Si sono svolti questa mattina nella chiesa dell’Ospedale Sacro Cuore i funerali di fratel Carlo Desiderati, scomparso all’età di 86 anni lo scorso venerdì 31 luglio. Fratel Carlo, per tutti Carletto, è stato un religioso della Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza e per oltre 60 anni ha esercitato la professione di infermiere presso l’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria. Una figura indimenticabile per i Collaboratori della Cittadella della Carità di ieri e oggi. 

Una chiesa dell’Ospedale Sacro Cuore gremita di Collaboratori di ieri e di oggi della Cittadella della Carità ha dato questa mattina l’ultimo saluto a fratel Carlo Desiderati, scomparso lo scorso venerdì 31 luglio, lo stesso giorno in cui l’Opera Don Calabria ha perso un altro suo figlio: don Antonio Mazzi.

Fratel Carlo, ma per tutti affettuosamente Carletto, aveva 86 anni, di cui oltre 60 vissuti come religioso e infermiere all’Ospedale di Negrar. Una figura indimenticabile che con la sua presenza discreta “ha fatto scuola”, insegnando con il suo esempio, come ha detto nell’omelia il Superiore Generale dell’Opera Don Calabria, don Massimiliano Parrella, “non soltanto un modo di lavorare, ma un modo di amare.  Perché il malato non domanda soltanto di essere curato. Domanda di non essere lasciato solo”.

Originario della provincia di Mantova, ha perso il padre a soli 5 anni. Dopo essere stato nella colonia per orfani di guerra del sacerdote don Attilio Benedini, ha iniziato a frequentare le scuole medie presso l’abbazia di Maguzzano. Qui ha conosciuto la figura di San Giovanni Calabria e la sua Opera, diventandone religioso l’8 settembre del 1959.

Le prime obbedienze lo portarono a Costozza, a Roma e a Maguzzano, come assistente dei ragazzi.

Nel settembre del 1962 l’arrivo all’Ospedale di Negrar, dove, dieci anni dopo, è stato assunto, conseguendo nel 1984 il diploma di infermiere professionale. Ha esercitato la professione in diversi reparti: Pronto Soccorso, Chirurgia Generale, Endoscopia Digestiva e presso i Poliambulatori.

Nel 1978 come caposala in Chirurgia ha assistito alla prima gastroscopia eseguita in anestesia generale. L’Endoscopia Digestiva era nel suo destino: è stata la “sua casa” fino alla pensione nel 2004 e oltre.

In molti questa mattina hanno voluto esserci nella chiesa del Sacro Cuore,  con la divisa addosso, magari per qualche minuto strappato al lavoro in corsia o al giorno di risposo, il tempo per il breve saluto. Hanno affollato la stessa chiesa, come ha detto don Miguel Tofful, vicepresidente della Cittadella della Carità, in cui fratel Carlo partecipava quotidianamente, fino a quando è stato possibile, all’Eucaristia “dalla quale traeva nutrimento per il suo lavoro”. E dove ha espresso il desiderio di essere esposto: ha voluto che l’ospedale fosse la sua casa anche nel giorno del commiato.

“Sessant’anni nello stesso ospedale non sono semplicemente un dato cronologico. Sono una dichiarazione d’amore”, ha detto don Parrella. “Oggi siamo in un tempo in cui tutto cambia in fretta. Si cambiano lavori. Si cambiano luoghi. Si cambiano relazioni. Fratel Carlo ci consegna invece la forza della fedeltà. Ci dice che una vita diventa feconda quando si rimane. Quando si continua ad amare anche nei giorni ordinari. Quando si scopre che Dio passa soprattutto lì, dove ogni giorno sembra uguale al precedente”.

Come suo desiderio, fratel Carlo è stato sepolto nel cimitero di Castelgrimaldo, in provincia di Mantova, accanto ai genitori e al fratello.

(Testo e foto a cura dell’Ufficio Stampa)