Il presente e il futuro delle protesi ortopediche

Il dottor Claudio Zorzi, direttore dell’Ortopedia del “Sacro Cuore” in un’intervista al TGR Veneto spiega l’evolversi della chirurgia protesica negli ultimi anni, interventi che interessano sempre di più giovani adulti

Si inizia a fare sport molto presto e si vuole continuare a farlo anche quando, in età adulta, le articolazioni inziano ad essere doloranti. Nel momento in cui la situazione non è più arginabile, grazie alla medicina rigenerativa (come la procedura lipogems), è necessario rivolgersi alla chirurgia protesica che negli ultimi anni, per quando riguarda le tecniche e i materiali utilizzati, ha avuto sviluppi importanti.

Soprattutto nell’ambito della revisione delle protesi, cioè quando diventa necessario, dopo anni, sostituire l’impianto per impoverimento dell’osso interessato. Si tratta di interventi chirurgici complessi, come spiega il dottor Claudio Zorzi, direttore dell’Ortopedia e Traumatologia dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, in un’intervista al TGR Veneto.

Per l’importante casistica e l’expertice acquisita dai chirurghi ortopedici, la Regione Veneto nelle ultime schede ospedaliere (maggio 2019) ha riconosciuto l’Ospedale di Negrar, centro di riferimento regionale per la revisione di protesi del ginocchio e dell’anca


ERAS: il paziente protagonista del suo percorso chirurgico

Due video illustrano il protocollo applicato da circa un anno a Negrar dalla chirurgia colorettale e che è stato oggetto di una menzione speciale del premio Sham per la prevenzione dei rischi sanitari

Nell’ambito del 14° Forum Risk Management, promosso dal Governo del Rischio Clinico della Regione Toscana, è stata conferita all’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria una menzione speciale del premio Sham 2019, per la prevenzione dei rischi sanitari.

Il prestigioso riconoscimento è andato al protocollo ERAS (Enhanced Recovery After Surgery) applicato da circa un anno all’ospedale di Negrar nell’ambito della chirurgia colorettale (oncologica e non), riguardo al quale pubblichiamo un video esplicativo (vedi i video in fondo a questo articolo).

“Best practice” per prevenire i rischi clinici
Il premio Sham – giunto alla quarta edizione – è istituito dall’omonima assicurazione, una delle maggiori a livello europeo, e persegue l’obiettivo di incoraggiare e valorizzare le “best practice” intraprese dalle strutture sanitarie, volte a favorire la prevenzione dei rischi. Al concorso hanno partecipato 122 progetti presentati da 78 ospedali, 62 pubblici e 16 privati. Il riconoscimento è stato conferito a Firenze durante le giornate del Forum (dal 26 al 29 novembre) ed è stato ritirato dal dottor Davide Brunelli, vicedirettore sanitario del “Sacro Cuore Don Calabria” che ha presentato il progetto.

 

Gli obiettivi del protocollo ERAS
Come viene illustrato dal video, i due principali obiettivi del protocollo ERAS sono quelli di diminuire al minimo la risposta dell’organismo allo stress chirurgico e di accelerare il recupero del paziente ottenendo una riduzione delle complicanze post operatorie, una ripresa funzionale precoce e una durata inferiore della degenza con riflessi vantaggiosi anche sui costi sanitari.

 

Il paziente protagonista
L’attuazione del programma ERAS si fonda su due principi. Innanzitutto quello della multidisciplinarietà. L’applicazione del protocollo viene seguita da un gruppo multidisciplinare e multiprofessionale formato da: chirurgo, anestesista, nutrizionista, fisioterapista, farmacista e personale infermieristico. Inoltre esso prevede il paziente come protagonista: fondamentale è l’educazione del paziente nella fase pre-operatoria sul significato del percorso ERAS, sui vantaggi e sugli obiettivi quotidiani.

 

L’APP per aiutare il paziente
Per ottimizzare l’adesione a questo protocollo da parte del paziente, la Chirurgia generale di Negrar, diretta da dottor Giacomo Ruffo, ha creato anche un’APP. una sorta di diario digitale scaricabile da gennaio sullo smartphone, tablet e computer (vedi articolo).

