Lo screening per la ricerca del sangue occulto nelle feci è di fondamentale importanza per abbassare l’incidenza di un tumore, quello del colon retto, che si conferma il secondo in Italia per numero di diagnosi e mortalità. Ma la lotta contro questa neoplasia passa anche attraverso strumenti diagnostici all’avanguardia e una chirurgia sempre più mini-invasiva. Ne parlano in video-intervista gli esperti del Sacro Cuore.

Nel 2024 il 94% della popolazione italiana tra i 50 e i 69 anni avente diritto è stata raggiunta dall’invito a eseguire lo screening per il tumore del colon retto. Si tratta del test biennale per la ricerca del sangue occulto nelle feci che rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza. Molto più basso, stando al rapporto “I numeri del cancro 2025” redatto da AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica), è il tasso di adesione allo screening. A fronte di un target ritenuto accettabile pari al 50%, infatti, solo il 33% delle persone invitate ha effettuato l’esame.

Dati che fanno riflettere, specialmente in questo mese di marzo dedicato proprio alla sensibilizzazione per il tumore del colon retto che tuttora rappresenta il secondo a livello nazionale per numero di nuove diagnosi (48.708 nel 2024) superato solo dal tumore alla mammella, e secondo anche per mortalità dietro al tumore del polmone (24.200 i decessi nel 2022).

L’esame fondamentale per la prevenzione e diagnosi precoce di questo tipo di tumore è la colonscopia – dice il dottor Paolo Bocus, direttore della Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria – un esame tanto più efficacie quanto più è associato a un alto tasso di adesione allo screening per la ricerca del sangue occulto nelle feci”. Al Sacro Cuore nel 2025 sono state eseguite 4000 colonscopie, con uso di tecnologie all’avanguardia integrate con Intelligenza Artificiale, garantendo precisione e accuratezza ancora maggiori. “Questo esame non serve solo per la diagnosi ma può essere usato anche in chiave terapeutica per asportare piccole lesioni in fase iniziale – prosegue – e anche quando si rende necessario l’intervento chirurgico con la colonscopia accompagniamo tutto il percorso insieme ai chirurghi”.

Anche sul fronte della chirurgia il Sacro Cuore è in prima linea nel trattamento del tumore al colon retto. 119 gli interventi eseguiti nel 2025, in grande maggioranza utilizzando tecniche mini-invasive e adottando il protocollo ERAS, di cui l’IRCCS di Negrar è centro formatore certificato per la chirurgia colorettale e bariatrica. Tale protocollo, mettendo al centro il paziente anche nella fase pre e post-operatoria, consente un migliore e più rapido recupero funzionale della persona operata grazie all’abbattimento delle complicanze, con la conseguente riduzione dei giorni di ricovero (vedi articolo dedicato). “Dalla fine del 2025 possiamo operare questi tipi di tumore con due nuove piattaforme robotiche, il Da Vinci 5 e il Da Vinci Single Port, che ci consentono un approccio ancora più mini-invasivo con la possibilità di un recupero ancora più rapido per i pazienti”, afferma il dottor Giacomo Ruffo, direttore della Chirurgia Generale (vedi articolo dedicato).

Nelle video-interviste qui sotto i due primari parlano della collaborazione tra endoscopia e chirurgia generale nel trattamento del tumore al colon retto e descrivono il valore aggiunto degli strumenti diagnostici e delle nuove piattaforme robotiche utilizzate al Sacro Cuore.

 (testi, foto e video a cura dell’Ufficio Stampa)