
Il 7 settembre ricorre la giornata mondiale dedicata a promuovere la conoscenza della radioterapia e del suo ruolo fondamentale nella cura dei tumori. Ogni anno in Italia oltre 200.000 pazienti oncologici necessitano di un trattamento radioterapico e si stima che, nel corso della propria storia di malattia, circa un paziente oncologico su due abbia indicazione alla radioterapia. Ma se da una parte aumenta il numero di pazienti che possono beneficiare della radioterapia e le indicazioni per effettuare i trattamenti, dall’altra le scuole di specializzazione faticano ad attrarre un numero sufficiente di giovani medici. E’ necessario far conoscere meglio questa professione anche agli studenti di Medicina: è una disciplina clinica, tecnologica e scientifica in rapidissima evoluzione e avrà bisogno di una nuova generazione di specialisti.
Il 7 settembre ricorre il World Radiotherapy Awareness Day (WRAD), la giornata mondiale dedicata a promuovere la conoscenza della radioterapia e del suo ruolo fondamentale nella cura dei tumori.

L’iniziativa internazionale, che per il triennio 2025-2027 ha scelto il messaggio “One Voice for Radiotherapy”, vuole richiamare l’attenzione di cittadini, pazienti, professionisti sanitari e istituzioni su una disciplina che rappresenta uno dei pilastri della moderna oncologia, ma che ancora oggi è talvolta accompagnata da una conoscenza insufficiente e da timori legati all’impiego delle radiazioni.
Eppure i numeri ne dimostrano l’importanza. Ogni anno in Italia oltre 200.000 pazienti oncologici necessitano di un trattamento radioterapico e si stima che, nel corso della propria storia di malattia, circa un paziente oncologico su due abbia indicazione alla radioterapia.
La radioterapia di oggi è profondamente diversa da quella di alcuni decenni fa. L’evoluzione tecnologica permette di concentrare dosi elevate di radiazioni sul tumore con precisione millimetrica, limitando sempre più l’esposizione degli organi sani. Radioterapia stereotassica, sistemi avanzati di guida mediante immagini e radioterapia adattativa consentono trattamenti sempre più personalizzati e, in numerose situazioni cliniche, effettuabili in poche sedute e senza ricovero.
La prima sfida è culturale. La parola “radiazioni” continua talvolta a evocare nel paziente una paura che non corrisponde più alla realtà della moderna radio-oncologia. Oggi disponiamo di trattamenti estremamente precisi, non invasivi e personalizzati, capaci in molte situazioni di curare il tumore e in altre di controllare efficacemente la malattia e i suoi sintomi.
Ma accanto alla sfida tecnologica e culturale ne sta emergendo un’altra: garantire per il futuro un numero adeguato di medici radio-oncologi.
I dati sulle scuole di specializzazione rappresentano un segnale particolarmente preoccupante: nel concorso nazionale 2025, dei 141 contratti disponibili in Radioterapia ben 92, pari al 65%, sono rimasti non assegnati. Un dato che conferma la difficoltà della disciplina ad attrarre un numero sufficiente di giovani medici, nonostante il crescente fabbisogno clinico.
È un paradosso che, come professore ordinario e come direttore di Dipartimento clinico, vivo con particolare preoccupazione. Da una parte aumenta il numero di pazienti che possono beneficiare della radioterapia e le indicazioni per effettuare i trattamenti; dall’altra, le nostre scuole di specializzazione faticano ad attrarre un numero sufficiente di giovani medici. Dobbiamo far conoscere meglio questa professione anche agli studenti di Medicina: è una disciplina clinica, tecnologica e scientifica in rapidissima evoluzione e avrà bisogno di una nuova generazione di specialisti.
Un esempio concreto di questa evoluzione è rappresentato dall’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, dove il Dipartimento di Radio-Oncologia e Radioterapia Avanzata tratta ogni anno oltre 2.600 pazienti, con un’attività fortemente orientata alla radioterapia di precisione, alla stereotassi, alla image guidance e alla radioterapia adattativa, attraverso tecnologie di ultima generazione.
All’IRCCS di Negrar abbiamo investito molto nella tecnologia e nell’innovazione, ma il messaggio del World Radiotherapy Awareness Day ci ricorda che le macchine, per quanto sofisticate, da sole non curano i pazienti. Servono professionisti preparati, ricerca, formazione e soprattutto una relazione di fiducia tra medico e paziente. Il futuro della radioterapia sarà sempre più tecnologico, ma dovrà essere anche sempre più clinico e umano.
Professor Filippo Alongi
direttore del Dipartimento di Radio-oncologia e Radioterapia Avanzata dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria e professore ordinario all’Università di Brescia






