborazione tra lo specialista in uveiti e l’équipe chirurgica, tenendo conto dello stato infiammatorio e del bilancio rischi-benefici.
Le possibili cause
Uno degli aspetti più complessi dell’uveite è la varietà delle sue cause. L’infiammazione può essere:
Autoimmune o infiammatoria
Il sistema immunitario attacca erroneamente i tessuti oculari. In alcuni casi l’uveite è l’unica manifestazione; in altri è associata a malattie sistemiche come le spondiloartriti, la sarcoidosi o la malattia di Behçet. In Europa e negli Stati Uniti, il 37-49% delle uveiti è legato a una malattia sistemica
Infettiva
Causata da virus, batteri o altri microrganismi. Le infezioni più frequentemente coinvolte sono quelle da herpes virus, toxoplasma e, in misura crescente, tubercolosi e sifilide
Idiopatica
In una percentuale significativa di casi (27-51% in Europa), la causa non viene identificata nonostante un accurato percorso diagnostico
Un approccio multidisciplinare
Le uveiti richiedono spesso una valutazione che va oltre l’occhio. Molte forme sono la manifestazione oculare di una malattia che coinvolge altri organi e sistemi. Per questo il nostro centro lavora in stretta collaborazione con i servizi di Reumatologia e di Malattie Infettive dell’ospedale, garantendo una presa in carico completa del paziente.
Questa collaborazione è fondamentale soprattutto nei casi complessi e sistemici, dove la diagnosi e il trattamento della malattia di base sono determinanti per il controllo dell’infiammazione oculare. Il paziente viene seguito in modo coordinato: l’oculista e lo specialista di riferimento condividono le informazioni cliniche e concordano il percorso terapeutico più appropriato.

Una diagnosi rapida e un trattamento precoce e personalizzato sono fondamentali per controllare l’infiammazione, ridurre il rischio di complicanze e preservare la funzione visiva.
Domande frequenti
No. La sporgenza degli occhi (esoftalmo) è uno dei possibili sintomi, ma non è presente in tutti i pazienti. In molti casi prevalgono secchezza, irritazione, gonfiore delle palpebre o visione doppia
Non necessariamente, ma è un sintomo importante perché indica il coinvolgimento dei muscoli oculari e merita sempre una valutazione specialistica. Può essere gestita con prismi o, quando la malattia è stabile, con un intervento chirurgico.
Non sempre. Un buon controllo della tiroide è fondamentale — e può rallentare o prevenire il peggioramento della malattia oculare — ma in molti casi serve anche una valutazione e un trattamento oculistico dedicato. Le due cose vanno insieme, non si sostituiscono.
Sì, in modo significativo. Il fumo è il fattore di rischio modificabile più importante: chi fuma ha una probabilità maggiore di sviluppare la malattia, di avere forme più severe e di rispondere meno alle terapie. Smettere di fumare è il primo passo concreto per migliorare la prognosi.
Sì. Dormire con la testa leggermente sollevata può ridurre il gonfiore mattutino. Le lacrime artificiali aiutano a gestire la secchezza. Se fumi, smettere è l’intervento più efficace. E se noti un peggioramento improvviso dei sintomi — in particolare calo della vista, visione doppia o dolore — non aspettare l’appuntamento programmato: contatta il reparto per una valutazione anticipata.






