
Riporta il nome del genio olandese, il sistema avanzato per la diagnosi cellulare del tumore al polmone che è stato inaugurato venerdì 12 giugno all’IRCCS di Negrar in occasione della tradizionale festa patronale. Taglio del nastro anche per Ally, il laser robotico a femtosecondi per la chirurgia della cataratta. Entrambi i dispositivi sono dotati di intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale a supporto del medico per una maggiore precisione diagnostica e chirurgica, a vantaggio della sicurezza del paziente, è stata protagonista della Festa patronale dell’IRCCS Ospedale di Negrar in occasione della ricorrenza liturgica del Sacro Cuore. Venerdì 12 giugno il vescovo di Verona, mons. Domenico Pompili, dopo aver presieduto la Santa Messa, ha impartito, la benedizione inaugurale di due nuove tecnologie. Il taglio del nastro ha riguardato innanzitutto Van Gogh, un sistema avanzato di diagnostica cellulare applicato alla biopsia del tumore del polmone, il secondo installato in Italia. E Ally, il primo il femtolaser robotico impiegato nel nostro Paese per la chirurgia della cataratta. Entrambi integrati con software di intelligenza artificiale.
All’evento erano presenti oltre ai vertici dell’Ospedale, il Prefetto di Verona, Demetrio Martino, la consigliera delegata regionale Elisa De Berti, la Questora, Rosaria Amato, il comandante provinciale dei Carabinieri, Claudio Papagno, quello della Guardia di Finanza, Italo Savarese, il direttore generale e la direttrice sanitaria dell’Ulss 9 Scaligera, rispettivamente Pietro Girardi e Viviana Coffele, e il sindaco di Negrar, Fausto Rossignoli.

“L’investimento in innovazione è una strada obbligata perché un ospedale possa rispondere alla crescente domanda di salute da parte della popolazione”, ha detto l’amministratore delegato, Claudio Cracco. “La ricerca sanitaria è in continua evoluzione. Così come, la tecnologia medica è costantemente tesa a offrire nuove soluzioni per diagnosi sempre più precise e terapie sempre più efficaci, finalizzate non solo ad aumentare la sopravvivenza del paziente ma anche la sua qualità di vita. Queste tecnologie nel nostro ospedale sono inserite all’interno di un’organizzazione di presa in carico del paziente dove medici di differenti specialità danno vita a percorsi diagnostico-terapeutici integrati. Le tecnologie vanno a migliorare processi, frutto di una sinergia tra diverse professionalità che mette al centro, sempre, la persona del malato”
VAN GOGH: BIOPSIE PIU’ DETTAGLIATE PER DIAGNOSI PIU’ PRECISE

Van Gogh è una sorta di scanner che, traducendo in immagine digitale l’attività metabolica delle cellule tumorali, è in grado di stabilire in 2 minuti se il frammento di un nodulo polmonare sospetto, prelevato attraverso broncoscopia toracica, può essere utilizzato dall’anatomopatologo per la diagnosi. Ciò consente all’endoscopista di decidere in tempo reale se concludere la procedura invasiva o se proseguire per altri prelievi ed esclude la necessità di ripetere l’indagine invasiva a causa dell’inadeguatezza del campione.
“Questo dispositivo trova la sua ideale applicazione nell’ambito della diagnostica toracica oncologica, il cui aspetto critico è la precisione del prelievo del tessuto per la biopsia, criticità dovuta alla configurazione particolare dell’apparato bronco-polmonare”, spiega il dottor Diego Gavezzoli, direttore dell’Unità clinico-chirurgica toraco-polmonare. “La precisione è fondamentale: dal campione l’anatomopatologo ricava informazioni, non solo riguardo la natura benigna o maligna del nodulo, ma anche la tipologia del tumore e la sua “carta di identità” genetica dalle quali deriva il piano terapeutico che può prevedere la chirurgia, la terapia medica o la radioterapia impiegate da sole o associate”.
Tuttavia anche le sonde dei broncoscopi più avanzati, “come quello robotico ION, che utilizziamo dal dicembre scorso, incontrano dei limiti dovuti al piccolo calibro dei bronchi nelle diramazioni più distali”, prosegue Gavezzoli. “Nel caso di noduli estremamente periferici può accadere che il materiale prelevato non sia sufficiente e significativo per l’anatomopatologo a fini diagnostici. Quando il prelievo non è adeguato si rende necessaria la ripetizione della procedura. L’endoscopia toracica è un esame non privo di possibili complicanze: richiede l’anestesia totale ed è invasivo, in un ambiente molto delicato com’è quello bronco-polmonare”, sottolinea il dottor Gavezzoli.

