Il dolore oncologico (ma non solo) deve essere trattato con competenza, ma per una corretta impostazione terapeutica deve essere prima di tutto interpretato. Soprattutto se siamo in presenza di un dolore “difficile” o di un paziente “difficile”, uno dei temi affrontati ieri nel corso del convegno organizzato dal dottor Roberto Magarotto, responsabile clinico dell’Hospice don Luigi Pedrollo

Il dolore “difficile”, poco responsivo alle terapie standard con gli oppiodi, è stato al centro del convegno che si è svolto ieri alI’RCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, promosso dal dottor Roberto Magarotto, responsabile medico dell’Hospice “Don Luigi Pedrollo” (vedi programma).

Il dottor Roberto Magarotto durante il suo intervento

La terapia del dolore (oncologico e non) gestita con competenza è universalmente ritenuta un parametro imprenscindibile di valutazione sulla reale qualità di cura“, ha detto il dottor Magarotto. “Il convegno si è posto come obiettivo sia il miglioramento delle conoscenze farmacologiche relative agli analgesici più usati, in particolare gli oppiodi, sia l’affinamento delle capacità di interpretazione dei vari tipi di dolore con conseguente corretta indicazione terapeutica. Importante è il contenimento degli effetti collaterali di questo tipo di farmaci al fine di ottenere una migliore aderenza terapeutica da parte del paziente”.

Tra i vari tipi di dolore i realtori sono intervenuti sul cosidetto dolore “difficile” che “rappresenta una sfida terapeutica superabile – ha sottolineato il dottor Magarotto –  definendone le caratteristiche principali e impostando una terapia analgesica multitarget, che prevede l’uso combinato di farmaci con differenti meccanismi d’azione e differenti dosaggi rispetto a quelli standard”. Diverso è il dolore “refrattario”, cioè intrattabile con qualsiasi strategia terapeutica e che spesso richiede al clinico le competenze per impostare la sedazione profonda continuativa. 

Nel suo intervento il dottor Magarotto ha lanciato una provocazione: “Dolore difficile o paziente difficile? Un paziente complesso non può essere una scorciatoia per non affrontare la sfida del dolore, ci sono possibili strade da percorrere. La presenza di disagi psicologici severi va affrontata; se la soglia del dolore è bassa va adeguato l’approccio integrato; se ci sono stati in passato abusi di sostanze stupefacenti o benzodiazepine vanno incrementati i dosaggi degli analgesici, se si tratta di anziani con deficit cognitivi i segni clinici di sofferenza vanno correttamente interpretati”.

Una sessione è stata dedicata anche alle terapie complementari del dolore come la musicoterapia, l’arteterapia e il caring massage, terapie praticate con ottimi risultati anche all’Hospice della Cittadella della Carità (vedi articolo)

(testo a cura dell’Ufficio Stampa)