 

I dati dei benefici del protocollo ERAS
Il miglioramento complessivo delle cure offerte al paziente grazie all’applicazione del protocollo ERAS hanno un riscontro oggettivo nei risultati. Dall’ottobre del 2018 all’aprile del 2019 la chirurgia colorettale ha reclutato 98 pazienti, 45 dei quali hanno aderito al 75% delle “raccomandazioni” (item) del protocollo. In questi pazienti la percentuale di complicanze post operatorie è risultata inferiore della metà rispetto al gruppo di pazienti che ha rispettato meno del 75% degli item. Nei 45 pazienti si è inoltre registrata una riduzione della degenza post operatoria di 4 giorni.

 

Nel video il percorso ERAS nella fasi pre-operatoria, intra-operatorìa e post-operatoria, spiegate dai clinici e dai farmacisti.


Viaggi e malattie tropicali: dalla prevenzione alla ricerca all'IRCCS di Negrar

Nel servizio di Medicina33 del Tg2, il dottor Andrea Angheben e la dottoressa Francesca Perandin presentano le peculiarità del Dipartimento di Malattie infettive e tropicali, diretto dal professor Zeno Bisoffi

Il Dipartimento di Malattie infettive e tropicali dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, diretto dal professor Zeno Bisoffi, si differenzia dalle altre realtà italiane in quanto accanto a un reparto di degenza è stato istituito un Laboratorio di Biologia Molecolare per lo studio del DNA di virus e parassiti. Quello di Negrar è stato il primo laboratorio in Italia ad introdurre la biologia molecolare per le parassitosi, al fine di fornire metodi diagnostici da applicare nella attività clinica sui pazienti.A “Medicina33”, la trasmissione di salute e benessere del Tg2, il dottor Andrea Angheben, resposabile del reparto di Malattie infettive e tropicali, e la dottoressa Francesca Perandin, responsabile dell’UOS di Microbiologia e SAELMIT, presentano le attività del Dipartimento, soffermandosi su cosa fare prima di un viaggio ai tropici e anche dopo se al rientro subentrano dei sintomi.


Tumore al polmone: dallo screening alle novità terapeutiche

Il 13 e 14 novembre al “Sacro Cuore” si terrà la terza edizione del convegno sul carcinoma polmonare e le novità terapeutiche emerse nell’anno in corso, in particolare i farmaci a bersaglio molecolare e quelli immunoterapici

 

Il tumore al polmone si conferma la prima causa di morte oncologica in Italia, con 33.838 decessi nel 2016 (ultimi dati disponibili). La sopravvivenza a 5 anni è del 16%una percentuale condizionata soprattutto dal fatto che la gran parte dei carcinomi polmonari vengono diagnosticati in fase avanzata e solo nel 30% dei casi è indicato il trattamento chirurgico. Il tumore al polmone è quindi una delle maggiori sfide dell’oncologia oggi in ambito di prevenzione e di trattamento. Negli ultimi anni la ricerca clinica ha registrato risulti significativi grazie all’introduzione dei farmaci a bersaglio molecolare e immunoterapici

Proprio i trattamenti del tumore polmonare e soprattutto le novità terapeutiche emerse nell’anno in corso saranno al centro della seconda edizione del congresso nazionale sulla neoplasia polmonare non a piccole cellule che si terrà mercoledì 13 e giovedì 14 novembre all’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria sotto la direzione scientifica della dottoressa Stefania Gori, direttore dell’Oncologia Medica. Patrocinato dall’Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM) e Associazione Italiana Radioterapia e Oncologica Clinica (AIRO), il congresso vede la partecipazione di relatori provenienti dalle maggiori strutture ospedaliere oncologiche italiane (in allegato il programma)

 

Dottoressa Gori, qual è l’andamento del tumore al polmone in Italia?
Nel 2019 sono stimate 42.500 nuove diagnosi (mille in più rispetto al 2018) con un aumento del 2,2% nella popolazione femminile e un calo dell’1,6% in quella maschile. Un trend dovuto, purtroppo, alla diffusione del fumo fra le donne, un tempo brutta abitudine tipicamente maschile. Si tratta della seconda neoplasia più frequente negli uomini e la terza nelle donne. Il fumo di sigaretta è il più rilevante fattore di rischio per l’insorgenza del carcinoma polmonare: ad esso è attribuibile l’85-90% dei casi. I fumatori hanno un rischio 14 volte superiore rispetto ai non fumatori di contrarre la neoplasia e di 20 volte superiore se la quantità di sigarette fumate al giorno supera la ventina.


La sopravvivenza è condizionata dalla diagnosi che il più delle volte avviene quando il tumore è in fase avanzata. Perché non viene introdotto lo screening, come per il tumore del colon o della mammella?

