Il Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali e Microbiologia è stato confermato per la terza volta, dall’accreditamente avvenuto nel 2014, Centro collaboratore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la strongiloidosi e le altre malattie tropicali neglette. L’attività del Centro di Negrar.

E’ arrivata in anticipo, prima della “naturale” scadenza (settembre 2026), la riconferma di Centro collaboratore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per il Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali e Microbiologia, diretto dal professor Federico Gobbi.

La lettera firmata dal direttore dell’OMS Europa, Hans Henri P. Kluge, ufficializza il terzo rinnovo consecutivo dall’accreditamento, avvenuto nel 2014, in base alle opportune verifiche a cui tutti i Centri collaboratori dell’Organizzazione sono sottoposti ogni quattro anni. Riconfermato anche l’ambito della collaborazione, quello della strongiloidosi e delle altre malattie tropicali neglette (Neglected Tropical Diseases – NDT).

Nel mondo i Centri collaboratori dell’OMS sono circa 800 dislocati in 80 Paesi, ciascuno dei quali impegnato in un settore specifico della salute umana. In Italia sono circa una trentina tra Istituti di ricerca e Università.

Dr.ssa Dora Buonfrate

La designazione di Centro collaboratore dell’OMS è innanzitutto un’attestazione di qualità della nostra attività di ricerca e un’opportunità di collaborazione internazionale ad alto livello”, spiega la dottoressa Dora Buonfrate, alla co-direzione del Centro assieme alla dottoressa Francesca Tamarozzi. “Il nostro compito è quello di supportare l’attività dell’Organizzazione, in particolare nella raccolta ed elaborazione di dati e con la partecipazione ai tavoli di lavoro. Per esempio come unico Centro al mondo designato per la strongiloidosi, abbiamo coordinato il gruppo internazionale per la stesura delle Linee guida finalizzate al controllo di questa malattia e pubblicate nel 2024 (WHO guideline on preventive chemotherapy for public health control of strongyloidiasis).  Si tratta di un documento di indirizzo rivolto ai sistemi sanitari dei vari Stati che indica quando e come stabilire se nel Paese è presente la strongiloidosi e la soglia di diffusione dell’infezione oltre la quale è raccomandato il trattamento di massa. Recentemente è stato chiesto al Centro di Negrar di verificare quanti e quali sono i Paesi che stanno effettivamente applicando queste linee guida”.

A dare un forte impulso alla stesura delle linee guida OMS, sono stati i numerosi studi di ricerca realizzati in quasi 30 anni dal Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali (prima Centro per le malattie tropicali) sulla strongiloidosi, un’infezione causata da un verme, lo Strongyloides stercoralis, presente nei terreni contaminati da feci umane infette. Di origine tropicale, è presente anche nel nostro Paese, seppur poco nota. Inoltre grazie a una richiesta del Dipartimento nel 2019 la patologia è stata inserita tra le malattie tropicali neglette “I nostri studi hanno stimato tra l’altro che le persone infette non sono “solo” dai 30 ai 100 milioni in tutto il mondo, come si pensava, bensì circa 600 milioni. Un dato importante visto che, nei casi di deficit immunitario, questa infezione può portare anche al decesso”, sottolinea la dottoressa Buonfrate

Dr.ssa Francesca Tamarozzi

Sul fronte delle altre malattie tropicali neglette, la dottoressa Tamarozzi ha partecipato alla compilazione delle linee guida OMS sul trattamento dei pazienti con echinococcosi cistica – una malattia parassitaria cronica causata da una larva – che sono state pubblicate nel giugno del 2025 (WHO guidelines for the treatment of patients with cystic echinococcosis).

“Ho collaborato anche all’elaborazione dei requisiti tecnici e di performance (target product profile) che devono avere i test per la diagnosi di  echinococcosi cistica sull’uomo e sugli animali. Sono linee guida rivolte alle aziende di prodotti biomedicali, che vedranno la pubblicazione a breve”, spiega l’infettivologa.

Le NTD, secondo la definizione dell’OMSsono patologie che “sebbene diverse dal punto di vista nosologico (possono infatti essere di origine virale, batterica, parassitaria…ndr), formano un gruppo unico in quanto tutte sono fortemente associate alla povertà, proliferano in ambienti con scarse risorse, specialmente in aree tropicali, tendono a coesistere e la maggior parte di esse sono malattie antiche che affliggono l’umanità da secoli”. Si stima che colpiscano oltre un miliardo di persone nel mondo e che siano causa di gravissime disabilità e di più di mezzo milione di morti all’anno. Sebbene siano maggiormente presenti nel Paesi poveri, le malattie tropicali neglette rappresentano un rischio per le popolazioni dell’intero pianeta, in quanto l’esponenziale mobilità degli ultimi anni comporta lo spostamento insieme alle persone anche di merci e vettori (soprattutto zanzare), quest’ultimi favoriti dall’innalzamento delle temperature. Tra le malattie tropicali neglette anche la Chikungunya, di cui la scorsa estate il Dipartimento di Malattie infettive e tropicali ha diagnosticato la prima epidemia autoctona in Veneto, e precisamente a Verona (High burden of autochthonous arboviral infections during the summer season in Verona province, Italy, during 2025)

(foto e testo a cura dell’Ufficio Stampa)