Installato nelle sale di trattamento del Dipartimento di Radio-Oncologia e Radioterapia Avanzata, diretto dal professor Filippo Alongi, un innovativo sistema interattivo di guida visiva con pannelli a colori che aiuta il paziente a raggiungere e mantenere il livello ottimale di inspirazione durante la radioterapia. Una tecnologia che aumenta la precisione del trattamento, riduce l’irradiazione degli organi sani, in particolare nel tumore della mammella sinistra, e contribuisce a contenere l’ansia durante la seduta. La terapia dei tumori si coniuga con l’umanizzazione della cura

All’IRCCS di Negrar la radioterapia si accende di colori, grazie all’installazione nelle sale di trattamento di un innovativo sistema interattivo che, attraverso pannelli luminosi colorati, aiuta il paziente a modulare il respiro durante la seduta, migliorando la precisione del trattamento e favorendo una maggiore gestione dell’ansia.

Prof. Filippo Alongi

«Il controllo del respiro rappresenta uno degli elementi fondamentali della moderna radioterapia di precisione, soprattutto nel trattamento del carcinoma della mammella sinistra, dove è essenziale aumentare la distanza tra il cuore e la parete toracica per ridurre al minimo l’esposizione cardiaca alle radiazioni», spiega il professor Filippo Alongi, direttore del Dipartimento di Radio-Oncologia e Radioterapia Avanzata, struttura che ogni anno tratta più di 2.500 casi, tra cui oltre 600 donne affette da carcinoma mammario.

«Da oltre dieci anni per il tumore del seno utilizziamo la tecnica del Deep Inspiration Breath Hold che consente di erogare la radiazione esclusivamente quando il cuore si trova nella posizione di massima distanza dal volume bersaglio, grazie all’inspirazione profonda. In questo modo è possibile ridurre in maniera significativa la dose al cuore, preservando al tempo stesso l’efficacia oncologica del trattamento. Questo logicamente comporta la collaborazione attiva della paziente, che deve seguire attentamente le indicazioni impartite dall’operatore”, prosegue Alongi, che è anche professore ordinario all’Università di Brescia.

Una collaborazione spesso non semplice in quanto subentra l’aspetto emotivo.

“Negli incontri prima dell’inizio del ciclo di trattamento illustriamo con chiarezza cosa sia la radioterapia moderna, sulla quale permane purtroppo una visione distorta – sottolinea -. Spieghiamo che la radioterapia utilizza i raggi X (non le radiazioni nucleari!), erogati attraverso sofisticati sistemi di controllo che consentono l’irradiazione esclusivamente sul bersaglio tumorale. E soprattutto che il trattamento è totalmente non invasivo e indolore. Ma quando si entra nel ‘bunker’ si è soli, seppur per pochi minuti, alla presenza di una grande macchina, e tutte le ansie e i timori possono riaffiorare, rendendo complessa anche un’azione apparentemente semplice come inspirare o espirare al momento indicato”.

I pannelli luminosi, collocati sul soffitto della sala di trattamento, hanno quindi l’obiettivo di facilitare questi passaggi. “Durante la TAC di centraggio individuiamo non solo l’area da trattare, ma anche il livello ottimale di espansione toracica per ciascun paziente. Questi parametri vengono trasferiti al sistema di guida ottica, che attraverso una sequenza di colori fornisce un feedback immediato e intuitivo: il paziente sincronizza il respiro seguendo le indicazioni luminose e, quando viene raggiunto il livello ottimale di inspirazione, l’acceleratore lineare avvia automaticamente l’erogazione della dose”.

La luce diventa così un linguaggio semplice e universale, comprensibile anche per le persone che non conoscono la nostra lingua. “Inoltre il paziente concentrandosi su un’attività concreta, percepisce un maggior senso di controllo, con un effetto positivo anche sulla gestione dell’ansia. Si tratta di una tecnologia a servizio della cura dei tumori – sottolinea ancora il primario – ma che ha una ricaduta importante per quanto riguarda l’umanizzazione della cura stessa: l’impatto psicologico del trattamento sulla persona non è secondario rispetto all’efficacia clinica”.

“Questa visione della disciplina ci ha portato anche a modificare il nome del Dipartimento, introducendo il termine Radio-Oncologia accanto a Radioterapia Avanzata – conclude -. La radioterapia non è soltanto una tecnologia che utilizza radiazioni per curare i tumori: è una specialità medica oncologica a tutti gli effetti, nella quale il medico radio-oncologo accompagna il paziente lungo tutto il percorso di cura, integrando innovazione tecnologica, competenze cliniche e attenzione alla persona. L’efficacia del trattamento e l’umanizzazione della cura sono due aspetti inseparabili», conclude Alongi.

(testi e foto a cura dell’Ufficio Stampa)