Studi condotti su soggetti apparentemente sani, senza alcun sintomo o malattia, lo screening, tramite radiografia del torace ed esame citologico dell’espettorato, non ha prodotto una significativa riduzione della mortalità. Risultati diversi hanno invece prodotto i numerosi studi condotti su persone ad alto rischio con età superiore ai 50 anni e forti fumatori. L’utilizzo della TC spirale ha determinato l’individuazione di piccole neoplasie polmonari in persone asintomatiche, che hanno potuto essere così avviate a intervento chirurgico. Nonostante i risultati incoraggianti, dagli studi in corso, soprattutto in Europa, si attendono risposte su varie questioni ancora aperte: la valutazione dei costi e benefici dell’esame, il tasso dei falsi positivi e il peso delle “sovradiagnosi” oltre agli effetti collaterali dovuti alle radiazioni della TC, ripetute nel tempo. Quello dello screening rimane quindi un tema aperto e in corso di valutazione presso il ministero della Salute.

 

Quali sono oggi le armi terapeutiche a disposizione contro il tumore al polmone?

La scelta terapeutica è dettata da molti fattori. Innanzitutto dalle caratteristiche cliniche del paziente, poi dal tipo istologico del tumore (a piccole cellule e a non piccole cellule), dalle peculiarità molecolari e dallo stadio della malattia. In base a tutte queste componenti vengono impiegate la chirurgia, la radioterapia e la terapia medica, da sole o in associazione. Il trattamento per ogni singolo paziente deve essere deciso in un contesto multidisciplinare affinché abbia la massima efficacia. Nell’ambito del Dipartimento Oncologico dell’IRCCS di Negrar opera un gruppo multidisciplinare del quale fanno parte: anatomopatologo, oncologo, chirurgo toracico, pneumologo, radiologo, geriatra, medico nucleare e radioterapista.

 

Quali sono le novità per quanto riguarda le terapie?

Sicuramente l’introduzione nella terapia medica di farmaci a bersaglio molecolare e immunoterapici di nuova generazione che agiscono stimolando l’attivazione del sistema immunitario del paziente contro le cellule tumorali. Recentemente si sono ottenuti interessanti risultati in termini di aspettativa di vita in casi di tumore localmente avanzato con l’impiego di un farmaco immunoterapico, utilizzato come terapia di mantenimento dopo chemio e radioterapia. Inoltre per i pazienti con malattia in stadio metastatico fino a qualche anno fa l’unica opzione terapeutica possibile era la chemioterapia. Invece oggi, in base alle caratteristiche del tumore, alcuni casi possono essere trattati in prima linea con farmaci a bersaglio molecolare o immunoterapici con vantaggi in sopravvivenza e qualità di vita. Durante il convegno si parlerà inoltre dei risultati emersi dagli studi clinici che hanno valutato nei pazienti metastatici l’associazione di chemioterapia e immunoterapia.


In Amazzonia il terzo incontro degli ospedali calabriani

I rappresentanti delle strutture sanitarie dell’Opera Don Calabria, tra le quali l’IRCCS di Negrar, si sono incontrati il 5 e 6 novembre per gettare le basi di una più stretta sinergia fra le strutture sanitarie che si ispirano al Carisma calabriano

 

Una rete capace di creare collaborazioni e sinergie tra gli ospedali che si ispirano al Carisma di San Giovanni Calabria. È questo l’obiettivo del Sistema Calabriano di Sanità, di cui fa parte anche l’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar. Ed è con tale prospettiva che nei giorni scorsi i rappresentanti degli ospedali e dell’Amministrazione Generale dell’Opera Don Calabria si sono riuniti a Marituba, in Amazzonia, per un incontro intitolato “Prendersi cura della vita facendo parte dell’Opera Don Calabria” (vedi galleria fotografica e interviste video).

 

L’evento, giunto alla sua terza edizione, si è svolto martedì 5 e mercoledì 6 novembre con la partecipazione di circa cinquanta fra medici e dirigenti amministrativi delle quattro strutture dei Poveri Servi della Divina Provvidenza: oltre al Sacro Cuore erano presenti l’ospedale “Divina Provvidenza” di Marituba (Brasile), la “Bro. Francisco Perez Clinic” di Manila (Filippine) e il “Divina Provvidenza” di Luanda (Angola). C’era inoltre rappresentata la diocesi brasiliana di Teixeira de Freitas, con il vescovo calabriano mons. Jailton Lino, i cui ospedali sono entrati a far parte della rete sanitaria dell’Opera.