Per ovviare a tutto questo, entra in campo Van Gogh. “Esso sfrutta il particolare metabolismo degli zuccheri (glicolisi) da parte delle cellule tumorali, differente rispetto a quello delle cellule sane”, spiega il professor Giuseppe Zamboni, direttore dell’Anatomia Patologica. “La glicolisi provoca una vibrazione impercettibile delle cellule stesse, che il software di intelligenza artificiale traduce in un’immagine digitale colorata, evocativa della pittura del genio olandese. Da qui il nome della macchina.”. L’aggregazione di cellule che si muovono in maniera anomala assume colorazioni gialle, arancioni o rosse. Quelle normali i colori del blu e del marrone.
“L’intelligenza artificiale, inoltre, trasla queste immagini in altre che simulano le informazioni ottenute in laboratorio con l’ematossilina, il colorante utilizzato per evidenziare al microscopio le aggregazioni cellulari – prosegue il prof. Zamboni -. In pochissimi minuti quindi abbiamo tutte le informazioni necessarie, senza compromettere il campione di tessuto che giunge in laboratorio intatto, pronto per gli esami istologici e molecolari. Van Gogh – conclude il professore – è stato pensato per essere impiegato autonomamente dall’endoscopista, ma per ulteriore sicurezza del paziente abbiamo deciso la doppia lettura: quella del medico che esegue l’esame e quella dell’anatomopatologo, che ha la possibilità di visionare le immagini anche da remoto”.
“Con l’introduzione di Van Gogh associato all’endoscopio robotico ION disponiamo di tecnologie innovative che consentono di diagnosticare con maggior certezza anche quei noduli polmonari che si trovano in posizioni sfavorevoli, difficilmente raggiungibili con le metodiche di biopsia tradizionali”, conclude il dottor Gavezzoli. “Evitando così di sottrarre tempo prezioso all’intervento terapeutico, quando sappiamo che la diagnosi precoce unita all’accesso rapido alla chirurgia porta alla guarigione nel 90% dei casi, anche per un tumore, come quello del polmone, che rappresenta ancora la prima causa di morte oncologica”.
Van Gogh potrebbe trovare applicazione non solo in chirurgia toracica, ma in tutti quegli ambiti della patologia oncologica, dove ci sia necessità di una valutazione in tempo reale dell’adeguatezza del campione prelevato con esami invasivi. E’ in corso uno studio, condotto dal Gemelli di Roma, per vagliare l’efficacia del suo utilizzo in sede intra-operatoria, in particolare in chirurgia ginecologica oncologica.
CON ALLY, ELEVATA PRECISIONE E PERSONALIZZAZIONE DELL’INTERVENTO DI CATARATTA


“L’intervento di cataratta si articola in tre momenti principali», spiega la dottoressa Grazia Pertile, direttrice dell’Unità Operativa Complessa di Oculistica. «La prima e fase è quella preoperatoria, durante la quale vengono raccolti i dati del paziente e definiti i parametri del cristallino artificiale da impiantare. Segue la fase chirurgica, con la rimozione del cristallino opacizzato, e infine l’inserimento della lente intraoculare che è stata scelta in precedenza, spesso personalizzata. La particolarità del femtolaser Ally è la capacità di integrare, attraverso un software basato sull’intelligenza artificiale, le informazioni raccolte prima dell’intervento con quelle acquisite in tempo reale da sei telecamere installate sul dispositivo. Questo permette di personalizzare la procedura in base alle caratteristiche anatomiche dell’occhio del paziente ed ottenere le miglior prestazioni visive dalle lenti personalizzate”.
“Il sistema Ally consente di realizzare con elevata precisione le incisioni corneali necessarie per l’intervento di cataratta e può correggere contestualmente anche l’astigmatismo. Grazie all’elevata accuratezza nel centraggio delle aperture, la tecnologia contribuisce a migliorare i risultati visivi post-operatori, un aspetto particolarmente importante quando vengono impiantate lenti intraoculari di ultima generazione, progettate per garantire una buona qualità della vista sia da lontano sia da vicino” sottolinea la dottoressa Pertile
Ogni anno all’IRCCS di Negrar vengono eseguiti circa 4.500 interventi di cataratta. Sebbene la tecnica tradizionale basata sugli ultrasuoni continui a rappresentare un riferimento consolidato, l’introduzione del femtolaser robotizzato apre nuove prospettive in termini di precisione e personalizzazione del trattamento. La scelta di questa tecnologia, così come della lente intraoculare più adatta, richiede tuttavia una valutazione specialistica approfondita, calibrata sulle caratteristiche del singolo paziente.
(testo, foto e video a cura dell’Ufficio Stampa)













