Sul prato verde costellato di ulivi, di fronte all’Hospice, è stata collocata un’area ludica attrezzata per i bambini. Il parco giochi è stato donato dalla famiglia di Anna Sartori, giovane mamma, scomparsa l’anno scorso e realizzato in collaborazione con l’Associzione Opera Life. È uno spazio dedicato ai più piccoli, un luogo che offre momenti di sollievo, condivisione e soprattutto di normalità alle famiglie coinvolte in un percorso di malattia grave o terminale.

Un inno alla vita. Cantato dalle grida di bambini, su un palcoscenico speciale: il prato verde costellato di ulivi di fronte all’Hospice “Don Lui Pedrollo”, nell’area della Cittadella della Carità di Negrar. Qui è sorto il parco giochi “Una strada per le stelle”, in memoria di Anna Sartori e “di tutti i genitori accolti nella luce di Dio, per sempre uniti ai figli da un filo invisibile d’amore”. Così recita la targa collocata sullo scivolo che venerdì 22 maggio, giorno dell’inaugurazione, è stato preso d’assalto da tanti bambini: la vita che si impone su tutto, nonostante tutto.

Anna era una ragazza veronese di 34 anni. Era una farmacista con una grande passione per la pittura. Suo il disegno riprodotto sulla targa commemorativa: una mamma e un bambino in un abbraccio che ricorda tanto i dipinti di Klimt. Anna è morta poco più di un anno fa, il 18 maggio, nel reparto di Oncologia dell’Ospedale di Negrar per una malattia che ha scoperto poche settimane dopo essere diventata mamma di Nicolò. “Ricordo questo bambino che veniva a trovare la sua mamma e rimaneva ‘incantato’ ad ascoltare le favole che le raccontava”, ha detto il dottor Roberto Magarotto, ora responsabile clinico dell’Hospice, ma allora medico del reparto di Oncologia. “Era inarrestabile. Giocava ovunque, anche sul pavimento, tanto che il papà ad un certo punto lo portava fuori, a correre dietro a una palla su questo prato. Lontano dalla stanza della mamma, ma sempre all’interno della stessa struttura, quasi per non interrompere un ideale collegamento”.

Un’esperienza che ha maturato nella famiglia di Anna l’idea di creare uno spazio dedicato ai più piccoli, un luogo che possa offrire momenti di sollievo, condivisione e soprattutto di normalità alle famiglie coinvolte in un percorso di malattia grave o terminale. E’ nato così il progetto di un parco giochi, immediatamente accolto dall’Associazione Opera Life ETS che si è fatta carico di reperire le risorse economiche finalizzate alla realizzazione di un’area di 60mq, dove hanno trovato posto uno scivolo, l’altalena, con una postazione anche per i bimbi con disabilità, e un gioco a molla.

“La nostra associazione opera essenzialmente all’estero”, ha spiegato la presidente di Opera Life, Laura Bellamoli. “Abbiamo realizzato progetti in Sudan, Senegal, Albania e anche Moldavia, grazie ai letti che ci sono stati donati dall’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria. La nostra mission è migliorare le condizioni e la qualità di vita dei bambini e delle loro famiglie. Per questo abbiamo accolto con gioia l’opportunità di contribuire alla creazione di un parco giochi in questo luogo”.

All’inaugurazione erano presenti, oltre a Nicolò, il marito di Anna, Marco Palermo, i genitori e i quattro fratelli, tra cui Leonardo che ha sottolineato le ragioni di un progetto “realizzato con l’intento di recare beneficio alle famiglie, soprattutto con bimbi piccoli, che si trovano a vivere ciò che abbiamo vissuto noi”. Accanto a loro tanti amici e parenti, il medico di famiglia di Anna, la dottoressa Rita Vaccari, e la dottoressa Federica Merlin, medico palliativista dell’ULSS 9 che insieme agli operatori dell’Acero di Dafne, l’associazione di cure palliative di Verona, hanno seguito a domicilio la ragazza.

“La vita si vive, fino alla fine. Anche in un Hospice. E’ciò che cerchiamo di trasmettere alle persone che stanno percorrendo l’ultimo miglio della loro esistenza e alle loro famiglie”, ha detto don Miguel Tofful, vicepresidente della Cittadella della Carità e assistente spirituale della struttura per malati terminali. “E la vita si vive assieme, ma i familiari devono avere le condizioni per rimanere. Questo spazio ludico in memoria di una giovane mamma è un luogo che invita stare, a pensare la morte come parte della vita”.

(testo a cura dell’Ufficio Stampa)