 

Per l’IRCCS hanno partecipato all’incontro il presidente fratel Gedovar Nazzari, il direttore amministrativo Claudio Cracco e il vice direttore sanitario dottor Davide Brunelli, oltre al dottor Claudio Bianconi che si occupa dei progetti di cooperazione internazionale sanitaria.

 

Il tema principale affrontato durante la prima giornata, con un intervento del vescovo di Castanhal mons. Carlos Verzelletti, è stata la “Nuova Carta degli Operatori Sanitari”, fortemente voluta da Papa Francesco e pubblicata nel 2016 dal Dicastero Vaticano per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Una carta che, alla luce dei mutamenti scientifici e clinici successivi all’anno della prima comparsa, si propone di apportare, sempre in riferimento al Magistero della Chiesa, nuovi elementi che tengano conto della ricerca in campo biomedico, farmacologico e bioetico. Altre riflessioni hanno riguardato la situazione sanitaria in Amazzonia, dove le strutture religiose sono colonna portante del sistema di assistenza, e la spiritualità calabriana vista in rapporto al prendersi cura degli ammalati.

 

Durante la seconda giornata c’è stata una tavola rotonda sul tema della progettazione internazionale in ambito sanitario, con partecipazione del vicario generale della diocesi di Milano, don Mario Antonelli in rappresentanza della Fondazione Candia, di Franca Farina per l’associazione “Amici di monsignor Pirovano” di Erba (Como), di Alessandro Galvani per l’UMMI e di fratel Matteo Rinaldi per la Congregazione dei Poveri Servi. Al pomeriggio c’è stato un interessante momento di confronto e scambio sui temi della gestione e della formazione fra i quattro ospedali dell’Opera.


Insonnia da caldo, come combatterla

Il caldo in estate è uno dei nemici del buon riposo, ma si possono adottare delle semplici regole per non alzarsi più stanchi della sera prima. E anche l’alimentazione ha la sua importanza come spiega il neurologo Gianluca Rossato

 

L’ insonnia da caldo è il nemico numero uno del riposo in estate. Le temperature elevate, e la sudorazione conseguente, rendono l’addormentamento un vero e proprio “incubo”. L’insonnia da caldo colpisce circa il 40% degli adulti italiani. È la prima causa di stanchezza e sonnolenza diurna perché disturba e interrompe l’abituale ritmo sonno-veglia.

 

“La melatonina, l’ormone che favorisce il sonno, viene prodotta dopo il tramonto con l’arrivo del buio ed è favorita da un’ottimale temperatura corporea: durante le ore notturne questa si abbassa di circa un grado, ma se la temperatura dell’ambiente in cui si dorme è più elevata, ecco che riuscire a prendere sonno diventa difficoltoso”, spiega il dottor Gianluca Rossato, responsabile del Centro di Medicina del sonno.
Cosa fare quindi per dormire bene nonostante l’afa estiva?

 

Attenzione alle temperatura della stanza e a cosa si mangia a cena

“E’ consigliabile fare una doccia tiepida prima di andare a dormire; abbassare la temperatura della camera, accendendo con un leggero anticipo il condizionatore o il ventilatore. Anche un’alimentazione adeguata è importante, evitando a cena cibi poco digeribili e optando invece per pietanze che possono stimolare la sintesi della serotonina come pasta, riso, orzo, ma anche lattuga, radicchio e cipolla. Infine è bene ridurre il consumo di carne (per la presenza di tirosina) e di spezie, ma soprattutto di caffè e di altre sostanze stimolanti come il fumo e l’alcol.

 

Con caffé, fumo e alcol non si dorme bene

“Infatti, se tutti sanno che il caffè ‘fa restare svegli’, pochi conoscono le proprietà stimolanti del fumo e molti hanno la convinzione erronea che l’alcol favorisca il sonno – precisa il dottor Rossato -. Il fumo di sigaretta contiene la nicotina, una sostanza stimolante per il cervello, che può indurre l’insonnia. Le bevande alcoliche, contrariamente al fumo, favoriscono l’addormentamento ma hanno l’effetto collaterale di indurre i risvegli precoci. In pratica si crolla sul letto immediatamente ma dopo 2-3 ore arriva l’insonnia”. La soluzione? “Smettere di fumare anche per gli altri effetti nocivi della sigaretta, e assumere alcol con moderazione, almeno non 3 ore prima di andare a dormire”, conclude il dottor Rossato.