
Il 19 e il 20 maggio presso la Camera di Commercio di Verona avrà luogo il congresso nazionale “Arbovirosi: nuove sfide per l’Italia” organizzato dall’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria. La due giorni vedrà la presenza delle maggiori istituzioni nazionali e regionali della salute pubblica. Al centro le malattie trasmesse da vettori, in particolare le zanzare. La fondamentale collaborazione dei cittadini per prevenire e contenere le epidemie autoctone, come quella di Chikungunya della scorsa estate nel Veronese e a Carpi
Nell’estate del 2025 la provincia di Verona è stata al centro di un’epidemia autoctona di Chikungunya, che ha interessato 69 veronesi che negli ultimi 6 mesi non erano stati all’estero in zone endemiche per questa malattia. Un evento, il primo in Veneto, destinato molto probabilmente a ripetersi nei prossimi anni a causa dell’intensificarsi degli spostamenti di merci e persone e per i cambiamenti climatici, con un aumento delle temperature che consente la permanenza delle zanzare tigre anche nella stagione autunnale e invernale. Nello stesso periodo in Italia è stata colpita anche Carpi, in provincia di Modena, con oltre 300 casi.
Per prevenire e gestire focolai autoctoni sono necessarie politiche comuni a livello nazionale, che coinvolgano l’ambito scientifico, istituzionale e gli stessi cittadini, chiamati a comportamenti virtuosi, affinché eventuali epidemie di patologie di origine tropicale – in particolare Chikungunya e Dengue – vengano tempestivamente contenute, evitando così conseguenze per la salute individuale, pubblica e per il tessuto economico.
E’ questo il filo rosso che collega la due giorni del Congresso nazionale “Arbovirosi: nuove sfide per l’Italia” organizzato il 19 e il 20 maggio dall’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar presso la Camera di Commercio di Verona (clicca qui per il programma). Un incontro scientifico che vede allo stesso tavolo Ministero della Salute, Istituto Superiore della Sanità, Regione Veneto, Istituto Zooprofilattico delle Venezie, le Ulss venete e università nazionali.
Interconnessione tra salute umana, animale e dell’ambiente
“Abbiamo strutturato questo congresso seguendo l’approccio “One Health” con cui devono essere affrontate le arbovirosi, patologie trasmesse da vettori, soprattutto zanzare”, ha spiegato il professor Federico Gobbi, direttore scientifico dell’IRCCS di Negrar e primario del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali e Microbiologia dello stesso ospedale in occasione della conferenza stampa di presentazione del simposio scientifico. “Sono malattie che forse più di altre evidenziano quanto la salute umana, quella animale e dell’ambiente siano interconnesse. La due giorni di Verona vedrà infatti gli interventi di medici, non solo infettivologi, microbiologi, igienisti, entomologi, veterinari ed epidemiologi”.

West Nile, Dengue e Chikungunya ma anche malattie trasmesse dalle zecche
Si parlerà di West Nile, stabile in Italia dal 2008, di Chikungunya e di Dengue. Alcuni focus riguarderanno anche le patologie causate dalle punture di zecche. Nel 2025 in Veneto si sono registrati 36 casi di encefalite virale da TBE (Tick-Borne Encephalitis) localizzati nella zona del Bellunese, sulla Pedemontana, ma anche Baldo e Lessinia. Cinque quelli diagnosticati e trattati all’IRCCS di Negrar. Sempre in regione, sono stati 21 i casi di Malattia di Lyme, ma potrebbero essere molti di più perché non sempre vengono notificati.
Cruciale la rete tra le istituzioni e realtà scientifiche
“Dal 2018 l’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria è un Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico per le malattie infettive e tropicali, naturale proseguimento di una tradizione trentennale di ricerca e trattamento delle patologie del sud del mondo”, ha detto l’amministratore delegato, Claudio Cracco. “Oggi quelle malattie limitate un tempo ai Paesi endemici riguardano la salute di ciascuno di noi. L’idea di promuovere questo congresso nasce proprio dalla necessità di fare rete a livello nazionale, per affrontare a 360° una sfida che non deve trovarci impreparati. Si tratta di un problema reale che merita la massima attenzione da parte di tutti”.
“Le arbovirosi rappresentano oggi una delle sfide di salute pubblica più complesse e dinamiche a livello globale – ha sottolineato la dottoressa Giovanna Varischi, direttore del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica dell’ULSS 9 Scaligera -. Malattie un tempo ‘lontane’ sono oggi realtà con cui confrontarsi quotidianamente, richiedendo l’impegno del Dipartimento di Prevenzione e l’integrazione con i professionisti sanitari e tecnici che operano nel territorio dell’ULSS9. Ciò significa agire nella programmazione e controllo, nella sorveglianza e nella risposta rapida ai casi che si possono presentare. Importante è la collaborazione con i Comuni, con i settori produttivi del territorio dell’ULSS 9 e con i cittadini nell’informare e sensibilizzare riguardo la lotta ai vettori e i rischi di arbovirosi in caso di viaggi internazionali. Le sfide future dell’azienda ULSS 9 si focalizzano sull’impegno all’aggiornamento dei professionisti riguardo ai temi della prevenzione, gestione e diagnosi clinica”.
L’importanza della collaborazione dei cittadini: ecco come
“Dal 2010 è attivo in Veneto un programma di sorveglianza delle febbri estive, che prevede la disinfestazione dalle zanzare tigre da parte del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica delle Ulss in un raggio di 200-300 metri dalla casa della persona infetta da Dengue o Chikungunya al fine di evitare che la zanzara tigre pungendola infetti un’altra persona. Ma affinché questo sistema si attivi tempestivamente è fondamentale la collaborazione dei cittadini”, sottolinea il prof. Gobbi.
Come, l’infettivologo lo spiega con semplici regole: “Se al ritorno da un viaggio in zone tropicali e sub-tropicali si manifestano sintomi quali febbre, dolori alle articolazioni e alle ossa, rush cutaneo è fondamentale recarsi al Pronto Soccorso. Anche se non si è stati all’estero, nel caso di febbre in piena estate non accompagnata da sintomi respiratori o urinari, è bene recarsi prontamente dal proprio medico”. A rischio c’è la salute individuale, ma anche quella pubblica: “Se non facciamo una diagnosi tempestiva possiamo diventare il caso zero di un’epidemia autoctona o contribuire all’espansione della stessa”, conclude l’infettivologo. Inoltre, “tutti ricordiamo l’annullamento di feste e sagre causato l’anno scorso dai casi di Chikungunya e la preoccupazione per quanto riguarda il turismo dall’estero. Danni economici che si possono evitare con la collaborazione di tutti”.
“Da parte del Comune di Verona, come ogni anno, dal 20 aprile è iniziato il trattamento larvicida nelle 55mila caditoie e nei fossati”, hanno detto Elisa La Paglia e Barbara Likar, rispettivamente assessora alla Salute e dirigente Direzione Ambiente e Transizione ecologica del Comune di Verona. “Inoltre è stata avviata da parte del Comune: anche una campagna informativa con un sistema porta a porta nelle case adiacenti ad aree sensibili, come quelle delle scuole; la distribuzione gratuita in alcuni mercati dei kit larvicidi per il trattamento delle aree verdi private e, in collaborazione con le farmacie veronesi, la vendita dei kit a prezzo calmierato”.
(testo e foto a cura dell’Ufficio Stampa)






