
L’8 maggio è la Giornata mondiale per la lotta contro questa neoplasia. In occasione di questa ricorrenza il Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia attiva uno spazio dedicato alle pazienti con cisti o masse ovariche sospette di cancro. Il primario Ceccaroni: “L’Ambulatorio ecografico offre alle pazienti con diagnosi incerta un accesso diretto e agevolato. E nel caso di conferma della presenza di un tumore una presa in carico tempestiva per gli approfondimenti e per i trattamenti”. Per accedere: tel. 045.6013313 dalle ore 9 alle ore 13 oppure ovariancancer.negrar@sacrocuore.it. In entrambi i casi è necessario essere già in possesso di una documentazione ecografica o radiologica che rilevi masse ovariche sospette.
Il carcinoma ovarico, insieme a quello del pancreas, è una delle sfide oncologiche più complesse: l’86% dei casi sono diagnosticati quando la malattia è già avanzata. Pertanto è fondamentale che le donne rispettino i controlli ginecologici annuali e, nel caso di cisti o masse ovariche sospette, si sottopongano in breve tempo agli opportuni accertamenti in centri specializzati.
La raccomandazione del dottor Marcello Ceccaroni, direttore della Ginecologia e dell’Ostetricia dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, arriva alla vigilia della Giornata mondiale della lotta contro il tumore ovarico, che ricorre l’8 maggio, e a pochi giorni dall’attivazione dell’Ambulatorio ecografico per le masse ovariche sospette. “Abbiamo strutturato uno spazio dedicato a un’attività che comunque svolgiamo di routine, al fine offrire alle pazienti con diagnosi non definita un accesso diretto e agevolato. E nel caso di conferma della presenza di un tumore una presa in carico immediata per gli approfondimenti e per i trattamenti”.
All’ambulatorio si può accedere telefonando alla segreteria di reparto (045.6013313 dalle ore 9 alle ore 13) oppure scrivendo una e-mail direttamente a ovariancancer.negrar@sacrocuore.it. In entrambi i casi è necessario essere già in possesso di una documentazione ecografica o radiologica che rilevi masse ovariche sospette.
“Oltre alla rivalutazione della documentazione in possesso della paziente e alla raccolta dell’anamnesi, la visita prevede un’ecografia trasvaginale di secondo livello” afferma la dottoressa Carlotta Zorzi, responsabile dell’Ambulatorio e dell’Unità di Diagnostica Ecografica. “Vengono infatti utilizzati ecografi capaci di studiare non solo la morfologia della massa ma anche la sua vascolarizzazione, per comprendere se si tratta di una cisti benigna o maligna. Grazie a questi strumenti altamente performanti insieme alla specializzazione degli ecografisti che eseguono questi esami viene valutata anche l’eventuale estensione della malattia nell’addome. Infine la stretta collaborazione con i colleghi ginecologi oncologi consente l’avvio in brevissimo tempo del percorso di cura della paziente”.
Il cancro ovarico interessa ogni anno in Italia oltre 5mila donne. Si tratta di un tumore tipico della post menopausa, ma colpisce, in misura minore, anche in giovane età soprattutto quando è associato a predisposizione familiare o genetica (mutazione dei geni BRCA1 e BRCA2). “Purtroppo è una neoplasia biologicamente aggressiva, che si diffonde rapidamente e, nello stesso tempo, che si manifesta, nelle fasi iniziali, con sintomi totalmente aspecifici. Per questo oltre l’80% delle diagnosi avvengono in fase avanzata”, sottolinea il dottor Ceccaroni.
“La donna riferisce un generico malessere, gonfiore e dolore addominale, difficoltà di digestione, che cerca di superare con integratori e farmaci da banco – prosegue –. Proprio a causa della natura di questi sintomi, molto spesso è il gastroenterologo o il radiologo, e non il ginecologo, a rilevare casualmente cisti sospette attraverso l’ecografia addominale. E il più delle volte avviene quando il carcinoma ha raggiunto il III o al IV stadio, cioè si è esteso nella pelvi o ha intaccato organi distanti, come intestino, fegato, e altri organi addominali”.
A differenza di tumori come quello mammario o alla cervice uterina, il numero delle donne colpite all’anno da tumore ovarico non è un numero tale da rendere sostenibile un programma di screening di massa annuale. “Non sarebbe sostenibile economicamente e, soprattutto, non farebbe la differenza vista la rapidità con cui cresce il tumore”. Rimane comunque molto importante “che la donna si sottoponga annualmente a visita ginecologica e a ecografia pelvica transvaginale, senza la quale non è possibile rilevare cisti o masse ovariche”.
Dal punto di vista terapeutico, grazie al miglioramento delle tecniche chirurgiche e all’introduzione di nuovi farmaci chemioterapici, negli ultimi 30 anni si è registrato un miglioramento del tasso di sopravvivenza a 5 anni, che globalmente si aggira intorno al 50%. “Quello di Negrar è stato, 20 anni fa, uno tra i primi centri al mondo ad applicare la chirurgia mini-invasiva per il trattamento del tumore ovarico – continua – dimostrando, con pubblicazioni su prestigiose riviste internazionali, che la laparoscopia ha la stessa azione radicale sulla malattia della chirurgia tradizionale, favorendo però una rapida ripresa della paziente. Un valore aggiunto molto importante per pazienti spesso non più giovani e con altre patologie dovute all’età che devono affrontare la chemioterapia post chirurgica, prevista nel trattamento del carcinoma ovarico nei casi avanzati”, conclude il dottor Ceccaroni.






