
Il 30 gennaio ricorre la Giornata mondiale delle malattie tropicali neglette (NTDs) indetta dall’OMS per accendere i riflettori su questo gruppo di patologie che colpiscono oltre 1 miliardo di persone al mondo. Il focolaio autoctono di chikungunya di questa estate nel Veronese insegna ancora una volta che le NTDs sono un problema di salute globale e non limitato alle aree tropicali. Gli esperti dell’IRCCS di Negrar: “Sicuramente nei prossimi anni durante il periodo estivo-autunnale vi saranno in Italia diversi focolai autoctoni di queste malattie. La prevenzione richiede la collaborazione di tutti: se al rientro dall’estero si avvertono febbre e altri sintomi, è necessario rivolgersi a un centro di malattie infettive, solo così possiamo impedire che altre persone vengano infettate”
Nel video il professor Federico Gobbi, ospite di Elisir su Rai 3
Il 2025 sarà ricordato in Veneto anche come l’anno del primo focolaio autoctono di chikungunya: 69 i casi di infezione in persone che non si erano recate di recente all’estero, tutti nel Veronese. E questo non è stato l’unico cluster in Italia: 384 casi si sono registrati anche a Carpi e 2 a Bologna. A dimostrazione che le malattie tropicali neglette (NTDs-Neglected Tropical Diseases), di cui fa parte la chikungunya, non sono “solo” una questione delle aree tropicali, ma una realtà che ci riguarda da vicino.

Nessun allarmismo, ma la massima attenzione affinché queste infezioni non si radichino anche nelle nostre zone, diventando un possibile problema di salute pubblica è il messaggio da parte degli esperti dell’Ospedale di Negrar, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico per le malattie infettive e tropicali, in occasione della Giornata mondiale delle malattie tropicali neglette indetta dall’OMS il 30 gennaio.
Il Dipartimento di Malattie infettive e tropicali è Centro collaboratore dell’OMS per queste patologie e, in particolare, un centro di riferimento nazionale per le arbovirosi, di cui fanno parte la chikungunya e la dengue, la famigerata “febbre spaccaossa”, di cui nel 2020 si è sviluppato un focolaio autoctono anche in Veneto.
Le NTDs sono un gruppo eterogeneo di circa 20 patologie – dovute a virus, batteri, funghi, protozoi, vermi e tossine – che colpiscono oltre 1 miliardo di persone al mondo, distribuite soprattutto nelle zone più povere del pianeta. A loro volta sono veicoli di povertà, perché causano gravi invalidità ed emarginazione. Le più conosciute sono lebbra, rabbia, scabbia, leishmaniosi, oltre alla dengue e alla chikungunya. Sono state definite “neglette” (dimenticate) perché di scarso interesse economico per la ricerca farmaceutica e poco considerate dalle agende sanitarie dei singoli Stati.
“Tuttavia, grazie al piano strategico dell’OMS, nel maggio dello scorso anno, 56 Paesi avevano eliminato almeno una malattia negletta, dimostrando progressi significativi verso l’obiettivo finale, che prevede l’eliminazione delle NTDs in 100 Paesi nel 2030. Progressi ora ad alto rischio dopo il drastico ritiro dei finanziamenti per la cooperazione e lo sviluppo da parte degli Stati Uniti”, afferma la dottoressa Dora Buonfrate, direttrice del Centro collaboratore OMS per la strongiloidosi e altre NTDs di Negrar.
“Le malattie tropicali neglette sono un’emergenza umanitaria e un problema di salute globale, sconfiggerle significa rispondere al diritto alla salute di ogni uomo ed eliminarle nei Paesi di origine previene la diffusione in altre aree del mondo”, spiega Federico Gobbi, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive/Tropicali e Microbiologia (DITM) dell’IRCCS di Negrar e professore associato all’Università di Brescia (vedi la sua intervista a Elisi del 29 gennaio 2026). “Insieme alle persone e alle merci, viaggiano anche i virus, batteri e parassiti. I cambiamenti climatici hanno creato ambienti favorevoli per la permanenza e la proliferazione di vettori, come la zanzara tigre, che trasmette sia la chikungunya che la dengue”.
L’unica prevenzione per far sì che queste patologie non diventino autoctone anche nelle nostre zone è il controllo della proliferazione delle zanzare tigre unito alla “sorveglianza affinché un viaggiatore infetto di rientro dall’estero non si trasformi, punto da una zanzara, nel caso zero di un focolaio autoctono, come è successo la scorsa estate per la chikungunya – sottolinea il prof. Gobbi – Il sistema veneto di sorveglianza per le arbovirosi è efficace, ma serve la collaborazione di tutti: quando al rientro soprattutto da Paesi tropicali e subtropicali si avvertono sintomi come febbre, malessere, problemi intestinali o rash cutanei è fondamentale recarsi un centro di malattie infettive o contattare il medico di famiglia. Facendo così è possibile effettuare una diagnosi precoce e avviare la procedura che prevede la disinfestazione in un raggio di 150 metri dall’abitazione del paziente”.
Impossibile fare previsioni per la prossima estate. “Tuttavia uno studio recentemente pubblicato dal nostro Dipartimento su Lancet Regional Health Europe mostra che il trend delle infezioni autoctone di dengue e chikungunya in Europa dal 2007 al 2023 è in costante aumento – conclude l’infettivologo – . Sicuramente nei prossimi anni durante il periodo estivo-autunnale vi saranno in Italia diversi focolai autoctoni di queste patologie. In un’ottica One-Health, una rete che comprenda la collaborazione dei cittadini, del personale medico, di quello di laboratorio e della salute pubblica, dei servizi veterinari è l’unica strategia per ridurre l’impatto di queste infezioni sul nostro territorio”.

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