
Il Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali e il Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’IRCCS di Negrar con il Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona sono tra i vincitori del bando della Ricerca Finalizzata 2024 emanato dal Ministero della Salute. Il prestigioso riconoscimento riguarda uno studio in corso che indaga, sulla base dell’ipotesi di una ricerca giapponese, la responsabilità del Fusobacterium nello sviluppo dell’endometriosi. Se l’ipotesi fosse confermata potrebbe essere una svolta per una patologia ginecologica cronica invalidante, tra le prime cause di infertilità
Il Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali e il Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’IRCCS di Negrar con il Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona sono tra i vincitori del bando della Ricerca Finalizzata 2024 emanato dal Ministero della Salute grazie al progetto che si pone di indagare una possibile origine infettiva dell’endometriosi.
Se tale origine venisse confermata, potrebbe essere una svolta per una patologia ginecologica cronica invalidante, tra le prime cause di infertilità e che colpisce nel mondo 190milioni di donne. Per curarla potrebbe essere sufficiente un farmaco, come è accaduto, per esempio, per le ulcere gastriche e duodenali, fortemente diminuite grazie al trattamento antibiotico finalizzato all’eradicazione del batterio Helicobacter Pylori, scoperto responsabile dell’infiammazione cronica della mucosa dello stomaco.

“Il requisito principale per cui un progetto può partecipare al bando di Ricerca Finalizzata del Ministero della Salute è quello di avere un chiaro impatto sul malato”, spiega la dottoressa Dora Buonfrate, responsabile della Ricerca clinica del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali, co-investigatrice principale dello studio assieme al dottor Marcello Ceccaroni, direttore del Dipartimento di Ginecologia. “Il nostro studio, triennale, si pone l’obiettivo di capire se il Fusobacterium e/o altri agenti infettivi agiscono sullo sviluppo dell’endometriosi e, nell’eventualità, l’accuratezza diagnostica di un test non invasivo come il tampone vaginale!.
Il lavoro di ricerca coniuga due centri di eccellenza dell’IRCCS di Negrar: il Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali, diretto dal professor Federico Gobbi, e quello di Ginecologia, una delle strutture di riferimento internazionale nel trattamento della patologia ginecologica con circa un migliaio di interventi e 15mila visite all’anno.

“Identificare il Fusobacterium all’interno delle lesioni endometriosiche potrebbe cambiare il nostro approccio clinico, evidenziando il ruolo cruciale dell’infiammazione cronica” afferma il dottor Ceccaroni. “Come ginecologi, questo ci spinge a una ricerca ancora più precoce di questi segnali batterici, con l’obiettivo di bloccare l’evoluzione della malattia, possibilmente di prevenirla e migliorare radicalmente la qualità di vita delle donne colpite. Il successo di questo studio si basa sulla sinergia tra ginecologia e infettivologia – sottolinea -: solo attraverso un approccio multidisciplinare e il confronto costante con i colleghi potremmo decifrare meccanismi patogenetici finora rimasti nell’ombra. Tuttavia, nulla di tutto questo sarebbe possibile senza le pazienti che partecipano attivamente alla ricerca: a loro va il nostro ringraziamento più profondo, poiché il loro contributo non è solo un atto di fiducia, ma un gesto di straordinaria generosità che permetterà di far progredire le cure per tutte le donne.”
L’ipotesi di lavoro ha origine da uno studio giapponese pubblicato nel 2023 su Science Translational Medicine che ha avuto una forte risonanza internazionale. “In questa ricerca i colleghi nipponici suggerivano che il Fusobacterium potrebbe essere all’origine dell’endometriosi, in quanto, sulla base anche di studi in vitro e sui topi, è capace di stimolare la proliferazione e la migrazione del tessuto endometriale fuori dalla sua sede naturale, cioè l’utero”, spiega la dottoressa Buonfrate.
Partendo da queste conclusioni, nel 2024, grazie ai finanziamenti del 5xmille, i due Dipartimenti hanno iniziato uno studio che prevede l’arruolamento da parte di più di 800 donne con endometriosi e di 20 sane per il campione di controllo, tutte pazienti avviate a intervento chirurgico ginecologico non oncologico. Questo per verificare anche su una coorte di pazienti più ampia di quello nipponica (costituita da sole 40 donne con malattia e 40 senza) la maggiore presenza del batterio sul tessuto endometriale delle donne ammalate e la corrispondenza tra la positività al Fusobacterium dei tessuti prelevati chirurgicamente con quella dei tamponi vaginali, non rilevata dai ricercatori nipponici
“Tale corrispondenza è molto importante – sottolinea Buonfrate – Ci permetterebbe di avere a disposizione uno strumento diagnostico non invasivo, come il tampone vaginale, senza ricorrere al prelievo chirurgico dell’endometrio”.
Con il finanziamento del Ministero della Salute “abbiamo inoltre l’opportunità di ampliare la nostra ricerca su tutta la popolazione dei microorganismi presente nell’utero femminile, il cosiddetto microbiota, per accertare l’eventuale maggiore presenza di altri agenti infettivi oltre al Fusobacterium nell’endometrio di donne con endometriosi”, precisa la dottoressa Buonfrate. Il microbiota di un sottogruppo composto da 373 pazienti verrà sottoposto a genotipizzazione (per il rilievo dell’”impronta digitale” della flora batterica presente) presso il Dipartimento di Malattie Infettive, mentre i risultati ottenuti saranno analizzati dal professor Nicola Vitulo, bioinformatico del Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona.
(testo e foto a cura dell’Ufficio stampa)






